Ominide 1445 punti

Sostanza

Arrivato all’individuazione della sostanza come riferimento comune di tutti i modi di essere, Aristotele esamina i candidati possibili alla qualifica di sostanza: la materia, la forma, il sinolo di materia e forma e l’universale. I criteri della sostanza rimangono quelli individuati nelle categorie, per cui uno di questi elementi deve rispondere a questi parametri: essere individuale, indipendente dalle altre cose, sempre soggetto e mai predicato. Allora elimina subito quella che era la sostanza per i presocratici, ossia la materia. Questa infatti, pur essendo l’unica cosa che si mantiene durante un cambiamento, in quanto è il sostrato comune, manca di due caratteristiche poiché non è identificabile, ma è individuata solo alla presenza della forma, perciò nemmeno indipendente. Un altro candidato è l’universale che però manca della possibilità di essere a se stante e separato, poiché non può mai essere individuato senza una realtà concreta a lui legata, una materia. Nella realtà posso trovare singoli individui, ma non la specie. Gli universali sono astrazioni che hanno vita solo insieme alla materia.
Veramente sostanza è invece il sinolo di materia e forma, poiché non esiste materia senza forma e viceversa, sono un tutt’uno. Non è possibile disgiungerli però siccome la sostanza è il riferimento comune, è la causa delle cose, sotto questo aspetto vera sostanza è la forma, cioè il principio organizzativo della materia, non la materia stessa. Se una cosa è quello che è, lo deve alla forma che ha organizzato in quel modo la materia e che perciò assume la funzione di causa dell’essere. Bisogna sottolineare che la forma non è universale, semmai non potrebbe più identificarsi come sostanza, bensì individuale, la forma sostanziale infatti è comune a tutti gli individui organizzati secondo quella forma, però dal punto di vista della specie, della definizione.
Dal punto di vista del numero, invece, tutti gli individui sono diversi. Questo permette ad Aristotele di spiegare sia molteplicità che divenire. Ad esempio Mario nella sua essenza specifica e numerica rimane uguale anche se cambia; cioè nel Mario di 10 anni e in quello di 30 anni, l’anima, ossia la sua forma sostanziale, rimane la stessa, malgrado il soggetto Mario possa cambiare nell’aspetto, se non fosse così dovrei parlare di due entità differenti. La forma sostanziale è creata dall’eternità, per l’eternità e non si modifica, perché se cominciassimo a dire che le specie cambiano sotto un principio di casualità non si spiegherebbe più la continuità delle specie. Quindi queste si mantengono. Vi è solo accidentalità, che muta gli accidenti ma non la sostanza.

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Antica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email