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Giardino di Epicuro: La Fisica

L'innovazione più importante che Epicuro introduce nella fisica atomistica è una spontanea deviazione (Lucrezio dirà: clinamen) di certi atomi dalla loro traiettoria, che costituisce un'eccezione (inspiegabile) alla legge dell'universale necessità. Epicuro la ammette per giustificare il fenomeno dei vortici che costituiscono i mondi (infiniti e diversi), nonché l'influenza, in parte imprevedibile, che la nostra anima (composta di tali atomi capaci di deviare) esercita sul nostro comportamento.
La spontaneità del declinare degli atomi non ha però nulla di intenzionale, e nessun evento si produce in vista di un fine, ma solo in conseguenza del moto degli atomi.
Ciò ha una grande importanza per la nostra tranquillità, perché quando l'anima, per un suo spontaneo moto fortunato, o anche per influenza di una dottrina, sia giunta a rendersene conto, si sarà liberata di molte angosce, timori, rimorsi, e potrà accogliere quella felicità che, preso per il suo giusto verso, l'universo dispensa in misura maggiore del dolore.

I timori più gravi che tale convinzione può mettere in fuga sono il timore della morte e quello degli dei. La morte è una dissoluzione (come la nascita è un'aggregazione) di atomi, e disferà la nostra anima così come il nostro corpo: ma, appunto perciò, non dobbiamo temerla, perché quando avrà dissolto la nostra anima non ci sarà più nulla di noi che possa soffrirne, o anche soltanto saperlo; e, prima di averla dissolta, la morte stessa non ci sarà.
Quanto agli dei, essi son tali precisamente perché le cose del mondo non li toccano, e quindi non dobbiamo né temere di offenderli, né sperare di ingraziarceli. Essi vivono tra un mondo e l'altro una vita beata e senza termine, perché non hanno bisogno di nnulla; meno che mai di preghiere e sacrifici. Noi non li percepiamo direttamente, ma sappiamo che ci sono, perché ne riceviamo (ad esempio in sogno) certe immagini che conservano con loro una certa somiglianza, e chi cpossono inspirare qualche utile suggerimento. Gli dei di Epicuro, infatti, che vivono senza bisogni, conversando piacevolmente tra loro, sono un modello che il saggio epicureo non può eguagliare, ma a cui cerca effettivamente di avvicinarsi il più possibile.

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