pexolo di pexolo
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Atomisti/Eleati


La dottrina atomistica segna l’ultimo tentativo di rispondere, restando nell’àmbito dell’orizzonte presocratico, alle aporie suscitate dall’eleatismo, cercando di salvare il princìpio di fondo dell’eleatismo medesimo (concede che il vuoto è non-essere e che dell’Essere nulla è non-essere: giacché l’Essere in senso proprio è l’assolutamente pieno. Leucippo, come ci è testimoniato, conobbe la tematica eleatica a perfezione: fu discepolo diretto di Zenone e di Melisso), senza rinnegare i fenomeni. Per superare il monismo degli Eleati (riguardo al problema di fondo affrontato da tutti i Presocratici, quello del divenire, mentre Eraclìto proponeva una soluzione, Parmenide negava ad esso ogni possibilità di soluzione, semplicemente sostenendo che il movimento non è, posizione che verrà ritenuta da Austin “un’offesa al senso comune”, all’evidenza) gli atomisti attribuiscono ai princìpio primo di numero le caratteristiche dell’Essere eleatico (ritrovabili come tratti qualificanti delle idee platoniche), ovvero l’immutabilità, l’omogeneità e l’indivisibilità, ora caratteri degli atomi, definiti princìpi ultimamente indivisibili, che assieme al vuoto sarebbero il fondamento del cosmo, quindi caratterizzato soltanto da elementi con connotazioni quantitative (estensione, figura, ordine), privi di qualità (qualitativamente indifferenziati e solo geometricamente differenziati: mantengono allora l’uguaglianza dell’Essere eleatico, appunto nell’indifferenziazione assoluta). Leucippo rovesciò contro Melisso l’argomento (“se esistessero i molti, questi dovrebbero essere tali quale io dico che è l’Uno: eterni, perché questo è lo statuto dell’Essere, dovrebbero durare senza mutare; invece mutano continuamente, e dunque non sono”), facendo di questo il fondamento del proprio sistema: i molti sono, perché possono essere come l’Uno melissiano, possono durare sempre ed essere immutabili, ossia essere conformi al supremo statuto dell’essere.
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