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L'uomo microcosmo

Prima di Aristotele, Platone, nel Timeo, aveva proposto una lettura meno lineare del rapporto tra cultura e natura, fondata sulla relazione tra cosmo e microcosmo umano. Il cosmo deve il suo ordine a un'anima, che muove gli astri secondo cerchi perfetti e in tal modo governa razionalmente il gran "corpo" del mondo; analogamente, anche ogni uomo, pensato come un piccolo (micro, appunto) cosmo, è dotato di un'anima, principio del suo movimento. Come sappiamo, tuttavia, le parti concupiscibile e irascibile dell'anima, lasciate a sé, realizzano solo un ordine precario e di superficie (quello della vita biologica e riproduttiva). Spetta allora alla componente razionale dell'anima imporre alla vita umana un ritmo che riproduca la regolarità dei moti cosmici, vincendo resistenze e spinte devianti, generate dal corpo e dalle sollecitazioni dei sensi. Tale adeguamento del microcosmo umano alla perfezione del cosmo è favorito, secondo Platone, da fattori tipicamente culturali, come l'educazione, che conferisce equilibrio alla vita, rendendo stabile la preminenza della componente razionale. La corrispondenza del microcosmo uomo al macrocosmo naturale non è dunque qualcosa di dato, ma qualcosa che deve essere raggiunto; un'esigenza normativa, piuttostO che una constatazione di fatto. Potremmo dire che, secondo Platone, paradossalmente, la vera natura dell'uomo non è una dotazione naturale, ma deve essere conquistata attraverso la cultura, mediante cioè il dominio del logos sopra il corpo e le parti "inferiori" dell'anima.

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