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La filosofia nell'età ellenistica

Per età ellenistica si intende il periodo a partire dalla morte di Alessandro Magno, alla quale seguì una frantumazione del suo immenso impero in vari regni, i più importanti dei quali sono la Macedonia, l'Egitto e l'Asia, e altri minori come Pergamo e Rodi. Le antiche città-stato della Grecia decadono o scompaiono totalmente, mentre alcune città dell'Asia Minore fioriscono: questa è la dimostrazione che il mondo ellenico classico è ormai tramontato e al suo posto è sorto il mondo ellenistico. Atene perde il suo ruolo centrale. Alessandria diventa il nuovo centro culturale e politico, qui fioriscono un'importante Biblioteca, un Museo e luoghi di studio e di ricerca. Atene, però, rimane il punto di riferimento della filosofia. Una filosofia che rispecchia le esigenze del tempo. Nelle città-stato il cittadino era membro della polis perché partecipava alle assemblee e alla vita pubblica, mentre ora l'individuo non è più cittadino, ma suddito, non riesce a dare un senso alla sua esistenza (infatti i maggiori interrogativi di questo momento riguardano la felicità, il dolore, il piacere, la morte, le virtù) ed è colto da una grande insicurezza, da inquietudine e dal male di vivere. Nasce così una filosofia consolatrice capace di dare serenità e saggezza all'individuo e capace di guidare la sua vita quotidiana.
Le filosofie ellenistiche, pur utilizzando mezzi differenti, avevano tutte lo stesso scopo, quello di tranquillizzare lo spirito. Le più importanti sono: stoicismo, epicureismo, scetticismo.

La scuola stoica

Il fondatore della scuola fu Zenone di Cizio. Giunto ad Atene fondò la sua scuola nel Portico dipinto (stoà), le lezioni venivano fatte in strada, perché non essendo Ateniese non poteva comprare un edificio; tutti potevano ascoltare i discorsi dei maestri, anche le donne, gli schiavi e gli stranieri i quali se ci fosse stata una vera e propria scuola sarebbero stati esclusi. Gli Stoici pongono come fine della ricerca non la scienza, ma la felicità per mezzo della virtù. Le virtù più generali sono tre: la razionale, la naturale, la morale; e quindi anche la stessa filosofia si divide in tre parti: la logica, la fisica, l'etica.
La logica: è molto diversa dalla logica di Aristotele. Quella di Aristotele è legata alla struttura del discorso, non al significato; mentre per gli Stoici è il contrario.
La fisica: Il concetto fondamentale della fisica stoica è quello di un ordine immutabile, perfetto, razionale e necessario che governa tutte le cose. La loro dottrina è panteistica, identificano quest'ordine regolatore con Dio stesso. Gli Stoici hanno una concezione ciclica del mondo. La vita del mondo è regolata da leggi delle quali è garante lo stesso Dio. E' destino perché non è modificabile e provvidenza perché ne è autore Dio. Quando, dopo un lungo periodo di tempo, gli astri tornano nella posizione da cui erano partiti avviene una distruzione completa dell'universo e si torna all'ordine originario e a tutti gli avvenimenti già accaduti e a tutte le forme di vita presenti, perciò vi sarà di nuovo un Socrate, un Platone e così via.
Identificando l'ordine dell'universo con Dio, anche il mondo si identifica con esso perché è Dio che lo crea, e quindi il mondo è perfetto; da questa concezione parte anche l'identificazione del male come necessario, perché senza di esso non esisterebbe il suo contrario, ossia il bene.
L'etica: Si basa sulla concezione che ogni essere debba conservare se stesso in armonia con l'ordine perfetto del mondo. Questo avviene grazie a due forze: l'istinto e la ragione. L'istinto guida l'animale a prendersi cura di sé, ossia a nutrirsi, riprodursi, ecc. La ragione è la forza che garantisce l'accordo dell'uomo con se stesso e con la natura. La massima fondamentale degli Stoici è il "vivi secondo natura" e questo si può attuare con un uso pratico della ragione, attraverso essa si può raggiungere l'accordo fra uomo e natura.
L'etica stoica è un etica del dovere basata sempre sulla concezione che tutta la natura è un ordine razionale che si identifica con Dio stesso. La natura e in particolare la vita dell'uomo è scelta da Dio, tutto va come deve andare, così all'uomo non rimane altro da fare se non adeguarsi a questa situazione del mondo. La libertà consiste proprio in questo. Gli Stoici distinguono le azioni in azioni doverose, altre contrarie al dovere e altre ancora né contrarie al dovere né doverose. Doverose sono quelle che la ragione consiglia di compiere, come onorare i genitori, la patria, ecc. Quelle contrarie al dovere sono quelle che la ragione spinge a non compiere. Le azioni né doverose né contrarie al dovere sono quelle che la ragione né consiglia né vieta di compiere, come ad esempio prendere in mano una matita.
Con questa dottrina del dovere essi arrivano alla giustificazione del suicidio, come liberazione dalla vita nel momento in cui l'uomo non sia in grado di adempiere al dovere.
Altro aspetto importante della morale stoica è la completa negazione delle emozioni. Secondo gli Stoici le emozioni sono dettate da leggerezza e quindi sono fenomeni di ignoranza e stoltezza. Solo il vero sapiente è immune da esse perché egli conosce l'ordine perfetto dell'universo. L'emozione è una vera e propria malattia che colpisce lo stolto, mentre il sapiente è in grado di non farsi né coinvolgere né sconvolgere dalle situazioni. Non c'è nessun male per il quale egli debba dolersi e allo stesso tempo non è soggetto alle passioni; l'atteggiamento proprio del saggio stoico è l'apatia, ossia l'indifferenza.
La legge naturale e il cosmopolitismo: nella concezione stoica tutti gli uomini sono uguali. La legge razionale del mondo come dirige la vita di ogni singolo uomo così dirige quella della comunità umana. E' una legge superiore a quelle riconosciute dai diversi popoli. Questa concezione è quindi legata al cosmopolitismo, perché se la legge che governa l'umanità è una sola, allora anche la comunità umana è una.

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