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Aristotele - Conoscenza, intelletto e felicità

La conoscenza secondo Aristotele inizia sempre dai sensi, che sono potenza e diventano atto quando si percepisce una sensazione. Esistono anche dei sensibili comuni, ovvero delle caratteristiche che coinvolgono vari sensi. La conoscenza avviene per astrazione: l'intelletto estrae la forma comune a tutti ed attua un passaggio da potenza ad atto. Aristotele individua due tipi di intelletto: attivo e passivo. L'intelletto passivo è la capacità di conoscere, mentre quello attivo è la conoscenza effettiva ed è immortale, tuttavia il filosofo non precisa le caratteristiche di esso nei suoi scritti.
Secondo Aristotele la felicità è il fine delle scienze pratiche e la realizzazione della propria natura razionale. Essa deriva dall'etica e dalla politica. L'etica è la scienza dei principi che stanno alla base del comportamento umano e dei criteri per valutarne la bontà, mentre la politica garantisce la felicità di tutti i cittadini ed è quindi di maggiore importanza dato che dalla felicità collettiva deriva quella individuale. Secondo Aristotele esistono due livelli di felicità, quella portata dalle virtù dianoetiche e quella portata dalle virtù etiche. Le virtù dianoetiche riguardano la ragione e il pensiero, quelle etiche il controllo delle passioni mediante la ragione. Esse ricercano la medietà, ovvero il giusto mezzo tra due eccessi opposti. Ogni virtù è un modo di essere da acquisire con l'abitudine. Aristotele si differenzia da Platone perché rivaluta l'importanza delle passioni, purché controllate dalla ragione.

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