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La figura del sofista


I sofisti sono nuove figure di intellettuali che si affermano alla metà del V secolo a.C nelle pòleis greche e si trovano al centro dello scontro ateniese fra democratici ed aristocratici. Quindi tra innovazione e conservazione. I sofisti offrivano a pagamento un insegnamento privato e riscuotono grande successo tra i giovani desiderosi di conoscere e acquisire capacità comunicative per affermarsi nel contesto cittadino.

La fama negativa dei sofisti deriva sia dal fatto che loro resero una primaria funzione sociale come la formazione dei giovani in una attività retribuita da cui ricavare un utile personale (nella pòleis ateniese era compito degli adulti formare i giovani, senza essere pagati), ma anche per il fatto che molti allievi dei sofisti saranno responsabili della sconfitta di Atene nella guerra del Peloponneso. Tuttavia, oggi ai sofisti si riconosce il merito di aver fornito determinate all’educazione e della cultura nella società ateniese.

Secondo i sofisti la virtù non era un privilegio esclusivo della nobiltà, ma un qualcosa che tutti potevano apprendere. Coerentemente con questo, essi affermavano di poterla insegnare, ma senza poter definire in modo assoluto ciò che è bene e ciò che male. I modelli di virtù e vizio, per loro, sono relativi alle diverse società e culture, cioè il cosiddetto relativismo morale. Nella pòlis democratica la virtù si identificava come il possesso delle capacità di saper parlare e di affermare le proprie ragioni ed è proprio questa virtù politica che i Sofisti intendono insegnare, il possesso della politikè teknè.

«l'uomo è la misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono, e di quelle che non sono in quanto non sono.»

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