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La cultura pagana e il neoplatonismo

Gli uomini colti, pure non essendo in linea di principio ostili alla religione, dimostravano un maggior interesse per la filosofia. Alcuni di loro – come lo scrittore greco Luciano (II secolo d.C.) – si facevano beffe dei miti tradizionali, che ritenevano falsi; altri, sotto l’influsso della filosofia, pensavano che le divinità tradizionali fossero puri simboli, oppure entità divine sottoposte a una forza assoluta e universale. Il dio dei filosofi, comunque, era molto lontano dalla folla di divinità venerate dalla gente comune: era un dio unico, immateriale, lontano dal mondo, perfetto, atto puro (motore immobile). La filosofia stoica, in particolare, conobbe ampia diffusione nei primi secoli dell’età imperiale, ma a partire da un nuovo movimento filosofico di tendenza misticheggiante: il neoplatonismo.

Il fondatore di questa filosofia fu Plotino (204-270 d.C.): nato in Egitto, nel 244 d.C. si era trasferito a Roma e qui aveva fondato una scuola che richiamò moltissimi frequentatori (come, per esempio, l’imperatore Gallieno). I cinquantaquattro trattati da lui composti vennero rivisti e raccolti dal suo migliore allievo, Porfirio,in sei gruppi di nove libri ciascuno, detti Enneadi (dal greco ennéa, “nove”). La filosofia di Plotino rappresenta l’ultimo sforzo originale del pensiero greco. L’idea centrale del neoplatonismo è che il mondo non è altro che una copia sbiadita della vera realtà, quella divina: “La nostra patria è lassù, in cielo – scrisse Plotino – e là dobbiamo tornare”: Per il neoplatonismo lo scopo della vita umana consiste nel liberarsi dalla materia, perché l’anima possa ricongiungersi purificata con il dio dal quale è discesa.

Mentre la filosofia greca precedente era stata rivolta al concreto agire dell’essere umano nel mondo, il neoplatonismo proponeva un ideale di vita ascetico e spirituale.

E’ particolarmente significativo che il neoplatonismo sia diventato la filosofia delle classi colte di questo periodo: esso esprimeva bene, in effetti, il distacco di queste classi dalla politica e dalla vita civile. Per il neoplatonismo l’unica realtà consisteva nella parte interiore dell’anima; come scrisse Plotino, agli occhi di dio gli esseri umani sono soltanto delle “graziose marionette viventi” che si agitano e soffrono inseguendo vani obiettivi. Una città saccheggiata, una guerra, un massacro nell’ottica neoplatonica erano quindi eventi del tutto insignificativi, poiché il mondo è soltanto un’illusione.

Il neoplatonismo fu la risposta della filosofia greca alle inquietudini spirituali dell’epoca, con le quali si confrontò anche il cristianesimo. Esso fornì molti strumenti e categorie di pensiero ai filosofi cristiani e, in particolare, al principale di essi: sant’Angostino. Oltre alla tendenza all’ascettismo e al misticismo, cristianesimo e neoplatonismo avevano in comune la svalutazione della vita materiale, vista come subalterna alla vita dello spirito, e la concezione di un dio trascendente uno e trino: anche i neoplatonici, come i cristiani, parlavano infatti di “triade” divina.

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