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La fisica aristotelica

La seconda scienza teoretica per Aristotele è la fisica o filosofia seconda e ha come oggetto di indagine la realtà sensibile, che è seconda rispetto a quella soprasensibile che è prima, intrinsecamente caratterizzata dal movimento. Per Aristotele la fisica è la scienza delle forme e delle essenze, e risulta un'ontologia o metafisica del sensibile. Si trovano nei libri della Fisica considerazioni di carattere metafisico, in quanto il soprasensibile è causa e ragione del sensibile.

Teoria del movimento

Gli eleati avevano negato divenire e movimento perché supporrebbero l'esistenza di un non essere. Il movimento o il mutamento in genere è precisamente il passaggio dall'essere in potenza all'essere in atto, dunque non suppone il non essere come nulla, ma il non essere come potenza, che è una forma di essere ed è passaggio da essere (potenziale) a essere (attuale) (esempio: io come donna posso essere mamma → potenzialità, io divento mamma → attuazione). Consideriamo le categorie della sostanza, della qualità, della quantità e del luogo: il mutamento secondo la sostanza è la generazione e la corruzione, il mutamento secondo la qualità è l'alterazione, il mutamento secondo la quantità è l'aumento e la diminuzione e il mutamento secondo il luogo è la traslazione. Mutamento è termine generico che va bene per tutte e quattro queste forme, il movimento invece designa le ultime tre.

Lo spazio, il tempo, l'infinito

Connessi alla concezione del movimento sono i concetti di spazio e tempo. Secondo Aristotele, esiste un "luogo naturale" cui ciascun elemento sembra tendere, per sua stessa natura: fuoco e aria tendono verso l'alto, invece terra e acqua verso il basso, in cui alto e basso sono determinazioni naturali. Il luogo è il primo immobile limite del contenente, ovvero il primo motore immobile. Il movimento generale del cielo sarà quindi possibile solo in senso circolare, ovvero su se stesso e il vuoto è impensabile. Il tempo è strettamente connesso al movimento, e ciò risulta dal fatto che quando non avvertiamo movimento o mutamento (divenire) non avvertiamo nemmeno il tempo. La percezione del prima e del poi, e quindi del movimento, suppone l'anima, ovvero colei che percepisce e comprende, e per questo diventa conditio sine qua non, in quanto risulta impossibile l'esistenza del tempo senza quella dell'anima. Aristotele nega che esista un infinito in atto, ma esiste solo come potenza o in potenza.

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