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PARMENIDE

La filosofia di Parmenide inizia con un esame delle possibilità del pensiero. Parmenide individua due vie possibili: una <<che dice che l’esse è e non può non essere>>, l’altra <<che dice che l’essere non è e non può essere>>. Di queste due vie, quella dell’essere e quella del non essere, solo la prima è vera e conduce alla realtà dei fatti, l’altra è una via impossibile e conduce unicamente all’errore.
Quando noi parliamo o pensiamo, il nostro linguaggio e il nostro pensiero presuppongono necessariamente che ciò di cui essi trattano ‘’sia’’. Ovvero, qualsiasi cosa per poter essere pensata deve innanzitutto essere. Al contrario, pensare ed esprimere ciò che non è è impossibile.
Pertanto, afferma Parmenide, solo ciò che è, l’essere, può venir pensato ed espresso con il linguaggio. Viceversa, ciò che non è non può essere vero, non può neppur venir pensato. Esso non è, non esiste: è il nulla.

Per i filosofi ionici i termini to eon (ente) e ta eonta (le cose che sono) non assumono significato diverso, Parmenide è il primo che in modo più compiuto incentra la filosofia sul discorso dell’essere. Gli enti sono tutto ciò di cui possiamo dire che è, di cui affermiamo l’essere. L’acqua è, l’aria è, il fuoco è.
Il discorso di Parmenide è alla base della conoscenza: noi possiamo conoscere le cose solo se le comprendiamo innanzitutto in quanto esse sono.
Quest’attenzione rivolta all’essere verrà catalogata con il termine ontologia (‘’discorso sull’essere) che si divide in: ontologia platonica e aristotelica.
Alla contrapposizione tra essere e non essere, Parmenide fa corrispondere quella tra pensiero e sensi. I sensi si fermano alla percezione di ciò che appare, offrono all’uomo una visione menzognera della realtà; il pensiero è in grado di cogliere l’essere in modo stabile e certo, supera le apparenze ed in grado di rivelare la legge profonda che governa e sorregge la natura. Per Parmenide esiste un’identità di essere e pensiero.

Possiamo distinguere tre momenti fondamentali della filosofia parmenidea:
• Quello ONTOLOGICO: l’essere è, il non essere non è
• Quello GNEOSEOLOGICO:relativo cioè alla conoscenza;l’essere è conoscibile attraverso il pensiero;solo ciò che è è pensabile

• Quello LINGUISTICO:l’essere è il riferimento del discorso,trova ciò nel linguaggio espressione adeguata

E individua tre vie di pensiero attraverso le quali può avvenire l’acquisizione della realtà:
• Prima via:l’essere è(è la via dell’essere e della verità)
• Seconda via:il non essere è(è la via del nulla e dell’errore,la via di coloro che ritengono in modo contraddittorio che l’essere e il non essere siano contemporaneamente identici e non identici,coloro che ammettono l’esistenza anche di ciò che non è)
• Terza via: l’essere è e il non essere è (è la via dell’apparenza, che afferma che essere e non essere contemporaneamente sono e non sono la medesima cosa)

All’essere Parmenide attribuisce una serie di caratteristiche.
L’essere(to eon) è:
• Ingenerato e imperituro:infatti se l’essere nascesse, dovrebbe nascere dal non essere,ma da ciò che non è, nulla può provenire;se poi perisse, dovrebbe scomparire nel non essere ma il non essere,non esiste. L’essere non nasce né muore,perché fuori di esso c’è solo il nulla
• Non ha passato,né futuro:vive in un eterno presente.
• Senza fine:ciò che ha una fine non è più
• Intero,continuo,indivisibile
• Unico
• Immobile
• Definito da tutti i lati e simile a una sfera:bisogna che l’essere non sia infinito. Se lo fosse mancherebbe di tutto,mentre esso non è manchevole di nulla. Parmenide concepisce l’infinità come mancanza e quindi come un ‘’non essere’’. La finitezza è sintomo di compiutezza e perfezione.

Secondo la cosmologia parmenidea,il mondo fisico è il risultato della mescolanza di due elementi:la luce (il fuoco) e la tenebra (la notte). La luce è eterea,benevola,leggera;la tenebra è invece densa e pesante. A partire dalla loro unione si sono formati la terra,il sole,la luna,l’intera volta celeste e l’uomo stesso,secondo una legge di necessità che Parmenide personifica nella figura di una dea che <<tutto dirige>>. Luce e tenebra sono in tutte le cose;infatti <<tutto è pieno di luce e tenebra invisibile>>.
Parmenide non rifiuta la dottrina dei contrari già sviluppata in precedenza tuttavia corregge quello che ritiene sia in essa l’errore fondamentale,separare i due elementi intendendoli opposti. Al contrario, queste due forme devono essere intese necessariamente unite.

ZENONE E MELISSO
Zenone fu allievo di Parmenide e difensore delle idee del maestro. I filosofi pluralisti attaccavano la teoria parmenidea dell’immutabilità,unità e indivisibilità dell’essere. Zenone difende la dottrina del maestro dimostrando che se si assumono tesi contrarie a quelle eleatiche,da esse derivano conseguenze assurde.
Ideò 40 paradossi a sostegno della teoria dell’unità e indivisibilità dell’essere,e 4 contro il movimento. Questi paradossi per assurdo portano ad una conclusione falsa che prova la stessa ipotesi iniziale. Zenone fu definito inventore della dialettica intesa in questo caso come arte della confutazione.

• Il paradosso della dicotomia: << se esiste il movimento,è necessario che il mobile percorra infiniti tratti in un tempo finito,ma ciò è possibile,quindi il movimento non esiste>>.

Zenone procede considerando un corpo che si muove da A a B:esso,prima di giungere in B,deve toccare il punto di mezzo tra A e B,C,ma prima di pervenire a questo,deve passare per un punto D,posto tra A e C e così via all’infinito. Esso deve toccare infiniti punti impiegando così un tempo infinito. Ciò è assurdo:è assurdo pensare che i corpi si muovano in uno spazio infinitamente divisibile,cioè continuo.

• Il paradosso di Achille:il corridore più rapido non raggiungerà mai il più lento,se questo nella fuga ha un vantaggio,per quanto piccolo. Infatti l’inseguitore,identificato con il nome di Achille (piè veloce),dovrà prima raggiungere il punto A in cui si trova l’inseguito al momento della partenza. Questi,nel frattempo,si sarà però spostato in avanti,diciamo in B,seppure di poco. Achille si avvicinerà sempre alla sua preda (identificata come l’animale più lento,la tartaruga) ma questa avrà sempre un vantaggio sul cacciatore.
Il movimento in uno spazio continuo è impossibile.

• Paradosso della freccia: il dardo,che noi crediamo in moto,in realtà è sempre fermo. Infatti, in ciascuno degli istanti in cui è divisibile il tempo impiegato nel volo,la freccia occupa uno spazio determinato: ma ciò che occupa uno spazio ‘’uguale a se stesso’’ è in riposo;dunque la freccia che è in riposo in ogni istante,lo è anche nella totalità di ogni istante. Perciò la freccia che si muove è sempre ferma,il che è assurdo.
Il movimento è impossibile sia in uno spazio continuo (infinitamente divisibile) che in uno discreto (divisibile in parti finite distinte).Inoltre è necessario che a essere diverso sia lo spazio e anche il tempo,infatti tra essi vi è una corrispondenza biunivoca:il paradosso deriva dal fatto che ad ogni istante corrisponda un luogo(e viceversa) e che non ci possa essere perciò un momento in cui avvenga il passaggio da un punto all’altro.

Parmenide aveva concepito l’essere come finito,Melisso lo pensò invece come infinito,superando alcune difficoltà della teoria del maestro. L’argomentazione è la stessa di Parmenide:l’essere è ingenerato e dunque illimitato,perché se non lo fosse sarebbe nato da un altro;ma ciò è impossibile in quanto fuori dell’essere vie è il nulla.
Ciò che è eternamente uguale a sé non può ne accrescere ne diminuire,acquistare maggiore o minore quantità e grandezza:l’essere deve essere già tutto,cioè infinito.
La differenza con Parmenide è chiara:questi aveva pensato l’essere come una <<ben rotonda sfera>> un realtà delimitata spazialmente,nella convinzione che solo ciò che è racchiuso da un limite sia perfetto;per Melisso,invece,se l’essere avesse un’estensione finita,vi sarebbe qualcosa di differente da esso che lo racchiude e lo limita:ciò però è impossibile,perché al di fuori dell’essere non vi è nulla.
Dall’infinità spazio-temporale Melisso deduce poi che l’essere è uno. Se esso è infinito,è tutto,e non può quindi lasciare nulla fuori di sé. Se è infinito deve essere uno,se fossero due non potrebbero essere infiniti.
Altra conseguenza è l’assoluta inalterabilità dell’essere:se esso mutasse ,diventerebbe altro da sé,ma l’essere è già un tutto e non vi è nulla in cui possa mutarsi.
L’essere è inoltre assolutamente pieno,accettare il vuoto significherebbe cadere nella contraddizione di ammettere che il non essere sia.
L’essere è anche immobile,perché il movimento necessita di un luogo in cui avvenire:ma al di fuori dell’essere non vi è nulla.
L’essere non deve essere corpo:la corporeità implica divisibilità in parti e molteplicità.
L’essere, uno e immobile, si contrappone radicalmente al mondo naturale, molteplice e mutevole che per Melisso è solo apparenza illusoria.

FILOSOFIE PLURALISTE E EMPEDOCLE

Il problema fondamentale sul quale la filosofia riflette dopo Parmenide è quello del rapporto tra unità e molteplicità. Parmenide sosteneva che l’essere fosse uno e immutabile, in opposizione a questa tesi vi era la comune reputazione della pluralità e del divenire delle cose. Parmenide, infatti, non era giunto a negare del tutto la pluralità del divenire, aveva però affermato che su di essi non è possibile nessuna conoscenza certa, il mondo sensibile si presenta come apparenza, DOXA. Di esso non potrà mai essere data una spiegazione vera, bensì verosimile (relativa all’ambito dell’opinione e non della certezza). I seguaci di Parmenide (esempio Zenone e Melisso) portarono all’estremo il discorso eleatico per allontanare le difficoltà plausibili della tesi e le obiezioni, essi fecero valere la logica della tesi contro le testimonianze dei sensi, negando ogni valore di realtà al molteplice e al divenire, definendoli apparenze illusorie contrarie all’unica vera realtà dell’essere.
Empedocle, Anassagora e Democrito (i cosiddetti filosofi pluralisti) si riallacciano alla tradizione del naturalismo ionico tramite la realtà del molteplice e del divenire.

In Empedocle di Agrigento convergono le figure del filosofo naturalista, del mistico, del poeta e del medico. Per Empedocle l’essere è ingenerato, imperituro, immutabile. Esso non volle negare il divenire e la molteplicità dei fenomeni naturali, per questo modificò la dottrina parmenidea: egli sostiene l’esistenza di una pluralità di enti eterni, indistruttibili e immutabili, chiamati radici (aria, acqua terra e fuoco) che con le loro combinazioni determinano il divenire delle cose.
per Parmenide non vi può essere alcuna pluralità di enti: dato l’essere, l’altro da esso è il non essere.
Empedocle ammette la pluralità, concepisce ogni ente come provvisto di qualità (es: il fuoco è caldo e secco).

Probabilmente una teoria filosofica, quella pitagorica, suggerì l’idea ad Empedocle che gli elementi dovessero essere in un numero finito e piccolo: il quattro. Il quattro già per i pitagorici aveva un significato simbolico, in quanto ritenevano che l’ordine del mondo fosse basato su una proporzione; e proprio quattro sono i termini per costruire una proporzione. Nelle cose le radici sono presenti secondo relazioni quantitative precise. Le radici sono indivisibili secondo la qualità:ogni parte presenta le qualità del tutto dai cui proviene (es: l’acqua contenuta in un anfora traforata in due bicchieri. Essi godranno delle medesime qualità dell’acqua contenuta nell’anfora). La qualità che costituisce le radici è indivisibile,una e non molteplice.

Per Empedocle le radici sono ingenerate e imperiture,piene,indivisibili e immutabili.
il divenire riguarda le combinazioni quantitative degli elementi ma non tocca le loro qualità specifiche.
Le combinazioni e separazioni sono determinate da due principi motori:l’amore (philia) e l’odio (neikos). Uno è la forza attrattiva l’altro il principio di repulsione. Si tratta di realtà eterne,mescolate con le radici che governano le trasformazioni della natura,sopraffacendosi a vicenda.
Nella loro reciproca opposizione distinguiamo quattro momenti:
• LO SFERO: momento della massima unità quando gli elementi sono tutti mescolati
• Età dell’odio: l’odio penetra nello sfero e separa ciò che in esso era legato,unito. Si costituisce il cosmo per la prima volta a favore dell’odio: in esso uno e molteplice coesistono
• Il caos: l’odio ha disgregato lo sfero e il cosmo. Fase della molteplicità
• Età dell’amore: l’amore ricostruisce l’unità degli elementi e nasce un nuovo cosmo in equilibrio tra amore e odio.
Quindi per Empedocle il cosmo si costituisce due volte: una per opera dell’odio,l’altra per l’amore e si frattura quando uno dei due principi prende il sopravvento. Secondo un’altra interpretazione l’odio non sarebbe in grado di produrre nulla,solo l’amore genererebbe il mondo.
L’originalità della filosofia di Empedocle starebbe nella distinzione tra due tipi di elementi:quelli passivi,le radici e le loro combinazioni e quelli attivi,che determinano tali combinazioni:l’amore e l’odio.

ANASSAGORA


La filosofia di Anassagora di Clazomene si riallaccia alla filosofia ionica di Talete.
Anassagora si propone due compiti:
• Costruire una nuova immagine della natura, dove molteplicità e divenire non risultino realtà opposte e illusorie come affermava Parmenide.
• Mostrare come l’intelletto umano sia in grado di cogliere le leggi della trasformazione della natura
La soluzione di Anassagora è completamente opposta a quella di Empedocle,suo predecessore che aveva cercato di ricondurre la molteplicità dei fenomeni della natura a semplici schemi oppositivi. Per Anassagora la complessità della realtà non poteva essere ricondotta ad un solo principio semplice (archè dei milesi),il mondo per lui è un aggregato indefinito di cose,risultanti dalla somma di molteplici qualità.
Le qualità sono sempre collegate tra loro e soprattutto sono suscettibili a gradazioni indefinite,cioè una cosa non è mai totalmente calda o fredda,ma abbiamo cose più o meno cale(o fredde). Le cose non presentano assolute opposizioni qualitative tra loro,al contrario,possono sempre trasformarsi le une nelle altre.

All’interno della natura di Anassagora opera la distinzione tra la cosa conosciuta dalla nostra esperienza comune e il seme,in cui cosa è originariamente contenuta,ma in dimensioni così piccole da sfuggire alla nostra percezione. La generazione e il divenire,dunque,non sono il passaggio dal non essere all’essere,ma lo sviluppo di qualcosa a partire da un seme già esistente. Questa teoria probabilmente gli fu suggerita dall’osservazione degli esseri viventi,ogni organismo asce da un seme preesistente e ,inoltre,ipotizzò che in esso fossero già contenute le strutture e le qualità dell’essere maturo. Lo sviluppo del seme non è formazione di qualcosa di nuovo bensì crescita di qualcosa di antecedente;le cose nascono da semi a loro simili,già contenenti le qualità che si manifestano allo stadio finale dello sviluppo dell’essere.
Successivamente si soffermò sul fatto che gli esseri viventi accrescono consumando sostanze e principi attivi da un ambiente circostante opposto e contrario. La nutrizione è resa possibile dal fatto che nelle cose di cui il vivente si nutre(apparentemente contrarie) sono già presenti in germe(sottoforma di seme) le sostanze e le qualità di cui è formato il corpo che se ne alimenta:una cosa accresce e si conserva perché assume semi a essi simili contenuti in cose apparentemente differenti.

Anassagora utilizza il seme come esemplificazione delle trasformazioni della physis (natura):le infinite cose presenti in natura si generano,si sviluppano e si mantengono per opera dei semi (di numero infinito).
Per spiegare le molteplici trasformazioni del reale Anassagora afferma che <<tutto è in tutto>>:in ogni cosa sono contenuti i semi di ogni altra cosa,quindi ogni cosa può divenire ogni altra.
Le cose,pur essendo molte e distinte tra loro contengono i semi che le accomunano e fanno sì che esse si possano trasformare le une nelle altre.
Aristotele chiamerà i semi omeomerie,che indica una proprietà essenziale delle cose: ognuna di esse ha sia qualità manifeste che qualità nascoste,presenti a loro volta in ciascuna delle parti in cui la cosa viene divisa;le parti sono simili al tutto della cosa e soprattutto a tutte le altre cose:in ogni cosa c’è parte di altra cosa. (se tutto è in tutto,nelle cose calde ci sarà anche parte di freddo ecc..)

Al mondo delle cose Anassagora contrappone il nous,l’intelletto.
Principio divino ordinatore e realtà assoluta,illimitato in grandezza:
• Esso conosce ogni cosa:per Anassagora ogni conoscenza è possibile per contrasto (non per somiglianza);il nous che è altro rispetto ogni cosa le può conoscere tutte
• Esso governa ogni cosa:superiore ad ogni ente,regge e governa il mondo
Il nous si presenta sotto due dimensioni:
• È un principio vitale presente in ogni organismo ma non s’identifica con nessuna parte di esso.
• È un principio cosmogonico:all’inizio i semi erano uniti in una mescolanza (migma) in cui nessuna cosa si distingueva,il nous quindi avrebbe prodotto il primo moto rotatorio centrifugo cosicché gli elementi si sarebbero disposti secondo sfere concentriche dando luogo al cosmo.
Teoria apprezzata da Platone e poi Aristotele che però gli rimproverò di avere utilizzato il nous come espediente dissuasivo ad una mancata spiegazione razionale alla sua teoria.
Il concetto esposto da Anassagora,infatti,è sospeso tra la teoria milese dell’archè e l’intuizione di una realtà soprasensibile.

LEUCIPPO E DEMOCRITO


La filosofia di Leucippo e Democrito si basa sulla dottrina eleatica dell’immutabilità e indivisibilità dell’essere, essa, però cerca (come per Empedocle e Anassagora) agganci con la realtà del molteplice e del divenire. I due filosofi modificano le basi del sistema parmenideo, moltiplicano gli enti (da loro definiti atomi) e in modo originale, ammettono il non essere, lo spazio vuoto entro il quale è possibile ogni movimento.
L’atomismo si propone di spiegare il movimento delle cose senza ridurlo ad un’apparenza illusoria. Perché l’essere si muova, deve esserci per forza qualche altra circostanza, il non essere, rispetto al quale si compia lo spostamento. Parmenide aveva escluso l’esistenza dell’essere, al contrario gli atomisti ammettono che il non essere sia qualcosa: il vuoto, spazio infinito entro il quale sono contenuti gli enti e che forma le condizioni di possibilità del movimento.
Inoltre, l’atomismo, spiega la molteplicità delle cose. Ogni cosa è:immutabile e semplice. L’ente è definito quindi atomos indivisibile, che non si può tagliare.

Gli atomi sono eterni, ingenerati, indistruttibili, ’’pieni di essere’’,compatti e indivisibili,privi di qualità sensibili. Le uniche qualità a loro attribuibili sono quelle necessarie all’intelletto per pensarli,qualità di ordine geometrico e quantitativo:forma,grandezza e posizione.
La forma è per Democrito fondamentale,qualità percepibile non dagli occhi ma dalla mente come per tutte le altre forme geometriche (l’atomo infatti è considerato anch’esso una figura geometrica).
La seconda qualità è la grandezza,o meglio il volume:caratteristica geometrica di ordine quantitativo. Da essa dipendono anche le qualità meccaniche dell’atomo come il peso.

Il vuoto è lo spazio entro il quale gli atomi sono contenuti e si muovono. Essendo gli atomi infiniti di numero esso è infinito di grandezza. Democrito lo immagina omogeneo e isotropo,come spazio astratto della geometria. Gli atomi si muovono ovunque ,il loro moto ingenerato e vario non ha nessuna finalità,è fine a se stesso. Le particelle,però,muovendosi si urtano,possono allora rimbalzare o unirsi. Nell’ultimo caso danno origine a un moto vorticoso che attrae altri atomi in una massa rotante che accresce via via. Così secondo Democrito hanno origine i mondi;essi sono infiniti nello spazio e nel tempo,in cui già ne sono nati e se ne sono poi dissolti infiniti,come infiniti se ne formeranno e si disintegreranno.

Le cose sono combinazioni di atomi. Esse si formano quando gli atomi si aggregano e si dissolvono quando essi si separano. Le proprietà delle cose non sono altro che quelle degli elementi di cui esse si costituiscono.
Democrito distingue due tipi di qualità: alcune esistenti per natura,oggettive e quindi dette primarie e altre esistenti per convenzione,soggettive e dette secondarie. Le prime sono intrinseche dei corpi,esse sono di ordine geometrico - meccanico: le seconde sono le impressioni prodotte in noi,ovvero le proprietà sensibili.
Compito della scienza è ridurre le qualità sensibili in termini di proprietà geometrico - meccaniche.
A differenza degli atomi,immutabili,le cose sensibili subiscono molte trasformazioni quantitative e qualitative,ricondotte al moto e quindi spiegate in base ai moti e alle variazioni di questo.

Anche l’uomo è un aggregato di atomi. L’anima (psyche) è costituita da una categoria di corpuscoli. Alla morte del corpo anche l’anima si dissolve,permangono però gli atomi che costituiscono sempre nuovi composti. Nella fisica democritea ogni azione avviene tramite l’urto degli atomi,e così anche le sensazioni sono l’elaborato del loro urto. Le sensazioni che l’anima riceve dal mondo esterno non sono altro che il risultato del contatto tra il soggetto senziente e l’oggetto sentito.

Per Democrito le sensazioni sono tutte vere: se due soggetti A e B provano diverse impressioni relative ad uno stesso oggetto preso in questione,ciò non significa necessariamente che uno dei due pareri sia sbagliato,le sensazioni,infatti,ci fanno conoscere le relazioni tra l’oggetto e il soggetto che lo analizza e non ciò che la cosa è in sé stessa. La conoscenza sensibile è,per Democrito,una conoscenza che ci mostra ciò che le cose rappresentano per noi e non cosa esse siano in sé .Solo con l’intelletto (nous) l’uomo conosce l’essenza e l’anima delle cose.

Democrito elaboro una visione complessiva del mondo, dall’uomo alla natura analizzando tutto il complesso nelle se parti semplici:il tutto,somma di elementi. Sia in fisica che in politica il principio su cui si basa è individualistico: la realtà è costituita da singoli esseri che si aggregano temporaneamente per circostanze esterne.
I primi uomini conducevano una vita senza leggi,isolati gli uni dagli altri. Da questo stadio di precarietà e d’ignoranza l’uomo uscì soltanto ed esclusivamente perché spinto dal timore. Egli infatti riconobbe nell’unità aiuto contro i pericoli circostanti. Con la società nacque poi il linguaggio e le arti,stimolo all’intelligenza.
Anche l’etica democritea si basa su un concetto individualistico:la ricerca del singolo della felicità.
La felicità non sta nel successo pubblico ma nella tranquillità dell’animo,una condizione di equilibrio.

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