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Parmenide

Parmenide nacque intorno al 515-510 a.c. a Elea, oggi Velia, colonia greca situata sulla costa della Campania. Scrisse versi poetici per esprimere la sua concezione aristocratica della filosofia.
La sua opera, scritta in forma poetica, viene definita filosofica perché nella Grecia antica la distinzione tra le due figure non era così netta e perché la materia del suo messaggio e le movenze argomentative del suo discorso sono decisamente filosofiche e razionali.
Le tre vie

Per Parmenide l’essere è e non può essere; l’essere non è ed è necessario che non sia; l’essere e il non essere sono e non sono lo stesso. La prima via (quella della persuasione, afferma che quando pensiamo, noi pensiamo sempre a qualcosa e mai il nulla) e la terza sono percorribili, mentre la seconda non lo è. Tra le tre vie l’unica vera è la prima mentre la terza via (quella dell’opinione) non è la verità, ma ciò che gli uomini adottano. Uomini dalla doppia testa: siamo noi, perché con una testa pensiamo che l’essere sia e nell’altra che l’essere non sia. La follia che ci sconvolge è pensare contemporaneamente due cose totalmente diverse considerando cose che con l’altra testa contestiamo.
Noein: Intuire; fenomeno in cui improvvisamente mi appare la realtà unica che sostituisce una molteplicità di pensieri in conflitto tra loro. Il noein si può dire che sia un’esperienza estatica; l’estasi è l’esperienza dell’essere tratta fuori dalla realtà molteplice in una situazione di totale assenza di conflitto. Le sue caratteristiche sono le stesse dell’essere.
Aletheia: verità; qualcosa che si manifesta in quanto si precisa come quell’unità che s’impone su una molteplicità che si dirada. A-letheia: nascondimento, oblio, dimenticanza; e quindi la condizione in cui qualcosa si manifesta.
L’essere è ingenerato e imperituro, infatti se nascesse, esso dovrebbe derivare da ciò che non è, ma nulla può derivare da ciò che non esiste dunque l’essere non può nascere. L’essere è imperituro cioè non può morire, è immortale. L’essere è eterno perché non ha né passato né futuro. Ma è contraddittorio ammettere che l’essere sia “non più” o “non ancora”; l’essere vive in un assoluto presente. L’essere è unico perché se esistesse la molteplicità oppure se si potesse dividere l’essere noi saremmo portati a dire che l’essere “è” e “non è”. L’essere è immutabile e immobile (non può subire trasformazioni) perché ogni movimento implica una contaminazione tra uno stato A e uno B dei corpi, in cui B deve essere concepito come differente da A. Ma se A è essere, B dovrà “non essere”. Sono in contraddizione. Se l’essere si muovesse dovrebbe andare in un luogo differente dall’essere cioè il non essere. L’essere è finito perché la perfezione non è data dall’infinità. È finito perché esso è completo e perfetto. Essere: è una sfera omogenea e da ogni parte identica a se stessa, in cui tutti i punti urtano in eguale maniera contro i confini che lo circoscrivono.

Zenone di Elea

Discepolo di Parmenide che sostiene le tesi di quest’ultimo in modo dialettico riducendo all’assurdo le opinioni degli avversari (i famosi paradossi). Achille e la Tartaruga: Achille non potrà mai raggiungere la tartaruga qualora questa abbia un vantaggio su di lui. Infatti, mentre Achille avrà raggiunto il punto di partenza della tartaruga lei avrà percorso un altro tratto. Questo paradosso dimostra l’ipotesi che lo spazio sia realmente e fisicamente divisibile in infinite parti. Si tratta di una dimostrazione per assurdo perché passa attraverso la conseguenza assurda dell’antitesi e così nego l’antitesi e dimostro la tesi.

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