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Fisica di Aristotele

Nell’ordinamento degli scritti dovuto ad Andronico dopo le opere di logica trovano posto i trattati di fisica, ossia gli scritti dedicati alla natura. Per Aristotele gli enti naturali sono quelle realtà che hanno in se stesse il principio del mutamento, non solo come moto di traslazione locale, e quindi di movimento spaziale, ma anche di crescita, diminuzione, alterazione, perciò anche il divenire. La fisica è la disciplina che si propone di studiare questi enti naturali soggetti a mutamento, quindi quelle entità che hanno in sé il principio e la causa del mutamento. Aristotele prende il movimento come un dato di fatto che l’esperienza ci mostra continuamente; già dalla logica abbiamo visto che il reale si presenta come un insieme di modi diversi di essere e poiché la scienza deve spiegare il reale per come ci si presenta deve perciò trovare le cause che spieghino le cose nel loro mutare. Nella ricerca dei principi di questo mutamento prende in considerazione le opinioni dei suoi predecessori che avevano già notato come i principi del divenire fossero i contrari, così sostenuto dall’osservazione delle cose naturali, afferma che proprio i contrari sono principi del divenire, ma si tratta di contrari dotati della massima generalità rispetto a quanto sostenevano i predecessori. Identifica perciò il principio del movimento come stati opposti, la privazione e la forma. Ogni cosa, infatti, assume una forma a partire da uno stato in cui quella forma era assente. Quindi il movimento necessita di uno stato di privazione ed uno finale in cui l’ente assume la forma di cui era privo. Essendoci qualcosa che permane e qualcosa che muta Aristotele individua anche un 3° principio, ossia il sostrato, l’elemento che muta. Se non avessi qualcosa che muta infatti avrei l’apparire di qualcosa e lo scomparire di altro, perciò il sostrato è quel termine che permane nel passaggio dalla privazione alla forma. Aristotele chiama il terzo principio anche sostanza, in quanto è proprio ciò senza di cui non si potrebbe parlare di mutamento, perché non esisterebbe nulla che muta, riallacciandosi così alla teoria sulle categorie. Questa individuazione dei principi che stanno alla base di ogni mutamento è solo in senso analogico o funzionale, infatti, pur essendo comuni ad ogni trasformazione saranno diversi in ogni caso specifico, assumendo caratteristiche individuali. Si somigliano solo per analogia, in quanto nei diversi cambiamenti la funzione svolta dai tre principi è analoga.

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