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Eraclito

Eraclìto di Efeso, che Hegel riterrà tanto importante da non tralasciarne alcun frammento nella sua Logica, detto anche l’oscuro, visse ad Efeso tra il VI e il V secolo a.C. Scrisse un’opera intitolata Sulla natura di difficile interpretazione. Suo merito e tratto di originalità consiste nell’aver portato al centro del problema filosofico il tema del divenire: che fosse già implicitamente presente negli autori precedenti è indubbio, tuttavia la questione assume maggiore chiarezza e precisione a partire da Eraclìto. È celebre la massima a lui attribuita: Pànta rei.

L’oscuro

Di Eraclìto ci sono rimasti solo frammenti, non ne abbiamo l’intera opera ed anche a questo ne è dovuta l’oscurità. Forse era sua propria volontà l’essere oscuro, cioè il presentare affermazioni che in sé sono contraddittorie e che in realtà, proprio per questo, corrispondono a quanto egli dice in fondo: c’è una verità unica ma ognuno di noi la coglie con propria maniera, abbiamo una visione parziale nella quale i contraddittori stanno insieme. Per questo Hegel afferma che ogni suo frammento è coerente nella sua logica.

Sulla natura

C’è un lògos eterno, l’unico vero ordine, che gli uomini sono incapaci di comprendere: né prima di averne sentito parlare, né dopo; anche tutto è retto da questo lògos, essi si mostrano inesperti. L’indagine logica (cioè sul lògos) degli uomini è il tentativo di distinguere secondo la propria natura, la ricerca di una natura universale (l’idea platonica, già accessibile dal frammento). Se i nostri pensieri particolari non ci restituiscono la verità nel suo insieme, però abbiamo una via per avvicinarci ad essa, per aspirarle: bisogna seguire ciò che è uguale per tutti, che è comune; in questi pensieri comuni si ritrova una traccia dell’universalità, “infatti ciò che è uguale per tutti coincide con ciò che è comune”; è contesto ontologico intelligibile, anche se nella sua particolarità (parzialmente) e quindi inesauribile: può, in questa chiave di lettura, accostarsi alla sophìa (sapienza) alla quale l’uomo può attingere sempre e soltanto parzialmente. Ogni uomo, in ogni momento, non ha mai un esaustivo contatto con la verità (tema parmenideo). Il lògos è ordine razionale (comune) e relazionale (concatenato) nel quale noi siamo e che l’uomo, come ente individuale, non è in grado di cogliere nella sua natura: anche se c’è qualcosa che ci accomuna, la maggior parte degli uomini continuerà ad andare seguendo il proprio pensiero particolare, non rendendosi conto che c’è una verità universale. Quest’ultima considerazione è fatta in contrapposizione a Platone ed ai moderni: il primo, pur seguendo l’idea di lògos concatenato, ha inventato un altro mondo, così anche i moderni (in particolare Descartes) costruiscono delle realtà assolute attraverso il pensiero, distinguendo corpo ed anima come realtà assolute e distinte; queste sono in contraddizione all’idea originale di lògos eracliteo, per cui tutto è concatenato nel lògos e quando l’uomo non è in grado di cogliere questi universali in relazione, a cui noi siamo partecipi, allora si distacca la realtà dalla verità. Questo dice anche perché le affermazioni sul lògos, o almeno i tentativi di dire sul lògos, dello stesso Eraclìto sono spesso in contraddizione: di una cosa determinata non posso che affermare due cose opposte.

Pànta rei

La constatazione “tutto scorre” nasce dall’osservazione della realtà, del mutare di tutte le cose e dall’elevarsi ad una regione di organizzazione coerente della realtà. Tentativo di ricercare l’unità nella molteplicità, nel divenire della natura, che non è scorrere caotico ma ordinato secondo leggi dei contrari. Ogni realtà passa da un opposto all’altro per una guerra (pòlemos), madre di tutte le cose, ma ad un livello più alto si compone in una sintesi armoniosa per cui ciò che è opposizione si concilia e dalle cose nasce l’armonia più bella. Il divenire di tutte le cose è la physis, che tiene in armonia l’opposizione conciliando gli opposti. L’armonia dei contrari, tutti presenti nella physis ed armonizzati, è il lògos, come intelligenza intrinseca, che conosciamo in quanto ne partecipiamo e che si concretizza nel fuoco, l’unità che tiene insieme i contrari, un princìpio (sempre più) indeterminabile.

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