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Aristotele

Aristotele fu, non solo un grande filosofo, ma una figura determinante del pensiero occidentale. A lui si devono la prima e più sistematica formulazione delle leggi della logica e del ragionamento e la mappa dei saperi, che ricostruisce e interpreta tutti gli aspetti della realtà.
Aristotele si formò alla scuola di Platone per più di vent’anni. Egli però, a differenza di Platone che prediligeva la matematica, considerava la biologia come la scienza chiave della sua filosofia; egli inoltre considerava l’essere vivente come un organismo singolo e concreto. Aristotele non si interessa all’attività politica essenzialmente per diverse ragioni: egli vive nel periodo della crisi politica delle città greche controllate dalla Macedonia e l’attività politica è gestita da un centro di potere lontano, localizzato nella corte del sovrano, ed il singolo cittadino non conta più niente. Aristotele inoltre non era ateniese, quindi non poteva aspirare a far carriera politica ad Atene.

Per questi motivi egli concentrerà i suoi studi nella ricerca scientifica e nell’insegnamento, diventando la prima figura di intellettuale puro.

LA FILOSOFIA DI ARISTOTELE
Il compito della filosofia, secondo Aristotele è quello di comprendere e descrivere l’unico mondo reale (quello in cui l’uomo vive, non un “iperuranio”) ed è necessario tracciare una mappa di tutti i saperi che comprenda: fisica, biologia, etica, politica, arte, logica, psicologia ed infine comprendere l’essere stesso e Dio.

IL LICEO
Aristotele fonda il liceo in un edificio preso in affitto presso un boschetto sacro ad Apollo Licio (da qui “liceo”), chiamato anche “peripato”(passeggiata), poiché i suoi membri erano soliti discutere passeggiando. Il liceo non aveva intenti religiosi o politici e gli allievi non erano tenuti a rispettare delle regole. Il fulcro dell’attività della scuola era l’insegnamento e l’attività di ricerca, praticando la libera discussione che si dedicasse alla ricerca scientifica specialistica. La ricerca era vista come un comune impegno per la scienza. Le discipline trattate erano moltissime (fisica, botanica, zoologia, biologia, psicologia, etica, politica, logica, metafisica). Si iniziò una grande raccolta di manoscritti che costituì la prima importante biblioteca della grecia, comprendente una collezione di carte geografiche e un museo di storia naturale.
L’insegnamento era in forma orale e le lezioni miravano ad insegnare il metodo per trattare lo specifico argomento in discussione. Aristotele affermava che non esiste un metodo universale per ogni settore di ricerca, ma che ogni scienza è unica per i suoi contenuti e per uno specifico metodo di indagine.

GLI SCRITTI
Aristotele pubblicò alcuni dialoghi secondo lo stile di Platone, che però andarono perduti:
- Sulla filosofia: dialogo che dimostra che la filosofia ha sempre avuto il fine di interrogarsi sul perché del mondo e dell esistenza delle cose.
- Protrettico: contiene un invito a dedicarsi alla filosofia
- Eudemo.
Le opere a noi giunte appartengono alla fase della maturità; sono saggi che venivano utilizzati all’interno del liceo ed utilizzano lo stile della comunicazione didattica. Le opere più importanti si distinguono in:
- Scritti di logica
- Scritti sulla natura: tra cui spicca la “Fisica”
- Scritti di psicologia: tra cui ricordiamo “sull’anima”
- Scritti di biologia
- Scritti sulla filosofia prima (scienza dell’essere e di dio): raccolti sotto il nome di “Metafisica” (14 volumi)
- Scritti di etica e politica
- Scritti sull’arte del parlare e dello scrivere.

LE SCIENZE
Secondo Aristotele ogni singola disciplina ha oggetto, metodo e fini specifici. Affermando l’autonomia delle singole scienze egli stabilisce una relazione stretta tra le varie articolazioni dei saperi e la realtà delle cose. Le conoscenze cioè rinviano alle cose come l’immagine riflessa in uno speccio rinvia alla sua fonte esterna.
In Platone le scienze si strutturavano secondo una forma piramidale, in Aristotele queste sono organizzate orizzontalmente. Egli suddivide le scienze in tre aree:
- Scienze teoretiche e conoscitive: Il loro studio non ha uno scopo pratico se non la pura conoscenza disinteressata della realtà. Comprendono la matematica, fisica e filosofia prima e non dipendono dall’azione o dalla volontà dell’uomo. La matematica studia gli enti, numeri e figure geometriche non soggette al divenire, quindi immobili. La fisica studia gli enti naturali che per Aristotele hanno una propria esistenza, e non sono una copia del mondo ideale. La filosofia studia l’essere in quanto tale (ontologia) e Dio come ente eterno e immobile (teologia). La ricerca sull’essere varrà poi chiamata “metafisica”.

- Scienze produttive(arti): sono quelle che hanno un fine utile e non seguono il metodo dimostrativo; sono libere creazioni dell’uomo: arti architettoniche, figurative, musica, poesia, danza, retorica.
- Scienze pratiche: sono l’etica e la politica. Servono a guidare la condotta degli uomini, hanno come oggetto il possibile, in quanto le azioni degli uomini dipendono dagli istinti o dalla volontà.

LA METAFISICA
Il dissenso di Aristotele nei confronti di platone lo troviamo espresso maggiormente nei concetti della metafisica.

Il punto di avvio della ricerca aristotelica è rappresentato dai diversi enti (cose esistenti) che sono accumunati dal fatto di possedere l’essere. Aristotele identifica dieci categorie che non sono altro che le qualità più generali dell’essere:
- La qualità: colori, odori, sapori, qualità morali.
- La quantità: peso, lunghezza, larghezza.
- La relazione: stabilisce un confronto tra enti (parentela).
- Il luogo: spazio in cui si trovano gli enti
- Il tempo: oggi, domani, ieri.
- La sostanza: fondamentale e primaria. Ci permette di capire cosa sia un ente. È la ragione delle cose, la loro essenza. Esistono due tipi di sostanze:

o Sostanza prima: enti che esistono in modo autonomo e primario. (uomo)
o Sostanze seconde: esprimono le qualità delle sostanze. Sono secondarie perché vengono dopo quella primaria e dipendono da essa. (bianchezza dei capelli)
Gli enti sono mutevoli, ma pur trasformandosi, conservano la propria identità. Per spiegare questa realtà Aristotele utilizza due termini: Forma e Materia, che costituiscono un’unità inscindibile e no possono esistere l’una senza l’altra (a parte in Dio):
- La materia è l’elemento indeterminato che ha la potenzialità di assumere determinazioni successive rendendo possibile il cambiamento. (legno)
- La forma è l’elemento stabile, l’insieme di caratteristiche morfologiche e funzionali che identifica e rende conoscibile un ente (tavolo)
Ogni oggetto del mondo è sempre qualcosa di determinato che ha la possibilità di diventare altre cose.
Aristotele identifica la materia con la potenzialità e la forma con l’attualità. Egli distingue:
- La potenza: la possibilità da parte della materia di subire un cambiamento (materia)
- L’atto: indica l’esistenza dell’oggetto.n (forma)
L’atto precede sempre la potenza, che si concretizza in atto.

DIO
Aristotele ammette la presenza di un Dio che è:
- Sostanza immutabile e eterna
- Il principio supremo dell’universo
- Il primo motore immobile
Dio ha acceso il motore dell’universo e causa il suo movimento. Le sfere celesti sono caratterizzate da un movimento eterno, e ogni movimento suppone l’esistenza di una forza in atto che lo produca; Dio è dunque sostanza prima. Egli non può essere composto di materia perché la materia è potenza ed occorrerebbe un altro principio in atto sopra di lui. Dio esiste e deve esistere perché nel mondoci sia il movimento e deve essere necessariamente:

- Atto puro
- Motore immobile
- Mente pura (pensare al proprio pensiero)
Per originare il movimento dio agisce come causa finale. Egli può causare il movimento rappresentando l’oggetto del desiderio delle sfere celesti. Egli è infatti il polo di attrazione dell’universo, ed il primo cielo desidera la sua perfezione e la imita muovendosi in modo perfetto. Dio è la molla che mette in moto l’universo attirando gli enti. Egli è il creatore dell’ordine, non dell’universo, che è eterno.
Aristotele ammette una pluralità di divinità (55).

L’ANIMA E LA VITA
Aristotele ammette la presenza dell’anima come unita al corpo e inscindibile, e non ammette la vita dell’anima dopo la morte (se l’occhio fosse un animale, la vista sarebbe la sua anima).
Abbiamo tre forme di vita che corrispondono atre funzioni dell’anima:
- L’anima vegetativa: capacità di nutrirsi, svilupparsi, deperire.
- L’anima sensitiva: provare sensazioni, desiderare, muoversi.
- L’anima intellettiva: capacità di pensare,ragionare parlare

CONOSCENZA E INTELLETTO
La conoscenza si divide in tre fasi correlate tra loro:
- Conoscenza sensibile: prodotta dai 5 sensi +1 (funzione di renderci consapevoli di tali sensi)
- Immaginazione: produce immagini o riproduzioni mentali delle sensazioni, questa spiega il ricordo delle sensazioni.
- L’intelletto: grazie al quale si ottiene la conoscenza completa che attualizza e da forma alle confuse immagini che l’immaginazione presenta, è diviso in:
o Intelletto passivo: è la potenzialità di apprendere.
o Intelletto attivo: è atto, fa passare all’attualità le conoscenze. (è immortale e eterno)

L’ETICA
L’etica si interessa al comportamento individuale che sta alla base della politica. Questa non viene dedotta da un modello di comportamento valido per tutti, ma dipende dall’analisi delle situazioni reali in cui gli uomini vivono. si occupa di questioni che riguardano i costumi e le abitudini degli uomini, mutevoli e relativi. L’etica di Aristotele è basata sulla ricerca del giusto messo, poiché la virtù sta nel mezzo.
Aristotele definisce due tipi di virtù:
- Etiche: consistono nella disposizione a scegliere il giusto mezzo dominando gli impulsi (giustizia)
- Dianoetiche: collegate all’anima razionale, tra queste abbiamo la sapienza, la prudenza e la saggezza che ci aiutano a capire quale sia il giusto mezzo. La sapienza non è a portata di tutti, ma solo dei filosofi, la saggezza invece di tutti gli uomini.
Aristotele dedica ampio spazio all’amicizia, che può essere di tre tipi:
- Fondata sull’utile e sul piacevole: è effimera e destinata ad esaurirsi.
- Fondata sul bene: poco frequente, è destinata a consolidarsi nel tempo
Secondo Aristotele non si possono avere molti amici, poiché l’amicizia presuppone un’eguaglianza di condizione sociale ed intesa reciproca.
Il fine dell’etica è il raggiungimento di una condizione di benessere (eudaimonia), definita felicità, che si ottiene cono la conoscenza e la contemplazione della verità.

LA POLITICA
Secondo Aristotele alla base dello stato c’è la famiglia, che è un’unità riproduttiva sotto il profilo generazionale ed economico. Il padre di famiglia esercita piena autorità sulla moglie, sui figli e sugli schiavi, considerati come delle macchine umane.
Le famiglie si riuniscono nella polis. Secondo Aristotele l’uomo e tendenzialmente socievole e quindi la società è la condizione in cui poter realizzare le se stesso nel modo migliore.
Aristotele non crede che ci sia una forma perfetta di governo, egli analizzò le definizioni di Stati diversi e le relative degenerazioni:
- Monarchia (governo di uno solo) – tirannide.
- Aristocrazia (governo dei migliori) – oligarchia.
- Politia (governo della moltitudine) – democrazia.
Secondo Aristotele ogni forma di governo è falida a patto che proponga il benessere materia spirituale dei cittadini e fissa delle regole:
- Numero non troppo elevato di cittadini
- Buona posizione della città
- Collaborazione tra le classi sociali
- Proprietà privata di beni

L’ARTE E LA RETORICA
L’arte è considerata un’attività che imita la natura e i fenomeni sociali o storici.
Secondo Aristotele la poesia è imitazione di azioni con i mezzi del linguaggio e del ritmo. Questa si ispira alle vicende concrete degli uomini e della storia e gli attribuisce principio, sviluppo e fine. La poesia è favola che, prendendo spunto da una situazione reale la elabora in forma mitica. In sintesi essa rappresenta l’essenza stessa dell’anima.
La poesia è superiore rispetto alla storia perché permette una maggiore chiarezza e un approfondimento morale di eventi reali e permette di interpretare i fenomeni psicologici. Questa inoltre tende a rappresentare l’universale, mentre la storia il particolare.
La poesia deve possedere un’unità di azione, di tempo e di luogo.
Secondo Aristotele la forma più completa di poesia è la tragedia che ha la funzione di purificazione dalle passioni umane. Aristotele credeva che la rappresentazione delle passioni da cui una persona è afflitta personalmente fanno in modo che questa si scarichi sfogandosi.

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