Daniele di Daniele
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Empedocle d'Agrigento

I fisici pluralisti
Dopo la scuola eleatica, in Grecia, ci sono una serie di filosofi classificati come fisici pluralisti che tornano ad interessarsi del problema della natura. La loro filosofia rappresenta un primo tentativo di sintesi tra la scuola eraclidea e quella parmenidea. Da Eraclito accettano l'idea del divenire incessante delle cose, mentre da Parmenide il concetto dell'eternità e dell'immutabilità dell'essere, anche se possono sembrare una contraddizione. Distinguono tra composti mutevoli ed elementi immutabili. Ritengono, infatti, che le cose del mondo siano costituite da elementi eterni (gli atomi Democrito), che unendosi tra loro danno origine a ciò che noi chiamiamo nascita e disunendosi provocano la morte. Riescono a tenere insieme l'uno e il molteplice. Finiscono per giungere al principio per cui in natura nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. I fisici pluralisti si chiamano fisici perché si occupano della natura, ma pluralisti perché ritengono che i principi naturali siano molteplici. Empedocle li chiama radici, Anassagora semi, mentre Democrito atomi.

Empedocle d'Agrigento

Empedocle (Agrigento, colonia greca del sud d'Italia, V sec. a.C.) à la sua è una figura molto particolare, perché unisce alla sua attività di filosofo quella di medico, taumaturgo e mago (alchimista). Dopo Parmenide, è un filosofo che esprime in suoi pensieri in versi. Di lui ci restano due opere:

* "Sulle purificazioni", che risente degli influssi dell'orfismo (o dottrina orfica). Deriva dal nome del mitico Orfeo, gli orfici concepiscono il corpo come una prigione in cui è caduta l'anima (o demone) che è invece un principio divino. È intrappolata nel corpo e nel ciclo delle reincarnazioni (o metempsicosi). L'anima rientra continuamente nei corpi fino a quando non riesce a liberarsi (solo se durante la vita ha condotto una vita retta), liberandosi dalle passioni del corpo.
* "Sulla natura", dove viene esposta la dottrina di aggregazione e disaggregazione degli elementi.

Come Parmenide sostiene che nulla si crea, nulla si distrugge, che l'essere è ingenerato e imperituro, ma, a differenza degli eleati vuole spiegare ciò che gli uomini chiamano morte e vita. Lo spiega ricorrendo al combinarsi e al dividersi degli elementi che compongono le cose: la loro unione è la nascita, la disunione è la morte. Empedocle parla delle "quattro radici di tutte le cose": acqua, fuoco, aria e terra. "Ma un'altra cosa ti dirò: non vi è nascita di nessuna delle cose mortali, né fine alcuna di morte funesta ma solo c'è mescolanza e separazione di cose mescolate, ma il nome di nascita per queste cose è usato dagli uomini". A questi enti, egli attribuisce alcune caratteristiche dell'Essere parmenideo; essi, infatti, sono immutabili, incorruttibili, eterni e, inoltre, disposti in proporzioni diverse, compongono tutte le cose (il sangue, per esempio, è formato da una parte d'ogni elemento); sono omogenei qualitativamente e quantitativamente divisibili; Empedocle precisa infine che ogni parte di un elemento contiene le stesse qualità della radice originaria (dividendo l'acqua contenuta in un'anfora in quattro ciotole diverse, le quantità variano, ma la qualità rimane la medesima). "Ma come allorché i pittori dipingono le tavolette dopo aver preso con le loro mani le tinte multicolori, armonicamente mescolando le une in misura maggiore, le altre in misura minore, da esse preparano forme simili a tutte le cose, componendo alberi, donne, fiere, uccelli e pesci", scrive l'autore per semplificare la sua teoria.

Le fasi dei cicli cosmici

Come queste sostanze possono attrarsi o respingersi, visto che sono immutabili e indipendenti le une dalle altre? Per rispondere a questa domanda, egli introduce due forze cosmiche opposte, amore e odio (amicizia e contesa), mescolate alle cose. Esse determinano le trasformazioni della natura e le "Fasi dei cicli cosmici". Il primo di questi cicli è lo sfero, un tutto uniforme dove le cose sono legate nella più completa armonia dalla forza dell'amore; l'azione della contesa, tuttavia, introduce delle separazioni tra le quattro radici che, combinandosi in diverse proporzioni, formano tutte le cose che vanno a comporre il secondo mondo, il cosmo: qui regna l'equilibrio tra amore e odio. Nel terzo ed ultimo mondo, il caos, vi è il dominio della contesa (è assente ogni principio unitario che dia forma alle cose e le determini) ed esiste l'assoluta molteplicità: "Molti esseri nacquero con più volti e più petti, stirpi bovine con volti umani [...], mescolate da un lato forme maschili e dall'altro forme femminili". Spetterà dunque all'amore far ritornare tutto al cosmo, agendo sulle radici: il ciclo si chiude nel momento in cui l'amore riporta tutto allo sfero.

Teoria conoscitoria

"L'uomo può conoscere le cose del mondo, perché l'uomo ha origine del tutto naturale; egli è costituito dalle radici di tutte le cose, [...], il simile conosce il simile". Il pensiero ha origine nel cuore, poiché il sangue è la fonte delle conoscenze delle cose; esso è una specie di microcosmo "in cui risiedono tutte le radici". La possibilità della conoscenza si basa sulla comune origine naturale dell'uomo e delle cose (poiché sono costituite, se pur in quantità diverse, dalle stesse radici) e su una conseguente sorta di compenetrazione simpatica: un distacco dalle seconde (le cose) di alcune particelle (effluvi) che vanno a contatto con gli organi sensoriali del primo (l'uomo) e viceversa.

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