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Da Talete ad Anaggora

Filosofia
Il termine filosofia nasce dal greco filo - sofia, sofia voleva dire “sapienza”, mentre filo amore, amico, ne deriva che la filosofia è “amore per la sapienza”. La sapienza al contrario della scienza si occupa non solo di una cosa in campo teorico ma anche pratico. Inoltre la scienza ha un solo campo preciso di cui occuparsi,la sapienza no.
I primi filosofi sono quelli pre-socratici (dal VII al V secolo) e sono detti naturalisti perché si pongono domande sulla natura e sulla sua origine (arché). La domanda che si pongono i filosofi viene chiamata “arkì”. L'arkì corrisponde alla cosa senza la quale l'universo non potrebbe esistere e da cui esso ha tratto la sua origine.

Talete
Per lui l'arkì di tutte le cose era l'acqua (o l'elemento umido), vista come fonte di vita, perché è vita tutto ciò che ha movimento. In questo caso il movimento è inteso come mutamento.

Anassimene
Per Anassimene l'arkì di tutte le cose è l'aria (pneuma). Risponde così perché per lui anche dentro di noi c'è aria, quell'aria vitale che noi chiamiamo anima.

Anassimandro
Per Anassimandro l'arkì di tutte le cose è l'apeiron. Per apeiron si intende l'illimitato, l'infinito, ciò che non ha limite.
Questo infinito però di cui parla Anassimandro è un infinito diverso dal nostro: parla di un infinito potenziale, cioè una cosa così grande che tende ad essere infinita. Per lui l'universo quindi è un non limite, indistruttibile, immortale e divino. Inoltre Anassimandro si chiede il perché la terra si trovi in una determinata posizione nell'universo. Per lui la terra era retta da una tartaruga retta a sua volta da un elefante. Ogni cosa è retta da un'altra all'infinito.

Pitagora
Pitagora fonda delle scuola in Grecia (Tebe) e in Magna Grecia(Taranto). Nelle sue scuola c'erano gli acusmatici e i matematici. I primi ascoltavano, mentre i secondi apprendevano.
I matematici dovevano fare un giuramento secondo cui non avrebbero rilevato a nessuno le dottrine pitagoriche. Il giuramento avveniva su un tetrade che stava sul pavimento all'interno della scuola.
Pitagora aveva una visione raffigurativa geometrica della matematica.
Non scriveva i numeri come noi. Li scriveva con sassolini. Ad esempio al numero 1 metteva un sassolino. Al numero 4 metteva 4 sassolini formando un quadrato. Per il 3 un triangolo, per il 5 un pentagono e così via. Lui divideva i numeri in chiusi e aperti:

* I numeri chiusi sono quelli pari.
* quelli aperti i dispari.
Chiusi perché se nel numero pari 4 (un quadrato) tracciamo la diagonale,questa non esce dalla figura,al contrario di quanto accade nel numero 3 o 5(triangolo,pentagono). Il numero per lui speciale è l'1, perché questo non è né pari né dispari, mentre il numero perfetto è il 10 perchè:
1)10 sono le opposizioni che secondo lui determinano l'armonia nell'universo (buono-cattivo, amaro-dolce, piccolo-grande ecc.). Talvolta questa armonia viene anche detta dualismo universale.
2)Il 10 può essere composto dai primi numeri pari e dai primi numeri dispari ottenendo sempre una cifra pari (10).
Per Pitagora quindi l'arkì di tutte le cose sono i numeri che garantiscono ordine. Inoltre Pitagora fu il primo a chiamare universo il cosmo. Cosmo e caos indicano la stessa cosa solo che in maniera ordinata(cosmo) o disordinata(caos). Pitagora inoltre aveva una sua teoria sull'anima.
Inoltre Pitagora fa una teria della metapsicosi in cui espone la possibilità che ha l'anima di reincarnarsi.

Eraclito
Per Eraclito l'arkì di tutte le cose è il divenire, cioè il trasformarsi, che egli immagina nella figura del fuoco che cambia, diviene sempre, non è mai uguale a se stesso eppure è sempre fuoco.
Eraclito criticava gli altri filosofi perché non avevano prove per dimostrare che quello che dicevano fosse vero. Questa verità per lui è la legge del logos. Per Eraclito ogni cosa accadeva per un motivo preciso e non a caso. Tutto il mondo è animato da odio e amore.
L'odio disgrega il tutto, l'amore aggrega. Per lui la materia è sempre la stessa solo che odio e amore la fanno cambiare.

Per lui il mondo segue un percorso a cerchio e non rettilineo.
Si inizia da una parte e nonostante i vari cambiamenti che avvengono si ritorna sempre al punto di partenza.

Parmenide
Parmenide invece pensa che niente cambi,che tutto rimanga uguale.
In un suo poema (Poema dell'essere),Parmenide si trova su un carro alato e deve scegliere una via tra queste:
1)ciò che è è (la cattedra che è è )
2)ciò che non è non è
3)ciò che è non è e ciò che non è è
Parmenide parla dell'essere in senso esistenziale e copulativo.

Per Parmenide però una cosa o è o non è. Non può essere e poi non essere o al contrario.
L'essere è definito ente,cioè ciò che è.
Quindi l'ente è perché ha la capacità di essere altrimenti non è.(Per un principio di identità).
Parmenide ha inoltre 4 modalità logiche.
1)necessità(quella cosa inevitabile)
2)possibilità(è possibile che accada ma non è detto che accada)
3)impossibilità(non potrà mai accadere perché non ha la capacità di essere)
4)contingenza(si pensa prima di fare una cosa. Ma una volta che si è deciso il da farsi diventa necessario che la cosa si faccia)
Es:. La mattina penso se andare a scuola o meno. Se decido di andare a scuola,quindi entro al suono della campana,diventa necessario che io rimanga a scuola.
Parmenide chiama il mondo Sfero.
Sceglie lo sfero perché l'immutabilità del raggio dal centro ad un punto qualsiasi dello sfero indica appunto l'immutabilità in cui lui crede. Il mondo non cambia è sempre quello.

Zenone
Zenone era allievo di Parmenide e di conseguenza la pensa come lui.
Inoltre Zenone sosteneva la teoria dell'invisibilità dell'essere.
Lui per dimostrare le sue teorie fa delle dimostrazioni “per assurdo”.
Per stabilire la validità della sua tesi,arriva ad una conclusione falsa che prova che la stessa ipotesi iniziale era tale.
Es:. Noi diremmo che una focaccia è divisibile. Zenone ci dimostra che non è così.
Una focaccia possiamo iniziare a dividerla ma in realtà si arriva ad un punto in cui non possiamo più dividerla.
Un'altra tesi di Zenone riguarda il moto,il movimento:
Si supponga che Achille insegua una tartaruga, che ha su di lui un vantaggio iniziale; pur muovendosi con una velocità maggiore di quella della tartaruga, Achille non la raggiungerà mai, perché, se si suppone che AB sia il vantaggio della tartaruga su Achille, questi deve giungere in B, per raggiungere la tartaruga. Nel frattempo però la tartaruga sarà passata in A1 e, quando Achille sarà giunto in A1, essa sarà ìn A2 e così via.

Democrito
Per Democrito l'arkì di tutte le cose è l'atomo(indivisibile).
Indivisibile per lo stesso motivo della focaccia.
Per lui la realtà è fatta di atomi che si combinano tra loro e che quindi formano i var elementi.
Questi atomi però possono essere vari:duri-molli,spessi-sottili.
Secondo Democrito gli atomi sono responsabili anche delle nostre emozioni.
Anassagora

Per Anassagora invece tutto è divisibile perché fatto di semi.
Quindi il suo arkì è il seme.
Tutto compreso gli esseri umani nascono dai semi per Anassagora.
Si parla inoltre di omeomeria.
I semi sono tutti uguali però in ogni elemento formano delle cose diverse.
Es:. I semi di una patata sono uguali a quelli del pomodoro solo che hanno forato combinandosi diversamente cose diverse.

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