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Parmenide - La filosofia del non essere

Con Parmenide c’è uno sforzo maggiore da parte della filosofia a staccarsi dal mondo dei sensi, delle apparenze. Mentre tutti i maggiori filosofi precedenti consideravano delle osservazioni da loro compiute come base per le loro teorie filosofiche, Parmenide invece cerca di non tener conto della realtà, ma si muove con l’unico strumento della ragione. Parmenide è molto importante perché tutti i filosofi successivi dovranno in qualche modo tener conto delle sue affermazioni. Nacque e visse ad Elea, colonia della Magna Grecia nei pressi dell’attuale Campania. Si parla di eleatismo o scuola di Elea per indicare tutte le riflessioni tipiche di Parmenide e dei suoi discepoli. Della vita di Parmenide si sa pochissimo. Visse nel V secolo per circa 75 anni. A Elea era particolarmente stimato e ricoprì cariche politiche importanti. Sicuramente è stato ad Atene come ambasciatore di Elea e conobbe Pericle. Scrisse un’opera Sulla natura sottoforma di poema. Da un lato era una ripresa del modulo letterario dei poemi omerici, dall’altra parte c’era la scelta di ricorrere alla poesia che permette con la sua forza evocatrice di essere compresa solo dai più colti. Parmenide non era altezzoso e superbo come Eraclito, ma desiderava che le sue idee fossero trasmesse solo a coloro che erano più colti. Con Eraclito condivide il fatto che la maggior parte della gente comune sia continuamente vittima delle illusioni e dello sbaglio perché si fida dell’apparenza delle cose, mentre per conoscere la verità bisogna sforzarsi di andare oltre le apparenze per trovare l’epistéme. Secondo Parmenide bisogna interrogarsi su cos’è l’essere, ciò che esiste e con Parmenide si ha quindi la prima ontologia. Per Parmenide il problema non è da cosa ha avuto origine il tutto, ma che cos’è il tutto. Il ragionamento su cui si basa la filosofia di Parmenide è il seguente:

“L’essere è e non può non essere”.
“Il non essere non è e non può essere”.
Il non essere non esiste perché secondo Parmenide è impensabile: pensare il non essere significa non pensare, esprimere il non essere vuol dire non parlare. Se non esiste il non essere esiste solamente l’essere. Se esiste solo l’essere e non esiste il non essere, allora l’essere è ingenerato, increato, eterno e imperituro, altrimenti prima non era, ma il non essere non è concepito quindi deve essere sempre esistito. L’essere non ha né inizio né fine. L’essere è unico e immobile perché se fosse concepibile il movimento vuol dire che l’essere non sarebbe più da qualche altra parte. L’essere non si trasforma perché altrimenti non sarebbe più quello che era prima. L’essere non è infinito, ma è finito, completo, non gli manca nulla. Quindi non esistono il movimento, il divenire, la nascita e la morte. Parmenide e i suoi discepoli arrivarono a dichiarare affermazioni che si scontravano con il comune pensare, contro la doxa. La via della ragione era secondo Parmenide l’unica via corretta, la via della verità, aperta solo ai pochi che hanno la capacità di andare oltre le apparenze. Riteneva che realtà, pensiero e parola fossero la stessa cosa. Del poema di Parmenide ci è rimasto solo qualche frammento tra cui il Proemio, la parte più poetica dell’opera.

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