zerbino di zerbino
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Ipostasi e Materi

Le ipostasi (realtà sostanziali per se sussistenti) formano il mondo intellegibile (eterno) e nelle Enneadi sono tre:
1. l’Uno
2. l’intelletto
3. l’anima[/
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Sono fra loro in un rapporto di contemplazione e realizzazione. Ogni ipostasi rappresenta la realizzazione a un livello ontologico inferiore della precedente e deriva da essa mediante un atto di «contemplazione». La prima ipostasi è l’Uno stesso, concepito come realtà che è potenza delle cose che da lui s’irraggiano. Esso non può contenere alcuna divisione, molteplicità o distinzione; per questo è al di sopra persino di qualsiasi categoria di essere. Plotino così pone l’Uno al di sopra dell'Essere a differenza non solo di Parmenide, ma anche di Aristotele e Platone. La seconda ipostasi è quella dell’Intelletto, (inteso platonicamente come l’insieme dei modelli eterni) generato non creato — per emanazione. L'emanazione avviene per una sorta di auto-contemplazione dell'Uno: nel contemplarsi, l'Uno si sdoppia in un soggetto contemplante e un oggetto contemplato (tutto il mondo platonico delle idee) ed è esplicazione, in forma ideale, di tutto l’essere. Quest’auto contemplazione non appartiene propriamente all'Uno, perché in Lui non c'è dualismo alcuno. L'auto contemplazione è soltanto la conseguenza del traboccare dell'Uno, che ne rimane al di sopra. L’attività propria dell’intelletto è il pensare, mentre l’oggetto del suo pensiero è tutto il pensabile, ossia il mondo platonico delle idee. La terza ipostasi è l’Anima. Quest’ultima, da un lato guarda all’intelletto e alle idee e, tramite loro all’Uno; dall’altro guarda al corpo che è dopo di lei, plasmandolo e ordinandolo mediante le idee (intese non solo come modelli, ma anche forze dinamiche e vivificatrici). L’anima quindi nasce dalla contemplazione dell’intelletto e rappresenta la realizzazione nel mondo corporeo delle idee. Per le sue caratteristiche l’anima risponde all’esigenza di una mediazione fra intellegibile e sensibile e rappresenta il principio da cui, attraverso un processo d’individuazione derivano le anime particolari. L’ultimo grado di emanazione è la materia, collocata all’estremità ultima dal punto centrale. A causa della distanza abissale dall’uomo, esso si trova in una condizione di “non essere”; intendendo non l’opposto dell’essere, ma la sua assenza o privazione, poiché la materia è comunque parte integrante del tutto. Plotino tende a riportare il male alla materia: “è l’oscurità che comincia là dove termina la luce dell’intelligibile”, poiché essendo privazione di essere(non l’opposto) è anche privazione di bene.

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