pexolo di pexolo
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Aristotele - Paradosso della macchina


Secondo Aristotele, se i telai potessero funzionare da soli non ci sarebbe bisogno della schiavitù; queste macchine automatiche vennero inventate nella prima Rivoluzione Industriale, per cui si arriva ad una rivoluzione che cresce esponenzialmente in quantità e quindi produce un eccesso di beni: come nella Rivoluzione Agricola, anche in seguito a quella industriale avvenne un esponenziale incremento demografico; anche la rivoluzione industriale, come quella agricola, presuppone un atto di rinuncia al consumo immediato. Ma essa non ha mantenuto le promesse fatte, perché ha prodotto il telaio industriale ma non ha eliminato gli schiavi. Il progetto cartesiano era un progetto di signoria sul mondo, di liberazione dell’uomo dalla fatica, dalla schiavitù, dalla malattia e dalla paura della morte, quindi un progetto titanico a tutti gli effetti ma ritenuto realizzabile attraverso la macchina (ora ritenuto di nuovo attuabile attraverso le nanotecnologie, le biotecnologie e la cibernetica). «Con un paradosso sorprendente, la macchina creava i beni, ma al tempo stesso diffondeva la miseria». Le stesse considerazioni si ritrovano in Marx e nelle descrizioni delle città altamente intellettualizzate dell’Inghilterra della seconda metà dell’800. Koyré raccoglie una serie di cattivi giudizi che vengono formulati sulla macchina e sul lavoro industriale. Ad esempio, secondo Fourier l’industrialismo è stato «la più recente delle nostre chimere scientifiche».
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