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LA SCUOLA EPICUREA

Il fondatore della scuola fu Epicuro. Anch'egli come Zenone non era ateniese, aveva già iniziato l'attività di maestro in altre città, poi giunto ad Atene fondò la sua scuola che aveva sede nel giardino di Epicuro.
Un importante esponente dell'epicureismo fu Lucrezio con il suo De rerum natura, nel quale elogia Epicuro, dandogli il merito di aver liberato gli uomini dalla paura del sovrannaturale e della morte. Della vita di Lucrezio si sa ben poco, le poche notizie che abbiamo ci vengono da San Girolamo; si pensava che fosse diventato pazzo in seguito ad aver bevuto un filtro amoroso e che avesse scritto il suo poema negli intervalli che gli lasciava la pazzia. La sua opera è formata da sei libri che si possono suddividere per argomento in tre parti: metafisica, antropologia, cosmologia, ognuna delle quali comprende due libri. Nei primi due parla degli atomi, nel terzo e nel quarto dell'anima, negli ultimi due dell'universo.
La filosofia come quadrifarmaco: Epicuro vede nella filosofia la via per raggiungere la felicità, che è intesa come liberazione dalla passioni. Il valore della filosofia consiste quindi nel fornire all'uomo un quadrifarmaco che lo aiuti a superare le sue paure e i suoi problemi:
1. Liberare gli uomini dal timore degli dei, dimostrando che gli dei non si occupano affatto delle faccende dell'uomo, essi infatti in sono imperturbabili(poichè divini) e vivono nell'"intermundia", disinteressandosi completamente delle faccende umane;
2. Liberare gli uomini dalla paura della morte, dimostrando che l'uomo non deve temere visto che "quando ci siamo noi la morte non c'è, quando c'è la morte non ci siamo noi": la morte è semplice, immediata ed indolore;
3. Dimostrare la facile accessibilità al piacere;
4. Dimostrare la brevità e la provvisorietà del dolore.
Anche la filosofia epicurea è divisa in tre parti: canonica (logica), fisica, etica.
La fisica: ha lo scopo di escludere dalla spiegazione del mondo ogni causa soprannaturale e di liberare quindi l'uomo dalla paura di essere sotto l'influenza di forze sconosciute e misteriose. Per raggiungere questo scopo, la fisica per Epicuro deve essere: materialistica, cioè escludere la presenza nel mondo di ogni principio spirituale; e meccanicistica, escludendo qualsiasi finalismo ed avvalendosi unicamente del movimento dei corpi nella spiegazione del mondo.
Epicuro conobbe la fisica di Democrito e la fece sua con alcune modificazioni, ad esempio parla del peso degli atomi, cosa che Democrito non faceva.
Egli afferma che tutto ciò che esiste è corpo, perché solo il corpo può agire o subire un'azione. Di incorporeo egli riconosce solo il vuoto, che permette ai corpi di muoversi attraverso se stesso. Egli afferma inoltre che nulla viene dal nulla e che ogni corpo è composto di atomi che si muovono nel vuoto. Essi si muovono eternamente urtandosi e combinandosi tra loro; le loro forme sono diverse e il loro numero, sebbene sia indeterminabile, non è infinito. Il loro movimento non ubbidisce a nessun disegno provvidenziale, infatti gli epicurei, al contrario degli stoici, non credono nella provvidenza, anzi escludono del tutto l'azione della divinità nel mondo (gli déi infatti non si interessano all'uomo), e per fare questo prendono spunto dall'esistenza del male dicendo: "la divinità o vuole eliminare i mali dal mondo e non può, o può e non vuole, o né può, né vuole. Se vuole e non può, è impotente e una divinità non può esserlo. Se può e non vuole è invidiosa e la divinità non può esserlo. Se non vuole e non può allora è impotente e invidiosa, quindi non è una divinità. Allora se la divinità in quanto tale è in grado di togliere i mali del mondo, perché essi esistono?"
Esclusa l'interferenza da parte degli dei, Epicuro spiega l'ordine del mondo attraverso il movimento degli atomi. Egli dice che i mondi sono infiniti e soggetti alla nascita e alla morte. Essi si formano grazie al movimento degli atomi nel vuoto infinito. Secondo Epicuro gli atomi, in virtù del loro peso, cadono in linea retta e con la stessa velocità, ma per spiegare la formazione del mondo ammette una deviazione casuale degli atomi dalla loro traiettoria, che egli chiama clinamen.
Epicuro pur avendo affermato che gli dei non influiscono nella vita dell'uomo, ammette la loro esistenza, per due ragioni: innanzitutto perché secondo gli epicurei il delitto più grave che un uomo può commettere consiste nell'empietà, nell'ateismo e in secondo luogo perché se l'uomo dentro di sé ha l'immagine degli dei, quest'immagine può averla ricevuta solamente dalle divinità stesse. Secondo Epicuro le divinità vivono beate e libere nel loro mondo e non si occupano assolutamente né del mondo né degli uomini, è per questo che l'uomo deve imparare a non avere paura di esse.
L'etica: si basa su tre concetti fondamentali, che sono la felicità, il piacere, i bisogni.
La felicità consiste nel raggiungimento del piacere. Che è un piacere basato sul criterio della scelta e dell'avversione, visto che si tende alla ricerca del piacere e alla fuga dal dolore. Ci sono due tipi di piacere:
1. Piacere stabile, che consiste nella privazione del dolore;
2. Piacere in movimento, che consiste nella gioia e nella letizia.
La vera felicità si identifica solo nel piacere stabile, che consiste nel non soffrire e può essere definito anche come aponia, o assenza di dolore, e atarassia, o assenza di turbamento.
Il raggiungimento del piacere non è una ricerca smisurata ed edonistica, ma al contrario impone delle scelte e delle limitazioni. Epicuro distingue due tipi di bisogni: i bisogni naturali e quelli vani (che vanno subito scartati). A loro volta quelli naturali si possono distinguere in necessari e non. Necessari possono essere il mangiare, il dormire, mentre quelli non necessari sono ad esempio il mangiare troppo.
Solo i bisogni naturali e necessari vanno appagati, perché la ricerca del piacere deve comunque comprendere la misura. Bisogna ad esempio abbandonare quei piaceri dai quali deriva il dolore. Queste scelte possono avvenire solo grazie alla saggezza e inoltre Epicuro afferma esplicitamente che si riferisce sempre al piacere sensibile, visto che anche gli stessi piaceri spirituali sono riconducibili al sensibile.
Altri due temi importanti nel pensiero di Epicuro sono l'esaltazione dell'amicizia e al contrario il rifiuto della politica. Da una grande importanza all'amicizia: egli afferma che amico non è colui che cerca sempre l'utile, ma neanche chi non lo connette all'amicizia. Egli è spinto da un forte sentimento di solidarietà, infatti dice che "è non solo più bello, ma anche più piacevole fare il bene anziché riceverlo".
Per quanto riguarda la politica, una delle massime più famose di Epicuro è il "vivi nascosto". Egli ammetteva l'importanza delle leggi, che impediscono agli uomini di nuocersi a vicenda, ma allo stesso tempo consigliava di tenersi lontani dalla vita politica, perché riteneva che l'ambizione politica fosse fonte di turbamento e quindi ostacolo per il raggiungimento dell'atarassia.

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