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Classificazione delle scienze

Aristotele nella Metafisica opera una distinzione tra le varie scienze (I° libro). Il suo punto di partenza è citato nell'incipit dell'opera: “Tutti gli uomini per natura tendono al sapere”. Da questo postulato iniziale si ricava che, secondo Aristotele, la sapienza è la meta di tutti, è l’obiettivo di tutti gli esseri razionali. L’uomo è un animale razionale (ciò che lo distingue dagli altri esseri viventi).
Si tratta ora di capire qual'è questo sapere a cui tendono perché questi sono di diversi tipi. La classificazione delle scienze avviene in base a due criteri fondamentali: l'oggetto di studio (cosa studiano queste scienze) e il fine (a cosa tendono).
Possiamo distinguere tre tipi di sapere (scienze) secondo una gerarchia ordinale:

o Conoscenze teoretiche (Teor=conoscere): scienze il cui fine è conoscitivo, disinteressato, libere da scopi pratici. L’oggetto di studio è il necessario, qualcosa da cui non si può prescindere, d’importanza necessaria. Il tipo di sapere è certo e comprende fisica, matematica, metafisica e quest’ultima è quella gerarchicamente più importante.

Per Aristotele la filosofia coincide con la metafisica, è il sapere superiore e libero, non è asservita a niente.

o Scienze pratiche: etica, economia, politica
Fine: l’agire umano, servono all’uomo per poter agire nel modo giusto;
Oggetto di Studio: contrario di necessario, ovvero il contingente (non è un sapere certo, è solo possibile, probabile).
La differenza tra contingente e necessario è la stessa che sussiste tra l'uomo e Dio. Nell'uomo l'esistenza non fa parte dell’essenza, ma gli viene data da Dio, (possiamo esistere, ma possiamo anche non esistere), mentre Dio è l'essere in cui essenza ed esistenza coincidono(lui esiste e deve esistere sempre).

o Scienze poietiche (poiesis=produzione): arte, tecnica, poesia.
Il fine è la produzione di oggetti artificiali, l'oggetto è il contingente (non necessario).

La Meraviglia

La filosofia nasce dalla meraviglia. Aristotele affermava che il sapere nasce dalla meraviglia, lo stupore del fatto che le cose stanno così come stanno. Questa curiosità è alla portata di tutti, essa non è che il punto di partenza, perché se non mi meraviglio non ricerco. Quando da questa meraviglia riesco a raggiungere la sapienza, la situazione si deve capovolgere/rovesciare (non mi devo più meravigliare di ciò che vedo quando divento sapiente, anzi se mi meraviglio vuol dire che non ho ancora raggiunto la sapienza).

Aristotele sosteneva che l’uomo per natura tende al sapere. Il sapere non è sapere sensibile, ma è un conoscere le cause e i principi di tutto, non è una ricerca comune, è una sapienza molto elevata. A differenza di Socrate (meta dinamica) e di Platone questa sapienza può essere raggiunta. E nel momento in cui l’uomo diventa sapiente, decade quell’atteggiamento di meraviglia originario e perviene ad uno stato migliore (simile al divino).

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