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Aristotele - La Fisica

La fisica studia la physis ovvero la natura che è il regno del movimento e del divenire.
Gli elementi naturali che determinano la materia informe sono quattro: l'acqua è l'elemento freddo umido e la terra freddo secco, che si muovono verso il basso (la terra di più infatti nell'acqua affonda), l'aria caldo umida e il fuoco caldo secco si muovono verso l'alto (l'aria meno del fuoco, come dimostra l'ebollizione); in più a questi quattro elementi vi è l'etere o quintessenza che compone i corpi celesti e che si muove circolarmente. Il movimento dei quattro elementi infatti non è perfetto poiché in esso inizio e fine non coincidono come avviene invece nel moto circolare dell'etere, il primo movimento è proprio della generazione e della corruzione, mentre il secondo, proprio dell'eternità.
Le sostanze determinate perciò si dividono in: sensibili mobili, che costituiscono il mondo fisico e che appartengono alla classe ingenerabile ed incorruttibile che costituisce i corpi celesti o alla classe generabile e corruttibile costituita dai quattro elementi sublunari ; ed insensibili immobili, oggetto della teologia (XII libro della Metafisica).
Il movimento uniforme ed eterno del primo cielo che regola il movimento degli altri cieli deve trovare necessariamente, secondo Aristotele, una causa in un motore primo immobile, altrimenti dovremmo andare ancora a ritroso a ricercare il motore primo.
Il primo motore sarà atto puro, quindi senza possibilità di non muovere, senza possibilità di passaggio dalla potenza all'atto, proprio del divenire; esso non avrà grandezza (una grandezza infinita non esiste e una grandezza non può avere l'infinita potenza necessaria a muovere in eterno) e giacché la materia muta e si corrompe sarà immateriale; sarà causa finale, sommo bene e non causa efficiente non avendo né materia né grandezza. Questo primo motore è da identificarsi con Dio.
Il primo motore, essendo immateriale, sarà pensiero: non pensiero di altre cose (altrimenti soggiacerebbe al passaggio dalla potenza all'atto), ma pensiero di pensiero, unità di intelletto ed intelligibile.
Come Dio muove il primo cielo, così ogni cielo è un'intelligenza motrice immobile ed eterna, per cui valgono gli stessi principi, che muove il successivo. Il movimento non circolare dei pianeti richiedeva che si ipotizzassero più sfere che muovessero ogni pianeta, per cui Aristotele ne ammetteva 47 o 55, secondo le diverse interpretazioni di Eudosso o Callippo.
Dio perciò non crea il mondo, ispirando solo al primo cielo il suo desiderio di vita perfetta, ma ne garantisce l'ordine. Tuttavia la sostanza è il fondamento intrinseco dell'essere, non Dio.
Perciò all'estremità della regione celeste vi è la sfera delle stelle fisse, poi via via le altre, passando per quelle dei pianeti, del sole, della luna, fino a giungere alla terra immobile al centro dell'universo.
Il mondo è unico e perfetto, secondo la pesantezza al centro vi è la terra, intorno la sfera circolare dell'acqua, intorno ancora la sfera dell'aria, poi quella del fuoco, poi i cieli ed i corpi celesti. Gli elementi che si allontanano violentemente dalla propria sfera vi tornano naturalmente. Esiste un unico mondo perché anche se vi fosse al di fuori altra terra, aria o acqua tenderebbero a tornare nella loro sfera ricostituendo l'unico mondo. Il mondo è inoltre eterno.
A proposito del moto violento, Aristotele sostiene che l'aria sospinga il sasso lanciato verso l'alto da una mano, per cui se esistesse il vuoto il movimento sarebbe impossibile; altrimenti si dovrebbe ipotizzare una velocità infinita o la medesima velocità per corpi di diverso peso.
La perfezione implica ovviamente finitezza e Aristotele nega l'infinito. Infatti il mondo è il limite spaziale (per questo la retta non può essere infinita) e lo spazio è il limite immobile che abbraccia un corpo (per cui il vuoto non esiste); il tempo è un ordine misurabile secondo il prima ed il poi dal movimento degli astri.
Il mondo è ordinato secondo un fine: perciò nulla è accidentale e tutto rientra in quest'ordine: anche la fortuna stessa (tùke) rientra in quest'ordine.
Vale la pena sottolineare ancora questo interesse per la ricerca scientifica.
Le sostanze inferiori sono le più accessibili e quindi hanno il sopravvento nella ricerca scientifica, più vicine e quindi simili a noi. Sia che si studi la natura che le cose divine si mira alla forma a prescindere dalle parti materiali, l'indagine verte sempre sulla sostanza totale.
Aristotele si interessò di biologia, soprattutto negli anni dell'età adulta, di fenomeni metereologici, di genetica, embriologia, anatomia e fisiologia animale, mostrando verso tutte queste materie lo stesso interesse per la sperimentazione, lo spirito sistematico, attenzione per il concreto ed il particolare.

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