Alle origini della filosofia greca

La Grecia antica ha come elemento di forza la nascita della razionalità. Razionalità nel senso che abbiamo una formulazione di concetti astratti e una coerenza logica grazie alla lingua greca. Ecco perché la filosofia si sviluppa maggiormente in Grecia, rispetto alle altre società arcaiche.
La filosofia non nasce in Grecia, ma come c’è continuità fra le culture dell’Oriente e la cultura greca del VI secolo a.C., cosi come fra il pensiero mitico - religioso e la riflessione filosofica.
I Greci danno una teoria a cose astratte usate dagli antichi popoli.
Il periodo arcaico va dal XII al VII secolo a.C.. In questo periodo abbiamo un medioevo ellenico dove il potere politico è nelle mani dei nobili, poi avviene la nascita delle polis, cioè delle città-stato che sono indipendenti tra loro, hanno proprie leggi, tradizioni, ma le cose che li accomuna sono la moneta e l’alfabeto.
In Grecia il poeta più che essere un’artista è un educatore. Abbiamo un grande esempio: Omero con l’Iliade e l’Odissea in quanto hanno svolto un ruolo educativo e di conservazione della memoria collettiva.
Nell’età arcaica l’opera dei poeti rappresenta soprattutto i modelli di vita dell’aristocrazia, i valori della società eroica, la base della paidèia cioè la formazione dell’uomo greco ai valori e all’ordine sociale esistente.
Il poeta narra le gesta degli eroi, egli è un aedo, un cantore girovago, oppure è un rapsodo, un poeta che narra brani già noti.
Il poeta è cieco poiché non può essere distratto dalle cose presenti e ha il compito di guardare oltre. Il poeta è un maestro di verità dettata dalle divinità. Dal poeta dipende la fama, la memoria dell’eroe. Sempre dalla poesia e dal poeta dipende la memoria del passato, cioè il senso di identità del popolo.
Esiodo afferma che proprio le Muse gli hanno attribuito il potere divino di “dire tutto ciò che fu, che è e che sarà”, un altro potere di cui il poeta è dotato è quello di dire molte menzogne simili al vero.
Nel linguaggio narrativo si ricorre a soggetti ed azioni concrete anche quando si vuole esprimere un principio generale; si ricorre al Laconismo, cioè la brevità e la sinteticità di espressione linguistica.
La parola è espressione della realtà nascosta che grazie alla parola può essere portata alla luce.
Con l’affermarsi di un uso pubblico della parola, abbiamo un arricchimento della grammatica, del lessico e della logica del pensiero e del discorso, ecco come nascono elaborazioni di concetti filosofici.

I Miti
I Miti sono dei racconti di cui sono protagonisti dèi, semi-dèi o eroi. Il mito è un racconto che talvolta serve per spiegare fatti non spiegabili.
Abbiamo anche miti che tendono a descrivere il mondo sociale come una gerarchia di potere attraverso il mito dell’Olimpo e della sovranità assoluta di Zeus.
Altri miti sono chiamati Teogonie, le quali spiegano, con un principio d’ordine, la nascita degli dèi. La più famosa è la Teogonia di Esiodo. Egli cerca di descrivere la nascita degli dèi e della natura partendo da tre componenti: Gaia, la Terra, Caos ed Eros, dio dell’amore e della generazione. Da questi tre componenti nascono divinità talvolta mostruosi, tra cui il più temibile fu Crono, padre di Zeus, che domina fin quando suo figlio lo detrona e diventa il signore dell’universo.
Insegnamento del mito: ci si stacca dalla realtà e ci si lega alla realtà del mito.
Gli studiosi del Novecento considerano il mito come una favola, una finzione, mentre gli studiosi del XIX secolo accettano il mito come una storia vera che ha queste caratteristiche: costituisce la Storia degli Atti degli Esseri Soprannaturali, è una Storia vera poiché si riferisce sempre alla realtà, è sacra, perché è opera degli Esseri Soprannaturali, si riferisce sempre ad una creazione, si conosce l’origine delle cose e quindi si può manipolare a piacimento, si vive il mito cioè ci si stacca dalla realtà e ci si immedesima nel pensiero delle società arcaiche.

Dopo Senofane, i Greci e i cristiani iniziano a non credere più nei miti perché credevano di trovare le vere risposte nella Bibbia.

La Religione
Per i Greci, la religione è molto importante, si dedicano al culto degli dèi, li rappresentano con oggetti comuni ( focolari, strade, porte,…), fanno sacrifici e feste.
La religione greca è una sistemazione di una grande varietà di miti locali. Essere religiosi vuol dire compiere i riti dovuti alle divinità, secondo la tradizione.
La religione olimpica è politeistica, Zeus è circondato da un gruppo ristretto di divinità principali. Gli dèi sono immortali, vivono le stesse emozioni degli umani, sono sempre felici e giovani, vivono, soffrono e si schierano dalla parte dei mortali. Zeus deve spesso ricorrere alla forza per mantenere ordine nell’Olimpo. Gli dèi possono venire a contatto con i mortali e dal loro amore nascono esseri semi-dèi.
I culti misterici più antichi sono quelli dionisiaci ed eleusini di Demetra.
Essi sono, in origine, dei culti iniziatici cioè segreti; le divinità a cui si rivolgono sono ctonie (Terra), sono cioè legati ai cicli della natura e alla pastorizia e all’agricoltura.
Culto di Demetra: Demetra è la dea delle messi. Aveva una figlia, Persefone, rapita e sposata dal re degli Inferi, Dementra voleva riprendersi sua figlia ottenendo cosi da Zeus che Persefone trascorra un terzo della sua vita negli Inferi e due terzi sulla Terra, permettendo cosi alle messi di rifiorire.
Con questo mito si spiegava la primavera e l’inizio.
Culto di Dioniso: Dioniso dio degli alberi, dei fiori e dei frutti. Viene sbranato dai Titani, ma si rigenera a partire dal cuore rimasto intatto.

Culto di Orfeo: Orfeo è un mitico cantore della Tracia, scende negli Inferi per salvare la moglie Euridice, ma poi viene ucciso dalle Beccanti.
Con questi culti si afferma la metempsicosi, trasmigrazione delle anime dei corpi e della loro rinascita oltre la morte.
La morte è un pellegrinaggio, un passaggio da un tipo di esistenza ad un altro.

Registrati via email