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Il senso d'un aforisma Eracliteo.

In quest'aforisma Eracliteo, il filosofo afferma che per quanto ogni uomo cerchi di indagare la propria interiorità, ovvero l'anima, è impossibile conoscerla e spiegarla, poiché la sua essenza è così profonda da essere pressoché infinita. L'anima è un essere sconfinato, in continuo mutamento e cambiamento. Ciò significa che quando cerchiamo di circoscriverla, durante l'atto di "delinearla", noi riusciamo a comprendere che è già cambiata, poiché è sia ciò che siamo che ciò che vogliamo conoscere. Ma se l'anima è tutto ciò che l'uomo e tutto è, non riuscendo a comprenderla, l'uomo stesso non riesce a cogliere la sua essenza, in quanto unico essere vivente dotato di ragione ed intelletto, ed è per tale motivo che l'anima può porsi come mistero dell'essere. Però, rifacendoci alla legge Eraclitea del Panta rei, ovvero del continuo movimento, l'anima non può essere concepita come mistero, in quanto il mistero riguarda qualcosa che, col tempo, può essere compreso; quest'ultima, al contrario, non può essere conosciuta, poiché se ciò avvenisse, significherebbe che essa ha smesso di evolversi, di cambiare, e la legge del continuo divenire sarebbe per cui nulla. Ritenendo validi i ragionamenti fatti fin'ora, l'aforisma di Eraclito vorrebbe farci capire che il divenire non è solo la realtà dell'essere materiale(fisico), ma anche quella dell'anima. Si pongono, in questo modo, le basi del pensiero filosofico che poi sarà elaborato da Socrate, il filosofo che si concentrerà sull'uomo e sul fare chiarezza all'interno di quest'ultimo.

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