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La logica

Aristotele è il fondatore della logica come scienza filosofica. Il termine è stoico.
Gli scritti logici sono stati definiti Organon, strumento, giacché la logica, definita formale, non studia oggetti ma i procedimenti mediante i quali le scienze studiano i propri oggetti.
Tutte le scienze hanno una forma comune; la logica studia tale forma in astratto, il procedimento cioè di cui ogni scienza si serve. Ovviamente lo studio della logica è legittimo solo allorché la forma che si studia è sostanza di ciò che si considera.
Aristotele usava il termine analitica, distinta in: dialettica o scienza dell'argomentazione discorsiva e probabile; apodittica, scienza dell'argomentazione dimostrativa e vera. La dialettica ha come punto di partenza opinioni e opinioni come punto di arrivo e perciò il criterio su cui si basa è il consenso; l'apodissi parte da premesse vere e giunge a conclusioni vere e non abbisogna di approvazione, giacché il suo criterio è la verità. Va da sé la critica all'interpretazione platonica della dialettica. Ciò non significa che la dialettica non sia utile: essa insegna a discutere di qualsiasi argomento con competenza. Difatti nei Topica e negli Elenchi sophistici esamina i luoghi comuni della discussione, classificandoli e fissandone la legittimità e l'equivocità.

Le categorie sono i predicati in un giudizio attribuiti ad un soggetto. Perciò di un soggetto possiamo dire: la sostanza, la quantità, la qualità, la relazione, il luogo, il tempo, la situazione, la condizione, l'azione compiuta, l'azione subita. Alla sostanza corrisponde il concetto.
La sostanza esiste di per sé; gli attributi invece esistono solo con la sostanza. Il giudizio è una proposizione in cui il soggetto è la sostanza ed il predicato è un attributo.
Nelle Categoriae, Aristotele, esprime per la prima volta questa dottrina e distingue le sostanze prime (gli individui) dalle sostanze seconde (le specie e i generi, predicati).
Il linguaggio per Aristotele ha un valore simbolico convenzionale delle affezioni che hanno luogo nell'anima.
I termini che designano le cose (nomi) o azioni (verbi) se posti secondo connessione compongono un discorso. Tutti i discorsi sono semantici (cioè significano qualcosa) ma non tutti sono apofantici (cioè possono essere veri o falsi).
La verità o falsità di un discorso semantica si ha a seconda della congruenza di esso con la realtà: l'affermazione o negazione di un predicato del soggetto in corrispondenza alla connessione o non connessione oggettiva di sostanza ed attributo identificano il giudizio vero.
Inoltre vi è la distinzione tra universalità o particolarità della predicazione: universali sono i giudizi il cui predicato si attribuisce alla totalità dei soggetti, particolari i giudizi il cui predicato si addice solo a qualche soggetto.
Perciò possiamo dividere i giudizi in: universali affermativi (indicati dai medievali con la vocale A di affirmo), particolari affermativi (I di affirmo), universali negativi (E di nego), particolari negativi (O di nego).
Altra distinzione minore è tra il giudizio singolare e l'indefinito: nel primo il soggetto designa un singolo individuo, nel secondo il soggetto o il predicato è indicato con termini negativi.
Aristotele definisce contrarie A ed E, contraddittorie A e O e E e I. Le proposizioni contrarie non possono essere entrambe vere ma possono essere entrambe false e quindi può essere vero un terzo caso non contemplato (tutti gli uomini sono bianchi tutti gli uomini non sono bianchi); le due contraddittorie invece non possono essere entrambe vere o false ma una vera e l'altra falsa (tutti gli uomini sono mortali, qualche uomo non è mortale).
La sillogistica è precisamente l'analisi delle forme dei giudizi. Si può difatti sapere se un predicato possa essere attribuito ad un soggetto solo se si trova un termine medio che li colleghi. Pertanto un sillogismo è fondato su un ragionamento che da una premessa maggiore (connessione del Predicato con il termine Medio) e da una premessa minore (connessione del M con il Soggetto) trae una conclusione nuova (connessione P S). Famoso esempio: tutti gli uomini (M) sono mortali (P), Socrate (S) è un uomo (M) , Socrate (S) è mortale (P). M è soggetto nella Premessa maggiore e predicato nella minore e le premesse e la conclusione sono delle proposizioni A.
Il termine medio può fare anche da predicato in entrambe le premesse (nessun bruto può essere virtuoso, tutti gli uomini possono essere virtuosi, nessun uomo è bruto) in cui una premessa e conclusione sono negative; da soggetto in entrambe (tutti gli uomini sono animali, tutti gli uomini sono ragionevoli, alcuni animali sono ragionevoli), la cui conclusione è particolare. Inoltre le premesse possono essere entrambe universali o particolari oppure lo può essere una solo delle due e affermative o negative (anche qui entrambe o solo una delle due).
Da questa presentazione comprendiamo come esistano molti modi sillogistici e di questi una buona parte "inconcludenti". Studiarli permette anche di comprenderne l'uso e l'abuso, come nel caso della quaternio terminorum: attraverso un riferimento equivoco del termine medio attribuito a due cose diverse, si introducono nel sillogismo quattro termini invece di tre: questo è l'ingannevole modo di argomentare dei sofisti.
Tuttavia è da puntualizzare ancora che lo studio del sillogismo ci spiega il procedimento logico di un giudizio, non la sua verità o falsità. Quanto alla verità delle asserzioni infatti Aristotele distingue i vari sillogismi:il sillogismo dimostrativo o apodittico ha una conclusione fondata su premesse vere, principii di conoscenza o premesse probabili ed è alla base della scienza; il sillogismo dialettico, fondato su premesse probabili e verosimile che fonda il ragionare; il sillogismo sofistico, fondato su premesse che sembrano solo probabili che fonda l'eristica.
Ad una premessa vera si perviene o traendo conseguenze da premesse che si sanno vere oppure come risultato dell'esame dei casi particolari. La prima via è quella della deduzione, la seconda dell'induzione.
L'induzione si fonda sui singoli casi e procede verso l'universale, contrariamente alla deduzione. Per essere completa deve esaminare tutti i casi possibili; ovviamente le conclusioni sono subordinate all'esperienza e si ferma alla constatazione del fatto senza poterne dare la causa. In compenso è più facile perché si basa sulla conoscenza sensibile (prima per noi).
Il metodo deduttivo è più rigoroso ed efficace contro le contraddizioni perché si basa su principi universali (primo in sé) ma la difficoltà è nell'avere proposizioni immediatamente evidenti non dedotte su cui lavorare. Difatti queste non possono essere conosciute attraverso la ragione discorsiva (diànoia) ma attraverso l'intuizione nella loro unità colta dall'intelletto (noùs). Questi principi non sono dimostrabili, ma sono a fondamento della scienza, quindi più certi delle dottrine scientifiche.
Scienza ed intelligenza sono certe e stabili e si occupano di ciò che è stabile ed eterno; l'opinione invece si interessa di ciò che può cambiare. Opinione e scienza sono inconciliabili quanto a conclusioni anche se possono vertere sullo stesso oggetto.
I primi principi logici sono quelli di identità, contraddizione, terzo escluso. Il principio di identità, mai così nominato da Aristotele, esprime che ogni contenuto della nostra esperienza mentale deve essere necessariamente determinato ed identico a se stesso; per il principio di contraddizione non si può attribuire ad un medesimo soggetto nello stesso tempo ed aspetto predicati contraddittori. Il principio di contraddizione impone di scegliere tra affermazione e negazione, pertanto terzo escluso.
Partendo da questi principi la scienza definisce l'essenza delle cose. La definizione collega il predicato al soggetto attraverso il genere (la classe più ampia cui appartiene l'individuo), la specie (la parte del genere alla quale appartiene specificamente l'individuo), la differenza (ciò che distingue una specie dall'altra), il proprio (l'attributo che appartiene necessariamente alla sostanza), l'accidente (l'attributo che può appartenere alla sostanza).

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