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Il divenire e la questione religiosa in Aristotele

Un altro problema che Aristotele dovette risolvere era la dimostrazione del divenire, perché osservando l’essere è evidente come si corrompa e quindi necessariamente deve esistere il divenire. Certamente Aristotele concordava con Parmenide nell’affermare che niente nasce dal nulla e niente vi ritorna. Però il divenire poteva essere spiegato come il passaggio da un tipo di essere a un altro tipo di essere. Le due forme di essere coinvolte nel divenire sono l’essere come atto e l’essere come potenza. Il divenire è un eterno fluire dall’atto alla potenza. Questa catena di continui passaggi non è infinita, perché ha due limiti: a un’estremità c’è la potenza pura, mentre dall’altra c’è l’atto puro. La potenza pura è chiamata da Aristotele “materia prima” e assomiglia molto alla chora del mito platonico del Demiurgo. La potenza pura è la materia senza determinazioni che è pura potenzialità poiché può dare vita a qualsiasi cosa. L’atto puro invece non ha alcuna potenzialità e quindi è la perfezione assoluta, cioè quello che gli uomini chiamano Dio. Secondo Aristotele l’atto sta alla forma come la potenza sta alla materia. Aristotele arrivò a dimostrare razionalmente la presenza di Dio, partendo da una riflessione sul movimento. La realtà è piena di tantissimi movimenti, ma proprio perché questi movimenti siano percepiti correttamente c’è bisogno di stabilire un punto di riferimento. Deve esistere quindi un punto fermo da cui hanno avuto origine tutti i movimenti. Questo punto, siccome è fermo, non ha potenzialità (poiché la potenzialità implica un movimento) e quindi non ha materia. Non avendo potenzialità, questo punto è perfetto e quindi è Dio, chiamato anche “motore immobile” perché muove tutto il resto senza muoversi. Il Dio aristotelico è la perfezione assoluta, è totalmente spirituale (novità rispetto agli dei greci), non ha materia e rappresenta un modello per tutto. Dio è la causa finale di tutta la realtà. Notevole è la somiglianza tra il Dio aristotelico e quello cristiano. Però il primo non è un Dio creatore perché è un essere perfetto e quindi, pensando solo alla perfezione, pensa solo a se stesso. Aristotele però pensava che esistesse un dio per ogni sfera celeste e perciò, contando gli astri allora conosciuti, enunciò che esistessero cinquantacinque dei differenti nell’Universo.

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