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La conoscenza della natura

Come sappiamo, Platone riteneva che le cose concrete fossero solo immagini o copie imperfette delle idee, nelle quali egli individuava la vera realtà. Per Aristotele, invece, gli animali, le piante, gli oggetti prodotti dall'uomo, insomma tutte le singole cose che ci circondano, esistono effettivamente. Gli enti individuali, dei quali facciamo esperienza con i sensi, sono realtà a tutti gli effetti e possono divenire oggetto di vera conoscenza e non solo di "discorsi verosimili": la possibilità di uno studio scientifico (epistéme) della natura (physis), negata da Platone, rappresenta infatti uno dei capisaldi del pensiero aristotelico. La constatazione che gli enti naturali nascono, si corrompono, mutano e si muovono non si traduce in Aristotele nella rinuncia a conoscerli con verità, ma dà luogo alla ricerca di cause e principi capaci di rendere intelligibili gli incessanti processi di trasformazione che si verificano intorno a noi, senza ricercarli in una dimensione altra e trascendente rispetto al nostro mondo. Per questo aspetto del suo pensiero, dunque, Aristotele appare molto più vicino del suo maestro alle filosofie naturalistiche.


L'autonomia delle scienze

La possibilità della conoscenza della natura si collega a un altro elemento distintivo del programma filosofico di Aristotele: la concezione, possiamo dire, più "orizzontale" e plurale, rispetto a quella di Platone, dei rapporti tra i differenti ambiti di realtà e tra le scienze che li studiano. Secondo Platone, la molteplicità del reale e le divisioni interne al mondo ideale rinviano a una fondamentale unità: nella Repubblica, l'unità è assicurata dall'idea del Bene, che sta "al di sopra" delle idee ed è principio della loro stessa realtà e intelligibilità; nel Sofista, tutte le idee convergono nel genere sommo dell'essere. Anche in Aristotele non manca la ricerca di una spiegazione unitaria del reale, ma essa convive con la messa in evidenza delle differenze irriducibili che distinguono tra loro i neri delle cose esistenti: così, per esempio, nel campo della natura, il filosofo rivolge grande attenzione alle peculiarità che distinguono gli animali dalle piante, i viventi dagli esseri
inanimati, gli enti che si trovano sulla Terra dagli astri. Tale visione orizzontale della realtà si ripercuote anche sulla concezione della filosofia e della scienza. Mentre in Platone tutte le scienze risultano gerarchicamente subordinate alla dialettica, "massima disciplina", cui spetta di giustificarne i fondamenti in rapporto all'idea del Bene, Aristotele è molto attento a salvaguardare la specificità e l'autonomia di singola scienza, che ha principi e metodi suoi propri.

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