Daniele di Daniele
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Le origini della filosofia
Dove nasce la filosofia

Come primo filosofo si indica Talete di Mileto, colonia greca della Ionia, vissuto tra il VII ed il VI sec. a.C.
Non abbiamo fonti che ci suggeriscano altri filosofi prima di lui. Solo dal V-IV sec. infatti si usano i termini filosofia e filosofo e Platone ed Aristotele sono coloro che rintracciano i precursori dei filosofi in Talete e suoi contemporanei.
La filosofia nasce in un ambiente che dal IX al VII sec. aveva sperimentato diverse innovazioni: la lavorazione del ferro, l' uso dell'alfabeto e della scrittura, il conio della moneta, l'attività artigianale e commerciale con le scoperte e innovazioni tecniche che ne derivano.
Istituzionalmente vi era stata la diffusione delle pòleis (città-stato) i cui fulcri erano rappresentati dall'acropoli, rocca sede di culti, tribunali e fortificazioni e dall'agorà, piazza, sede di assemblee e mercato. Alle poleis si era arrivati dopo un percorso che dalla monarchia aveva condotto all' aristocrazia e all'affermarsi di tirannidi e di forme costituzionali. I due modelli di polis sono considerati Atene e Sparta, la prima città marinara protesa al commercio con una struttura democratica, la seconda basata su un'economia terriera e quindi con struttura aristcratica militare. Le ondate colonizzatrici poi hanno segnato l'espansione nell' Oriente ed in Italia della civiltà greca e l'entrata in dialogo con queste culture.
Questo quadro ci conduce all'esame del termine filosofia. Si abbandona la mitica età dell'oro in cui l'uomo non incide sulla natura ma ne è succube e si entra nella storia, in cui l'uomo piega la natura ai propri fini.
Sapiente è così colui che sa cosa sia necessario per fare bene qualcosa. Poichè il sapere non è statico, è necessario sapere sempre più, desiderare di sapere, sapere prima le cose, poi il perchè delle cose. Così filosofia è l'amore per la sapienza.
L'idea del non possesso della sapienza distingue la cultura greca da quella orientale, indipendentemente dalle influenze reciproche (il mondo greco soprattutto ha giovato delle conoscenze matematiche e scientifiche) e differentemente da chi sostiene che la filosofia sia nata in Oriente: la sapienza non va difesa e tramandata da una classe sacerdotale e quindi non è tradizione, quanto atto libero e innovativo di ricerca.
Il termine filosofia compare nelle Storie di Erodoto I, 30 quando il re Creso dice a Solone "ho udito parlare dei viaggi che filosofando hai intrapreso per vedere molti paesi", con riferimento all'amore per la sapienza; in Tucidide Pericle sugli Ateniesi: " Noi amiamo il bello con semplicità e filosofiamo senza timidezza" riferendosi ad una disciplina specifica. Secondo le Tuscolane di Cicerone Pitagora avrebbe usato per primo questo termine ( in realtà riferito da Eraclide Pontico, platonico) con riferimento a chi nella vita come nelle feste ad Olimpia non va per affari o per gareggiare o per divertirsi, quanto per vedere. A quanto ne sappiamo per primo Eraclito: "E' necessario che gli uomini filosofi siano buoni indagatori di molte cose", mostrando la duplice significanza del termine: indagine diretta a cogliere l'essere al di là dell'apparenza o sinonimo di ciascuna disciplina. In Platone (il termine indica sia geometria, musica e simili discipline sia viene contrapposta all' opinione dòxa dei sofisti che non cercano il vero che alla sophìa propria degli dèi) come in Aristotele ( il termine indica sia scienze teoretiche come matematica, etica e fisica che la scienza dell'essere in quanto essere) vi è questa doppia chiave di lettura, cher però presenta il comune tratto della ricerca.
In quest' ottica, centrale è il ruolo della vista, attraverso la quale si è testimoni degli accadimenti, come gli dei che vigilano sulla realtà. La vista è pensiero e la realtà visibile è superiore alla invisibile. Si svaluta così l'azione.
La storia infatti è visione, nata dalla geografia, dello spazio e del tempo.
E' da aggiungere infine che le fonti della filosofia greca sono per noi le opere di Platone ed Aristotele (I, Metafisica vi è una sua storia della filosofia) e solo frammenti di tutti gli altri filosofi; le testimonianze di scrittori posteriori, detti doxografi (Teofrasto, Cicerone, Diogene Laerzio, ecc.)
La cultura greca prefilosofica
Prima di esaminare il pensiero dei vari autori, è utile osservare quale fossero le credenze, gli ideali, le concezioni del popolo greco attraverso un esame della loro cultura.
Anzitutto bisogna tenere presente i problemi che l'analisi presenta : la poesia ad esempio esprime sì le idee degli autori ma assume anche un ruolo sociale ed educativo e perciò è espressione delle idee comuni. Ugualmente il mito ha nucleo storico ma è invenzione fantastica.
La poesia di Omero nasce da tradizioni di epoche diverse, espressione di ideali aristocratici e monarchici. In essa è evidenziato il rapporto dell'uomo con il divino, in cui il primo è soggetto al Fato ed alla Necessità, oscuri e minacciosi ma anche garanti dell'ordine. L'uomo ha come ideale quello della virtù ed in esso si include sia la bellezza che la bontà (kalokagathìa) ma egli è comunque sovrastato dalla volontà divina.
La poesia di Esiodo a fronte del capriccio e dell' insondabilità della volontà divina presenta una suprema legge divina che è misura e giustizia ed egli la raffigura colla Dìke, figlia di Zeus, assisa al fianco del padre, che punisce la tracotanza (hybris) delle passioni e dell'irrazionalità. Ad Esiodo è attribuita anche la Teogonia, secondo Aristotele il primo tentativo di cercare il principio delle cose sebbene la spiegazione sia mitica (prima il caos, poi la terra e l'amore).
Altra cosmologia è presente nell' opera poetica di Ferecide di Siro, nato nel 600-596 a.C. Prima d'ogni cosa c'erano Zeus (il cielo), Crono (il tempo), Ctono (la terra). Zeus trasformato in Eros, edifica il mondo. Si inizia a pensare a forze che agiscano nella costruzione del mondo.
Le teogonie e cosmogonie mostrano sia nell'una religiosità che nell'altra un interesse verso una legge cosmica universale, un'unità iniziale, l'azione di forze contrapposte.
La poesia lirica mostra in Solone i suoi ideali, attraverso la ricerca di saggezza e moderazione in una fede nei confronti della giustizia che colpisce persino i discendenti pur di ristabilire l'ordine violato; in contrapposizione alla superbia, la giustizia è misura che non tollera gli eccessi.
Gli dei del pantheon greco possiedono i beni che mancano all'uomo e sebbene non soffrano il male sono soggetti alle passioni degli uomini, anzi partecipano alla vita pubblica degli uomini. Non v'è alcuno slancio mistico, individuale, ascetico nella religiosità greca. La psiche senza il corpo svanisce.
A fianco della religiosità olimpica vi è quella terrestre, più antica. Legata ai ritmi della terra, mostra l'uomo nascere da Titani e quindi contenere in sé un elemento divino che emerge nel rito sotto forma di entusiasmo orgiastico, attacco epilettico. L'anima si libera dal corpo purificandosi attraverso molteplici trasmigrazioni da corpo in corpo fin al ricongiungimernto col dio che segna la fine del ciclo delle nascite. Questa dottrina viene attribuita ad Orfeo, trace ed è dedicata al culto di Dioniso; era dottrinalmente simile anche il culto di Demetra ad Eleusi.
La seconda forma di religiosità sebbene compenetrata alla prima mostrerà sempre la diversità di origine e non scalzerà mai la ufficiale, essendo anche vista con sospetto.

I filosofi di Mileto

Mileto, in Ionia, centro di commercio, era sede favorevole allo scambio culturale.
Aristotele definisce i pensatori ionici fisiologi, studiosi della natura, in contrapposizione ai teologi precedenti. Physis è natura da cui tutto nasce e che è elemento costitutivo di tutte le cose. La ricerca dei fisiologi si concentra sul' archè, l'essenza delle cose e ciò da cui il divenire ha origine, andando oltre ciò che semplicemente vediamo (phainòmena).
Già dei filosofi di Mileto si dice fossero una scuola: la ricerca filosofica in Grecia è una ricerca collettiva, gli scolari erano detti compagni (étairoi), vivevano insieme ed agli studi del fondatore spesso veniva assimilata anche la dottrina di discepoli.Ciò dimostra anche l'interesse politico dei filosofi, nel segno dell' importanza della vita associata.
Talete, vissuto tra il 624 e 545 a.C., giacchè la sua akmè (40 anno di vita) è fissata al 585 anno di eclissi solare da lui predetta.
Per lui l'archè è l'acqua. Aristotele, che ci tramanda il suo pensiero, sostiene che Talete individuasse l'acqua perché l'alimento di tutte le cose è umido; umido inoltre è il seme di tutto e ciò che muore si secca (ma queste potrebbero anche essere congetture di Aristotele). La terra secondo Talete galleggiava sull'acqua e le onde causavano i terremoti. Influenze mitologiche (tra le altre la nascita dell' universo da Oceano e Teti, ci ricorda Aristotele) e la origine marinara di Mileto possono spiegare questa posizione. Egli aveva una visione ilozoistica (hyle materia, zoè vita) della realtà, secondo la quale c' è un'anima in tutte le cose e tutto è pieno di dèi; lo stesso magnete avrebbe un'anima per la sua capacità di attrarre il ferro.
Talete fu famoso come scienziato, considerato uno dei sette saggi dell'antichità.
Egli è considerato il padre della filosofia, con le sue due anime teoretica e pratica, esemplificate da due storie. La prima secondo cui cadde in una fossa mentre era assorto nei suoi pensieri suscitando l'iralità di una servetta, l' altra secondo cui avendo previsto un abbondante raccolto mostrò che compito del filosofo non era arricchirsi sebbene il filosofo fosse in grado di farlo più degli altri.
Quanto all'idea che quella di Talete fosse una scuola, vi è la testimonianza di Teofrasto, per il quale Anassimandro fu concittadino ed étairos di Talete, ma vi è differenza di età.
Anassimandro fu quindi forse discepolo di Talete, e morì a 64 anni nel 547/6. Sulla natura fu la sua opera scritta, anch' egli fu importante scienziato.L' archè ( è il primo ad usare tale termine) per lui è l'"indefinito" (àpeiron) privo dei limiti spaziali e temporali propri delle cose, perciò divino, immortale, indistruttibile; tutto da ciò ha origine e a ciò torna espiando l'ingiustizia che ha commesso. Quest' ultima espressione va interpretata secondo l'idea che ogni cosa è posta in un ciclo ordinato dal tempo che equilibra e compone. Acuni studiosi interpretano in chiave pessimistica la cosmologia di Anassimandro: il processo di creazione è un processo di rottura dell'armonia e dell'unità che si ricompone solo quando tutto torna all' àpeiron.
Dell'àpeiron è il movimento vorticoso che separa caldo all' esterno e freddo all'interno: perciò l'acqua (freddo umido) e la terra (freddo secco) si dispongono al centro, l'aria ( caldo umido) ed il fuoco (caldo secco) all'esterno. Gli astri sono fuoco che filtra dai fori d'aria che circonda gli anelli ignei più esterni, che si ostruiscono nelle eclissi. L'anello più esterno è il sole, poi quello della luna poi quello delle stelle fisse. Col caldo l'acqua evapora divenendo aria o si essicca divenendo terra. Le forme viventi sono nate nell'acqua, simili a pesci, poi sono uscite quando in grado di badare a sé stessi.
E' da notare come non si faccia più alcun riferimento ad agenti divini o mitici.
Discussa è l'interpretazione del passo secondo cui per mezzo della separazione si generino mondi infiniti che si succedono secondo un ciclo eterno.Infiniti anche nello spazio o nella loro successione temporale? Le testimonianze sembrano sostenere la prima tesi.
Anassimene fu discepolo di Anassimandro e morì nel terzultimo decennio del VI a.C.
Per lui l'archè è l'aria, infinita ed incessante, forse per la sua capacità di divenire qualsiasi elemento attraverso un processo di condensazione o rarefazione; caldo e freddo sono solo effetti del movimento. In questo modo si dice che ci si avvia ad una concezione meccanicistica che riduce le differenze qualitative a differenze quantitative (non esistono differenti materie ma la stessa materia più o meno densa).La terra è effetto della condensazione dell'aria ed è una superficie piatta sospesa. Sopra la terra ruotano gli astri (aria rarefatta), le eclissi sono residui terrosi. Le stelle fisse sono le più lontane. L'aria sarebbe perciò l'anima del mondo, origine anche delle cose divine. Anche in Anassimene il processo cosmico è ciclico ed infinito, producendo così infiniti mondi.
Dominata dai Persiani, distrutta nel 494 a.C., Mileto perse progressivamente il suo splendore di prima capitale della filosofia.

Pitagora

Pitagora fu originario di Samo nella Ionia ma svolse la sua attività in Italia meridionale, a Crotone. Così influiscono nel suo pensiero la religiosità olimpica ionica e quella ctonia delle colonie greche. L'akmè è fissata secondo Apollodoro nel 540-547 a.C. e sarebbe morto nel 497-496. Avrebbe studiato e girato in tutto il mondo allora conosciuto, fondando scuola a Samo ma poi allontanatosi per Crotone. E' dubbio che sia l'autore dei molti scritti attribuitigli, perciò i Tre libri e i Versi Aurei sono falsi dell' età cristiana o di poco antecedenti. I primi scritti furono divulgati da Filolao, discepolo, secondo la testimonianza di Giamblico.
La sua era una comunità politico- religiosa- scientifica: l'accesso avveniva dopo aver superato delle prove e vi erano rigide regole da seguire, tra cui il divieto di divulgazione della dottrina, l'obbligo del celibato e della comunione dei beni. Ad essa erano ammesse anche le donne.
All'interno della scuola pare ci fosse la distinzione tra acusmatici (akùsmata, ciò che si ascolta) e matematici (mathèma è l'insegnamento), i primi legati ai precetti religiosi, obbligati a tacere e ad un apprendimento molto rigido, i secondi interessati a quelli scientifici, con il permesso di rivolgere domande e proprie opinioni ed ammessi alle dottrine più profonde, che poi uscirono guidati da Ippaso, ucciso per questo, dal silenzio imposto verso l'esterno. La scuola fu partecipe della situazione politica aristocratica ed influì molto sulle assemblee e la legislazione ed infatti fu combattuta dai movimernti rivoluzionari democratici. Scuole furono in seguito fondate in Italia ed in Grecia fino al IV sec., data cui viene attribuita la fine del pitagorismo antico, sebbene non si spense fino al I a.C., epoca in cui nacque il neopitagorismo.
E' difficile ricostruire il pensiero di Pitagora a causa della conservazione del segreto e della tendenza ad attribuire anche la dottrina successiva al fondatore ( per omaggio e per conferire autorevolezza); inoltre le fonti sono successive alla seconda generazione pitagorica (Platone ed Aristotele e discepoli), sebbene abbastanza concordi. Poi va notato che con il neopitagorismo fioriscono vite di Pitagora, prolisse, manipolate che descrivono in maniera leggendaria Pitagora avvicinandone la filosofia più a Platone ed Aristotele che non ai presocratici.
Descritto come figlio di Apollo ed Ermes nelle precedenti incarnazioni, autore di miracoli e profezie, sapiente in ogni campo, a lui viene attribuita la dottrina della metempsicosi (trasmigrazione dell'anima). Essa consiste nella purificazione dell'anima attraverso successive reincarnazioni a seconda della propria condotta in vita fino all'incarnazione nel sapiente: il fine è la liberazione dal ciclo delle nascite. Differentemente dall'orfismo, in cui l'iniziazione segreta e la purificazione sono la via per la rivelazione, per Pitagora è la conoscenza che inizia e purifica. Egli, primo usa il termine philosophìa, intendendola come sapere sacro che rivela ai pochi eletti il significato del mondo (di qui la formula autòs èphe, celeberrima nella traduzione latina ipse dixit).
A prescindere dal teorema attribuitogli, si ritiene che per lui il numero fosse essenziale nel rapporto con le cose (tutte le cose sono numeri).
Sulla base della parità-disparità numerica i primi pitagorici elaborarono 10 opposizioni cosmologiche a fondamento della realtà (limitato-illimitato, uno-molteplice, destro-sinistro, maschio-femmina, immobile-mosso, dritto-curvo, luce-oscurità, quadro-rettangolo), poi rimaneggiate in seguito da Alcmeone, secondo la testimonianza di Aristotele.
Suoi discepoli della prima generazione furono:
Alcmeone, medico di Crotone, il quale riteneva che la vita fosse fondata sulla dualità delle cose e che dall'equilibrio derivasse la salute e dal prevalere di uno degli opposti la malattia. L'anima, immortale, in movimento continuo circolare come tutte le cose immortali aveva sede secondo lui nel cervello cui giungevanno attraverso pori le sensazioni. La vita era divisa in periodi settennali (per i pitagorici ventennali);
Epicarmo, poeta comico di Siracusa, pitagorico o eracliteo che fosse, sosteneva il divenire universale attraverso il passaggio dal pari al dispari mer mezzo dell'unità;
Timeo di Locri, a quanto ci dice Platone.

Senofane

Senofane di Colofone, in Asia Minore, nacque nel 580 a.C. se la sua akmè è fissata nel 580 da Apollodoro. Ma egli dice che a venticinque anni andò via da Colofne e se ciò è avvenuto in seguito alla sottomissione di Colofone da parte di Arpago nel 540 a.C. nacque nel 565, se in seguito alla conquista persiana del 545, nel 570. A lungo come aedo cantò versi in contrasto colla tradizione omerica.
Forse discepolo di Anassimandro, sosteneva che la terra fosse finita sopra, infinita sotto; che le cose nascessero da terra ed acqua; che tutto fosse in origine simile a fango; queste dottrine erano unite ad affermazioni scettiche o relativistiche (i fichi sarebbero i più dolci se non fosse stato creato il miele, nessun uomo ha scorto ciò che è chiaro perché vi è un sapere apparente), all'idea della difficoltà di giungere alla verità se non dopo un lungo cammino.
Egli polemicamente contrappone la sua saggezza alla bravura degli atleti onorati al suo tempo, si scaglia contro l'antropomorfismo delle divinità omeriche. Ognuno dipinge gli dèi a sua immagine e somiglianza (per gli Etiopi gli dei sono fisicamente a loro simili, per i cavalli gli dèi sono cavalli, per noi sono ladri e ingannevoli), ma vi è un solo dio, diverso dagli uomini e dal loro pensiero, che tutto vede, pensa, ascolta, che è immobile e realizza col pensiero ogni cosa. A lui per primo è attribuita l'idea dell'onnipotenza divina.

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