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Gorgia, confutazione della dottrina eleatica e del pensiero di Parmenide


Nasce a Lentini, in Sicilia, nel 485 a.C e forse era discepolo di Empedocle. Delle numerose opere attribuite a Gorgia, le più importanti sono Sulla natura e l’Encomio di Elena.
Gorgia rispetto a Protagora sviluppa maggiormente i temi della retorica. Per Gorgia la parola ha un enorme potere che riesce ad orientare i sentimenti altrui e descrive questo potere nell’Encomio di Elena, nel quale rovescia l’idea che sia stata Elena a causare la guerra di Troia. Infatti, Elena era stata suggestionata da Paride con bei discorsi e dunque non poteva essere responsabile dell’adulterio, ma era causa del potere incantatore della parola e, per le cose che riesce a suscitare, la retorica è considerata da Gorgia superiore ad ogni altra arte.

Sulla natura Gorgia critica e confuta la dottrina eleatica. Egli afferma che:


nulla è, poiché se fosse dovrebbe essere ingenerato ed eterno o generato: nella prima ipotesi, usando il metodo dialettico, si arriverebbe alla conclusione che non esiste, poiché ciò che è eterno non ha principio, ciò che non ha principio è illimitato e ciò che è illimitato non ha alcun luogo, ma se non ha alcun luogo non esiste. E non può essere generato, perché non può essere generato né dall’essere né dal non essere;

se anche fosse, non sarebbe conoscibile: se il pensato non esiste (se cioè vi sono pensieri di cose che non esistono), allora ciò che esiste non è pensato;

se anche fosse conoscibile, sarebbe incomunicabile perché il linguaggio è incommensurabile della realtà.
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