pexolo di pexolo
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Atomismo

Di Leucippo, vissuto nel VI secolo a.C., abbiamo solo scarse notizie: egli è considerato il padre dell’atomismo, il suo pensiero, si ritiene, può essere assimilato a quello di Democrito di Elea, suo discepolo, certamente ben più noto: sotto il suo nome, diversamente dal maestro, ci sono numerosi scritti, che rappresentano oggi il corpus lasciato dagli atomisti.

Atomi

Per la loro struttura non possono essere percepiti dai sensi, ma colti soltanto dall’intelletto (visione che, pur distinguendosi dalla prospettiva platonica, già attribuisce un ruolo decisivo alla dimensione dell’intelletto, lo stesso che poi Platone definirà Nous). Al contrario, le differenze qualitative percepite dai sensi e riscontrabili nelle cose sensibili (a cui Parmenide negava l’esistenza) sono il risultato di combinazioni di queste connotazioni quantitative (mentre l’atomo è singolarmente privo di qualità). Proprio questa indifferenziazione qualitativa rende gli atomi, rispetto ai princìpi degli altri fisici, paradossalmente più vicini all’Essere parmenideo (in sé indifferente alla materia). Gli atomi sono originariamente dotati di movimento e conseguentemente non hanno nessuna causa che li muova, è il loro movimento a causare l’aggregazione e la disgregazione, il nascere e il morire delle cose: sembra qui già affermato quel radicale meccanicismo che verrà ripreso nell’ellenismo con l’Epicureismo (che, introducendo la teoria del clinàmen, ne modificherà sostanzialmente la natura, posto a fondamento della libertà dell’uomo, grazie alla quale l’uomo può essere ed in seguito aspirare alla felicità) e si affermerà più tardi nella Rivoluzione scientifica del Seicento, dove diviene la teoria esplicativa della natura come organo oggettivo.

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