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Il giardino di Epicuro

La "canonica"

Epicuro era nato a Samo nel 341 a.C., e, prima di stabilirsi ad Atene, aveva insegnato a Mitilene e a Lampsaco. La dottrina da lui professata era l'atomismo, sebbene Epicuro tenesse a dichiararsi indipendente da Democrito. E ciò può anche considerarsi vero, nel senso che lo spirito con cui la dottrina veniva professata da Epicuro era lontano da quello di Democrito, e l'atomismo era accettato non come uno strumento d'indagine razionale della natura, ma come la dottrina che meglio può favorire la tranquillità dell'animo, scopo supremo della vita. Una filosofia che non serva a curare l'anima dei suoi affanni sarebbe del tutto inutile, come una scienza medica che non servisse a curare il corpo: "la filosofia è infatti un'attività che, con discorsi e ragioni, procura la vita beata".
E', questo, l'enunciato fondamentale della canonica di Epicuro, che costituisce la prima parte della sua filosofia: quella che deve dare il criterio e il principio della verità sviluppata nelle altre due: la fisica, e soprattutto l'etica, che è la ragion d'essere anche del resto.

Criterio della verità è la conoscenza sensibile. Vere sono, anzitutto, le sensazioni che si producono per l'azione di simulacri (éidola) delle cose, che s'imprimono nel fluido che costituisce l'anima, e vi lasciano un'impronta, da Epicuro chiamata prolessi, o "anticipazione", perché permette di prevedere le esperienze future. In secondo luogo sono veri in ogni caso i sentimenti di piacere e di dolore, da cui dipende interamente la nostra felicità. Per contro le "supposizioni", o ipolessi, che possiamo formare con il nostro giudizio circa la causa di ciò che sentiamo, possono esser false: perché ci può capitare di attribuire a una causa ciò che proviene, in realtà, da una causa diversa. Il ragionamento può estendersi al di là di ciò che è percepito immediatamente con i sensi: ma sempre soltanto sul fondamento di ciò che i sensi ci attestano.

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