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Neoplatonismo

Il neoplatonismo fu l’ultima scuola filosofica del mondo antico. Sorse nel III sec d.C. e condusse una lotta contro il cristianesimo. Il fondatore della scuola fu Ammonio Sacca, che raccolse ad Alessandria numerosi discepoli. Fra essi il maggiore fu Plotino che aprì una scuola a Roma con molto successo. Gli scritti di Plotino furono ordinati dal discepolo Porfirio, che li raccolse in sei gruppi di nove trattati (Enneadi).
Dopo la fase romana, la scuola ebbe una seconda diffusione in Siria, per opera di Giamblico che inserì elementi neopitagorici e magici alla dottrina neoplatonica. La terza fase della scuola si sviluppò ad Atene, nell’Accademia platonica, con Proclo che tornò con più rigore a Plotino. Ultimo maestro fu Damascio che ebbe tra i suoi discepoli Simplicio. In seguito l’imperatore Giustiniano impose la chiusura della scuola ed era così finita ufficialmente la filosofia antica.

Il neoplatonismo parte dal concetto di Dio inteso come assoluta trascendenza, come 'Uno', dal quale deriva il molteplice, ovvero il mondo. Il mondo deriva da Dio ma non attraverso un atto volitivo, ma attraverso un processo di emanazione. Tale emanazione è divisa in differenti gradi.
Dapprima l’Uno si manifesta come Intelletto o Spirito (nous). In tale Itelletto si trovano le idee, ovvero platonicamente le essenze di tutte le cose. Dall’intelletto viene una seconda emanazione, l’Anima del mondo che cerca di plasmare la materia a somiglianza delle idee. La materia dunque non è 'essere, ', ma puro 'non essere', ricettacolo di tutte le forme. Il compito dell’uomo è quello di sollevarsi dalla molteplicità sino all’Uno, a Dio. Solo l’estasi, ovvero un momento di stato di oblio, consente all’uomo di intuire Dio. Ma l’estasi non possiamo volerla o cercarla, essa si manifesta improvvisamente per volere di Dio.

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