Ominide 1350 punti

Aristotele
La critica a Platone 114-115:
la filosofia aristotelica presentano concetti che derivano da quella platonica ma nettamente differenti.
1)Mentre Platone pensa che la realtà vera sia il mondo delle idee, per Aristotele tutto ciò che ci circonda esiste effettivamente e non sono immagini imperfette dell’idea stessa.
2)Per Aristotele è possibile uno studio scientifico della natura(negato da Platone) che è uno dei capisaldi del pensiero aristotelico.
3)Aristotele evidenzia le differenze tra le cose. Mentre Platone sottolineava l’unitarietà del reale in Aristotele c’è una ricerca di una spiegazione delle differenze dei generi delle cose.
4)Aristotele è pronto a salvaguardare l’autonomia di ogni singola scienza mentre Platone mette tutto in rapporto con la dialettica a cui spetta giustificarne i fondamenti rapporti col bene. Aristotele mette su un unico piano tutte le scienze come in un sapere enciclopedico

5) Infine in Aristotele è molto diverso il RAPPORTO TRA SAPERE TEORICO E VITA PRATICA. Infatti mentre Platone identifica la virtù con la conoscenza (intellettualismo etico) Aristotele afferma che nel determinare un ruolo virtuoso un ruolo fondamentale è svolto dalla VOLONTA’ e dall’ABITUDINE.
Difficoltà della teoria delle idee
Aristotele preme molto sulla teoria delle idee del maestro Platone cercando di confutarla con prove logiche.
Egli afferma che se si ammette l’esistenza delle idee allora è necessario ammettere l’esistenza delle idee della negazione(come del non uomo).L’idea è unica ma quella della negazione (non uomo) è unica ma in essa contiene una molteplicità di cose diverse. Aristotele inoltre insiste sul fatto che le idee non contribuiscono per niente a comprendere la realtà. Platone cercava di spiegarsi la realtà tramite le idee dato che le cose reali sono in continua trasformazione mentre Aristotele afferma che esse non servono a spiegare il divenire.
Infine i rapporti di comunicazione tra mondo sensibile e mondo intelligibile stabiliti da Platone con la teoria della partecipazione e dell’imitazione appaiono ad Aristotele come “METAFORE POETICHE” di nessuna importanza per la filosofia.

MOVIMENTO E COSMO(132-135)
Aristotele afferma che gli enti naturali sono sottoposti a dei movimenti e a delle trasformazioni. Questi movimenti vengono classificati da Aristotele in 4 categorie di mutamento:
1 mutamenti secondo la sostanza ,cioè di generazione e corruzione come il nascere e il morire.
2 mutamenti secondo la quantità cioè di accrescimento e diminuzione

3 mutamenti secondo la qualità cioè di alterazione
4 mutamenti locali o di traslazione cioè il movimento in senso proprio. I movimenti locali vengono poi divisi a loro volta in movimenti NATURALI e VIOLENTI.

I movimenti naturali sono i movimenti proprio degli elementi naturali cioè dei 4 componenti di cui è costituito il mondo( acqua terra fuoco e aria). La dottrina degli elementi e dei luoghi insegna come ogni elemento tende a tornare con un movimento lineare al proprio origine(il fuoco tende ad andare verso l’alto ,la terra a cadere verso il basso ecc ecc)

La teoria dei movimenti e dei luoghi naturali è alla base della cosmologia aristotelica.
Il cosmo ha dimensioni finite ed è caratterizzato da una serie di sfere concentriche alla terra che ne occupa il centro. Esso è comporto da due zone principali diverse: il mondo terrestre e il mondo celeste.
1 il mondo terrestre comprende la terra e lo spazio che la circonda ed è caratterizzato dai 4 elementi fondamentali.
2 Il mondo celeste è il luogo naturale del 5 elemento:l’ETERE eterno e incorruttibile dotato di moto circolare uniforme. Il movimento delle sfere celesti composte di etere è la causa del movimento degli astri.

La concezione aristotelica dello spazio è di tipo qualitativo. I luoghi sono porzioni diverse di spazio alle quali appartengono qualità e proprietà specifiche ciascune differenti rispetto a un sistema di riferimento assoluto costituito da un centro e da una periferia. Un punto posto in alo non sarà mai uguale ad uno posto in basso in quanto al primo corrisponde il luogo dove il fuoco tende a salire e al secondo quello dove la terra tende a cadere. Questo è un aspetto che distingue nettamente la cosmologia aristotelica e quella affermatasi nel 600 nell’ età moderna per cui lo spazio è qualcosa di omogeneo e identico.

I movimenti violenti sono quei movimenti prodotti artificialmente che contrastano la tendenza naturale dei corpi. Per provocare questi movimenti c’è bisogno di 2 condizioni:1) è necessario che ci sia una causa del movimento “IL MOTORE” 2) è necessario che la causa sia esterna all’oggetto che muta.

In ogni movimento c’è un MOTORE PRIMO che è anche immobile cioè non partecipa al movimento di cui è causa. I concetti di MOTORE e MOSSO sono alla base della teoria del movimento riguardante le sfere celesti. Seconda quest’ultima anche il movimento degli astri è causato da un motore immobile e dato che i movimenti degli astri sono eterni ci si deve quindi aspettare un primo motore immobile eterno.
Questo Primo Motore Immobile Eterno è collocato verso la parte delle stelle fisse alle quali impone il movimento come causa motrice. Il motore immobile muove come <l’oggetto d’amore muove l’amante> .Le sfere celesti sarebbero quindi messe in movimento dall’aspirazione di arrivare all’immobilità del primo motore e non potendovi riuscire si sforzerebbero provocando un movimento circolare uniforme sempre uguale a se stesso.
Inoltre il primo motore è caratterizzato da una sostanza IMMATERIALE quindi come pura forma senza materia ed esso viene a coincidere col “divino”, con “Dio”.


L’ente e la sostanza(127-129)
Nella filosofia aristotelica i diversi significati dell’ENTE rivestono una notevole importanza. Sappiamo di certo che l’ente è tutto ciò che esiste. L’uomo è un ente ma anche il colore bianco della sua pelle è un ente. Esistono molteplici significati che l’ente può assumere e per questo Aristotele afferma che “l’ente si dice in molti modi”

Quindi Aristotele classifica l’ente in alcune classi e ne individua 10:SOSTANZA QUANTITA’ QUALITA’RELAZIONE DOVE QUANDO GIACERE AVERE AGIRE PATIRE.
La categoria Sostanza include tutti quegli enti che non hanno bisogno di altri enti per esistere (come l’uomo gli animali i vegetali ecc),La Qualità comprende tutte le qualità come i colori i sapori ecc, la quantità comprende tutte le determinazioni quantitative di peso lunghezza ecc, quella di relazione implica il confronto tra gli enti e alcune sono in base alle connotazioni spaziali e altre in base a quelle temporali.

Per comprendere bene questi concetti bisogna conoscere i concetti si GENERE e SPECIE.
Essi esprimono una gerarchia logica delle classi degli individui. Per esempio l’animale è una categoria piu vasta rispetto all’uomo che appartiene a una sottoclasse della prima. Si dirà che Animale è genere della specie Uomo.
La specie individua un ambito più ristretto rispetto ai generi e per questo diremo che le categorie sono i generi massimi in cui possono essere compresi tutti i generi.
NOTA BENE anche Platone contempla la teoria dei generi sommi ma egli mette a capo di tutti L’ESSERE. Aristotele invece racchiude tutti i generi in 10 classi che raggruppano tutti i generi e ciascuna categoria racchiude solo una parte dei generi degli enti e nessuno è così vasto da includerli tutti. Se Aristotele avesse considerato l’essere come genere sommo avrebbe racchiuso tutti gli enti in un'unica categoria senza escluderne alcuno.

I diversi generi di enti sono designati da differenti PREDICATI. Ad esempio Uomo Animale Vivente sono predicati di natura crescente designanti sostanze. La categoria( in qst caso la sostanza) rappresenta il genere massimo a cui essi appartengono.

Aristotele suddivide la sostanza di due sensi: il senso primario e quello secondario. Al senso secondario appartengono la specie e il genere (per esempio l’uomo in senso generico o l’animale) mentre al senso primario appartiene l’uomo come singolo individuo (per esempio Socrate oppure un individuo chiamato Giovanni)
Quindi le sostanze primarie non sono i predicati ma sono i soggetti espressi dalle sostanze secondarie che ne esprimono la propria natura.

Inoltre per Aristotele la sostanza è la più importante delle categorie. Gli enti che appartengono alle altre categorie non hanno una sussistenza autonoma ma dipendono dalla sostanza. In parole povere la sostanza rappresenta il SOSTRATO in cui si inseriscono le altre categorie. Ed è per questo che le altre categorie si definiscono ACCIDENTI( ciò che accade alla sostanza). Ad esempio l’essere bianco è sempre la qualità di una sostanza che non potrebbe esistere se non ci fosse la sostanza.

Sostanza e mutamento

La filosofia aristotelica cerca di spiegare la struttura delle sostanze e le loro trasformazioni. In questo senso un ruolo fondamentale lo rivestono la teoria delle quattro cause e i concetti atto e potenza. Le quattro cause sono:
1 MATERIA ciò da cui una cosa ha origine o di cui essa è fatta.
2 FORMA è l’insieme delle sue caratteristiche sia morfologiche che funzionali. Ad esempio una casa la forma è rappresentata da tutte quelle caratteristiche che ne fanno un edificio abitabile e che ne rendono possibile l’utilizzo
3 CAUSA EFFICIENTE o MOTRICE ciò che determina l’inizio del cambiamento.
4 CAUSA FINALE ciò in vista di cui avviene il mutamento.
Per Aristotele le 4 cause non sono definite come sommi principi ma esse sono 4 classi di cause ognuna delle quali comprende varie cause con la medesima funzione. Inoltre tutte le cause sono identiche non per numero ma per analogia e quindi tutte le cause stanno in identico rapporto di ciò di cui sono causa( il bronzo è causa materiale della statua mentre il legno è causa materiale del tavolo)

Ogni sostanza è formata dall’unione della materia e della forma. Ogni individuo è un SINOLO ( tutt’uno) cioè un composto dove la forma e la materia costituiscono una REALTA’ UNICA.
Alle quattro cause sono collegati i concetti di POTENZA e ATTO.
La potenza esprime la possibilità di qualcosa di trasformarsi un qualcos’altro.
L’atto traduce 2 nozioni fondamentali della filosofia: l’entelecheia e l’energheia
L’ entelecheia (compiuto) indica la condizione di qualcosa che abbia raggiunto il proprio fine.
L’ energheia (opera) essa significa Attività e in alcuni casi designa il processo dell’attuarsi dell’entelecheia mentre in altri ha funzioni proprie di una sostanza già in atto .Es. Il seme è la pianta in potenza perché ha la possibilità di divenire pianta .La pianta è il seme in atto perché rappresenta la perfetta attuazione(entelecheia) delle potenzialità del seme. Cresciuto l’organismo può svolgere le sue proprie “attività” o “opere”(energheia).

Rispetto la potenza l’atto è primo secondo la sostanza. L’atto è primo rispetto alla conoscenza (non si può conoscere la potenza se non si conosce l’atto), è primo anche rispetto al tempo (un individuo adulto precede cronologicamente la generazione di un altro individuo).
Esistono delle corrispondenze tra la nozione di materia e quella di potenza. La potenza può essere pensata come potenziale capacità di assumere una determinata forma( i mattoni, materia della casa, concepiti come casa in potenza)
Analoghe conclusioni si possono avere riguardo le nozioni di Atto quelle di forma e causa finale.
Una forma puo essere pensata come atto delle potenzialità di una certa materia atto che coincide con il raggiungimento di un fine(la pianta adulta rappresenta sia la forma del seme e sia la completa realizzazione delle potenzialità del seme)
Infine la coppia Materia-Forma serve a rendere meglio la struttura di qualcosa mentre la coppia Atto-Potenza invece è piu idonea a spiegare le trasformazioni.

La sostanza è tutt’uno tra materia e forma e Aristotele cerca di spiegare quale di queste due accezioni di sostanza sia quella primaria. Egli avanza l’ipotesi che come sostanza si deve intendere la FORMA.

Il vivente e l’anima(135-138)
Lo studio condotto da Aristotele riguardante gli esseri viventi ha una grande importanza perché con le sue informazioni raccolte è stato una dei padri della zoologia scientifica.
Nell’ Historia Animalium ci sono tantissimi dati riguardanti le forme di vita animale provenienti da fonti che non sono di Aristotele ma di cacciatori pescatori e allevatori.

Queste ricerche zoologiche portano Aristotele a fermarsi sul concetto di specie che è qualcosa che si può dire che esiste. Il numero degli individui che costituiscono la specie rimane identico con le varie generazioni. Il nucleo di realtà si identifica con la forma (il concetto di specie significa anche forma) e la FORMA corrisponde a quel principio secondo il quale noi definiamo che un corpo corrisponde ad un Uomo e non a un Cane. Con la forma intesa come specie si identifica poi la causa finale. Ciò sottintende che ogni specie ha un proprio fine in se stessa.

Anche Aristotele da una netta importanza al ruolo dell’anima. Per lui l’anima è il principio vitale di ogni organismo e nega l’esistenza dell’anima senza il corpo. Aristotele riscontra 3 facoltà dell’anima corrispondenti ai diversi organismi: nutritiva,sensitiva e razionale. La prima è propria di tutti gli esseri viventi mentre le altre 2 appartengono agli animale e all’uomo.
La funzione nutritiva è caratteristica di tutti gli esseri viventi che sono tutti capaci di alimentarsi e riprodursi (i vegetali). Le specie superiori come gli animali sono caratterizzati anche dall’anima sensitiva mentre l’uomo detiene la facoltà razionale.

Infine per Platone la conoscenza sensibile e quella razionale a differenza di Platone sono unite in quanto se non si percepisse nulla con i sensi non si potrebbe comprendere nulla.


Sillogismo e la scienza

Quando si afferma qualcosa o quando la si nega, o quando si dicono solo proposizioni sciolte tra loro non si può dire che si è fatto un vero ragionamento il quale avviene nel momento in cui colleghiamo tra loro giudizi e proposizioni e questo conduce alla teoria del SILLOGISMO.
Aristotele studia il Sillogismo negli ANALITICI PRIMI e in quest’opera lo definisce come un discorso in cui poste delle proposizioni e delle premesse attraverso un ragionamento il discorso si può ampliare e andare oltre le premesse iniziali. Egli definisce che la conclusione è data da 2 premesse iniziali che collegano i termini della conclusione in un terzo termine detto PERNO del RAGIONAMENTO e inoltre Aristotele definisce proposizioni del sillogismo le proposizioni categoriche universali affermative e negative e particolari negative e positive e non quelle singolari.
Quindi un sillogismo categorico è caratterizzato dall’avere 3 proposizioni categoriche unite da un legame avendo esse un termine in comune. ESEMPIO (tutti gli uomini sono mortali, tutti i filosofi sono uomini QUINDI tutti i filosofi sono mortali)

Validità e Verità di un sillogismo
Solo alcuni sillogismi sono validi. Un sillogismo valido è quello che con premesse vere non può portare a una conclusione falsa. Importante distinguere tra validità del sillogismo e verità della sua conclusione. La verità o la falsità di un sillogismo valido deriva dalla verità o la falsità delle premesse.

La scienze come conoscenza delle cause
Importante ora è studiare un particolare tipo di sillogismo: quello SCIENTIFICO alla base della scienza dimostrativa.
Per conoscere la scienza di una cosa non bisogna conoscerne le proprietà ma bisogna conoscere il perché tali proprietà appartengono a quella cosa. Quindi per Aristotele il sapere scientifico è strettamente CASUALE E NECESSARIO.

Sillogismo Scientifico e principi della scienze
Cosa distingue il sillogismo in generale da quello scientifico?? Innanzitutto quello scientifico muove da premesse che siano vere perché la scienza pretende la conoscenza effettiva della realtà e inoltre le premesse devono essere prime cioè devono essere dimostrate con una dimostrazione .
Le proposizioni vere e prime sono i principi su cui sono basate tutte le scienze. Ogni scienze si occupa di enti diversi e Aristotele esclude che una scienza possa passare dall’occuparsi di una categoria di enti a un'altra diversa.

Principio di Non Contraddizione
Aristotele da una parte rinnega i vecchi filosofi come Pitagora che cercavano di dimostrare leggi fisiche con leggi della matematica e dall’altra non vuole affermare l’insegnamento filosofico riconducendo tutte le scienze alla più importante quale la dialettica.
Egli quindi definisce il Linguaggio il SOSTRATO UNITARIO in cui si muovono i vari discorsi scientifici particolari e considera l’esistenza di alcuni principi Comuni a più scienze: tra tutti il più importante è quello di non contraddizione. Esso infatti si riferisce a tutte le discipline e Aristotele stesso afferma che una cosa non può essere detta e poi rimangiata nello stesso tempo.

La conoscenza dei principi delle scienze
Dato che i principi primi delle dimostrazioni scientifiche in quanto primi non possono essere dimostrati ci si pone il problema di come essi vengano appresi.
Aristotele negando la teoria di conoscenza come reminescenza di Platone , definisce che per giungere a capire questi principi ci sono due metodi chiamati col termine greco EPAGOGHE( induzione). Il primo è un processo di ordine psicologico col quale mediante un processo di tipo induttivo di sensazioni presenti nella stessa specie si viene a conoscenza degli enti intellegibili.
Il secondo metodo dell’ EPAGOGHE è di ordine induttivo . Esso permette di arrivare a conclusioni di carattere generale per qunto riguarda tutti i membri del genere. Esempio: i pianeti sono luminosi le stelle sono luminose allora tutti gli astri sono luminosi. Inoltre importante risulta il ruolo della dialettica perché grazie a essa riusciamo a far valere la nostra posizione riguardo una certa tesi e confutarne quella dell’aversario.

Scienze teoretiche e conoscenza pura
Aristotele suddivide la propria filosofia in 3 grandi aree:
Scienze teoretiche: Tutte quelle con lo scopo della conoscenza della verità: Fisica Matematica e Filosofia prima.
Fisica studia enti naturali che sono sottoposti al divenire e quindi caratterizzati ai mutamenti.
La matematica studia gli enti immobili non sottoposti al divenire e privi di esistenza propria.
La filosofia prima comprende l’ontologia che studia tutti gli enti in quanto enti, e la teologia che studia gli enti che esistono separatamente e sono immobili: il + importante è il primo motore immobile.
Scienze poietiche(poetica o retorica) e scienze pratiche(etica politica) si distinguono dalla prima per lo scopo e per l’oggetto. Per lo scopo esse perseguono il sapere come mezzo per produrre qualcosa, quelle pratiche mirano alla conoscenza come guida per l’azione. Infine l’oggetto riguarda cose che possono essere o non essere dell’uomo


Aristotele: Termini e Proposizioni (119-122)

Importante nella filosofia di Aristotele è lo stretto rapporto instaurato tra piano del pensiero e piano della realtà.
Ciò è presente nell’Organon il quale è basato sugli studi della dialettica e della logica. La dialettica secondo Aristotele è quella tecnica che permette di sostenere vittoriosamente una discussione con un avversario confutandone la tesi avversa. Importante però affinché possa avvenire questo è che i due partecipanti concordino alcune premesse sulle quali poi si svolgerà il discorso: ed è tramite la dialettica che si può riuscire a affondare le tesi dell’avversario con il metodo in seguito chiamato dimostrazioni per assurdo e riduzione all’impossibile.


Per prevalere in una discussione in buon dialettico deve padroneggiare bene le regole che governano il discorso e quindi deve conoscere tutti i significati dei termini e delle parole di cui è composto il discorso. Aristotele osserva che alcuni termini possono essere utilizzati con un significato univoco come ad esempio “corvo” denota specificamente una specie di uccelli.
Altri termini invece possono avere molteplici significati e sono detti equivoci per esempio la parola ònos che significa sia asino ma anche orcio. Una definizione precisa di una cosa è composta da due elementi:
il Genere cioè l’indicazione nell’ambito in cui il soggetto appartiene. Se volessimo definire il termine uomo il termine che indicheremo sarà animale e non vivente.
La Differenza Specifica ossia le caratteristiche che distinguono la specie del genere descritto da altre dello stesso genere. Per esempio indicando l’uomo indicheremo il genere prossimo cioè l’animale e la differenza specifica che fa si che l’uomo non sia un animale cioè che è dotato di razionalità.

Oltre ai significati dei termini il buon dialettico deve saper padroneggiare i criteri di attribuzione di un predicato a un soggetto ossia i diversi modi in cui si combinano diversi termini in una proposizione. Quindi bisogna padroneggiare i meccanismi logici con i quali attraverso delle proposizioni si riesce ad arrivare a delle conclusioni. Aristotele denomina questo ragionamento SILLOGISMO.
Ogni proposizione poi si presenta come l’unione di più termini. Aristotele indica con la parola CATEGORIA ciò che si dice di un termine quando si chiede cosa esso è e l’unione dei termini tra loro da origine a un affermazione o a un giudizio. La verità e la falsità sono proprietà non dei termini singoli ma del giudizio che li connette.

Aristotele si soferma sulla proposizione composta da Soggetto copula e Predicato (Socrate è un filosofo)
Una proposizione vera è quella proposizione che congiunge ciò che nella realtà è congiunto, falsa è una proposizione che congiunge ciò che non è congiunto. Non tutte le combinazioni di termini però sono sottoposto al criterio di falsità/verità come ad esempio le preghiere e queste fuoriescono dalla logica aristotelica e rientrano nell’ambito poetico.
Dunque all’interno della logica Aristotele prende in considerazione solo una categoria di proposizione dette dichiarative o categoriche. Esse sono distinte secondo la Qualità e la Quantità
Secondo la Qualità esse possono essere Affermative o Negative
Secondo la Quantità esse possono essere Universali o Particolari

Una delle piu importanti teorie aristoteliche si occupa delle proposizioni universali e particolari.
Combinando queste con la distinzione tra affermativo e negativo si ottengono 4 tipi di proposizioni:
Universale affermativa tutti gli uomini sono onesti
Universale negativa nessun uomo è onesto
Particolare affermativa qualche uomo è onesto
Particolare negativa qualche uomo non è onesto

BENE FELICITA’ E VIRTU’

Osserva Aristotele che tutte le azioni degli uomini hanno come fine un BENE. C’è un bene che è unico ed è la fonte di ogni aspirazione degli uomini: questo bene è il bene supremo e coincide con il termine greco di eudaimonia che noi traduciamo con felicità ma letteralmente significa: essere in compagnia di un demone. La felicità e quindi il benessere di un uomo quindi non corrisponderanno a quei desideri terreni come la ricchezza o come l’onore. Essa deve essere qualcosa di autosufficiente cioè desiderabile per se stesso: per Aristotele l’unica fonte di felicità è “l’opera propria dell’uomo” cioè l’esercizio delle facoltà proprie del genere umano e quindi l’esercizio della facoltà razionale. Ma affinché arrechi felicità essa deve coincidere con l’eccellenza e quindi la felicità coincide con la virtù.
Virtù e facoltà dell’anima
Sappiamo tutti benissimo che l’anima presenta tre facoltà: nutritiva sensitiva e razionale. Della prima non ci interessiamo per quanto riguarda il rapporto con la ragione mentre ci interessiamo delle altre 2 facoltà dell’anima: alla facoltà razionale spetta un ruolo per quanto riguarda il comportamento virtuoso mentre a quella sensitiva viene chiamata da Aristotele “facoltà desiderativa” e va a corrispondere molto col CARATTERE. Per questo Aristotele suddivide le virtù dell’anima in DIANOETICHE dell’anima razionale e ETICHE proprie della facoltà desiderativa o del carattere
La virtù etica come risultato di un lungo allenamento
Gli uomini per natura hanno la capacità di acquisire la virtù. Questo entrava in contrasto con l’intellettualismo etico socratico - platonico che si era sviluppato nelle case aristocratiche che credevano che le loro virtù si passassero in generazione a causa della loro casa d’origine. Aristotele invece dice che la formazione di un carattere virtuoso richiede molto esercizio ed inoltre c’è differenza tra l’insegnamento teorico e le azioni virtuose: infatti Aristotele non nega il compito importante dell’educatore che educa il discepolo ma egli da molta importanza allo scopo dell’educatore di far nascere nel discepolo la voglia di perseguire opere virtuose.
L’importanza della volontà nel conseguimento del bene
Ciò che separa nettamente Aristotele dall’individualismo etico è il significato della volontà che egli instaura come raggiungimento di un bene. Platone e Socrate avevano insegnato che l’ignoranza permetteva cattive azione che magari conoscendo il bene non si sarebbero effettuate, ebbene invece Aristotele afferma che a spingere un uomo al conseguimento di un bene o di un male non è la propria ignoranza o intelligenza ma la propria volontà. Quindi l’azione virtuosa dipende dalla volontà da cui dipendono a loro volta anche le azioni viziose.
La ricerca del giusto mezzo e la giustizia
A questo punto la ricerca etica diventa MEDIETA’ ossia ricerca di un giusto mezzo tra due vizi: uno per eccesso e uno per difetto e un organo importante che dovrebbe utilizzare quest’equità, il giusto mezzo , è la giustizia della quale Aristotele analizza i molteplici significati: in particolare essa si identifica con la VIRTU’ perché essa cerchi sempre l’equilibrio dell’equità. Inoltre essa ha 2 significati particolari: giustizia distributiva( che tutto sia assegnato per meriti) e giustizia regolatrice (che serve per stabilire l’equità dei rapporti tra i cittadini)
Le virtù dianoetiche:la saggezza e la sapienza
Come abbiamo già detto le virtù dianoetiche sono le virtù dell’animo razionale: esse si distinguono in 2 facoltà: quella scientifica che comprende la scienza, l’intelligenza e la sapienza-
E quella calcolativa che comprende l’arte e la saggezza o prudenza
Inoltre particolare rilievo assumono la saggezza e la sapienza: la saggezza interviene ai livelli della vita pratica in quanto essa coopera per la virtù etica la quale è alla continua ricerca del giusto mezzo e quindi essa regola e ci da modo di calcolare quale sia il giusto mezzo.
Quindi se alla saggezza spetta guidare l’azione allora alla sapienza spetta l’indagine teorica.
Aristotele a proposito di ciò da un esempio paragonando alla saggezza un politico come Pericle, e alla sapienza dei filosofi come Anassagora o Talete o lo stesso Socrate.
Sapienza e Saggezza definiscono 2 distinte vite felici:la saggezza è alla portata di tutti i cittadini o diciamo di tutti quei cittadini che utilizzando la ragione sono consapevoli di farsi guidare da essa, mentre la sapienza è propria del filosofo che dedica la sua esistenza alla teoria e alla conoscenza e questa per Aristotele è in assoluto la portatrice di piu felicità

Etica e Politica

La scienza che permette di determinare la vera felicità è la politica alla quale sono collegate poi tutte le altre scienze come la retorica e quindi essa coincide con il BENE SUPREMO.
La felicità è impensabile fuori dalla Polis e quindi il bene del singolo e della città sono strettamente collegati ed essi costituiscono l’oggetto della politica. Questo oggetto è indagato in 2 prospettive: la prima serve a capire a cosa serve la felicità e come ci si arriva e la seconda invece sono quali leggi e quali costituzioni sono più idonee per il raggiungimento del bene. Tutto questo ragionamento rientra nell’ETICA aristotelica.

Ricorderemo che Platone in campo politico fornisce modelli ideali di costituzioni, invece Aristotele parla della città come un processo per la propria formazione. L’uomo definito da lui animale razionale politico nel corso della sua evoluzione va man mano aggregandosi con altri uomini in società che divennero poi villaggi fino alla formazione delle Polis. Quindi la natura dell’uomo è quella di vivere in società e chi non né fa parte è definito o BRUTO e quindi le specie inferiori, oppure le specie superiori che vanno a coincidere con gli DEI.

In rapporto con Platone ricordiamo che le costituzioni privilegiate sono L’oligarchia, la Democrazia e la Tirannia. Noteremo che queste costituzioni sono di tipo QUANTITATIVO ( governo di tutti, di pochi, di uno solo) mentre invece Aristotele afferma che una giusta costituzione deve essere di tipo QUALITATIVO e quindi in base al gruppo sociale (ricchi o poveri) che governa il paese.
Inoltre Aristotele distingue le costituzioni in PERFETTE e DEVIANTI
Le costituzioni PERFETTE(monarchia, Politia, Aristocrazia) realizzano con modi diversi il fine del loro ordinamento politico e quindi RAGGIUNGONO IL BENE SUPREMO
Le costituzioni DEVIANTI invece non realizzano il bene comune ma solo quello di una determinata classe sociale privilegiata(tirannide, monarchia, oligarchia)

Tra le costituzioni perfette la più idonea è la POLITIA (giusto mezzo) quindi un equilibrio tra le varie classi. Questo equilibrio è molto difficile da trovare in quanto gli interessi delle classi opposte cercano sempre di prevalere gli uni sugli altri favorendo così lo sviluppo della classe di mezzo (MESOI) ossia i piccoli proprietari terrieri.

Come abbiamo detto importante nella concezione Aristotelica è la società ma non bisogna trascurare il ruolo del singolo individuo o della famiglia. Aristotele analizza l’unità familiare ed in essa individua 2 parti: una è la facoltà riproduttiva (caratteristica di tutte le specie) dove i figli e la moglie sono subordinati e dipendono dal padre, e una è la facoltà economica ( cioè il rapporto del padrone con lo schiavo per la sopravvivenza) la quale giustifica la schiavitù come una cosa naturale.
Inoltre Aristotele analizza anche le fonti di guadagno che possono essere ricavate in 2 modi:
1Dalla terra e quindi in modo naturale
2 dagli uomini ossia attraverso scambi o prestiti, anche se non è naturale e appare ad Aristotele inacettabile

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Antica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email