Aristotele

Per vent’anni, dai 17 ai 37, fu allievo di Platone nell’accademia, finché non la abbandonò alla morte di quest’ultimo e venne chiamato alla corte macedone per istruire Alessandro Magno. Quando tornò ad Atene, ormai conquistata dai macedoni, venne visto con sospetto e come amico dei nemici. Alla morte di Alessandro, abbandonò il liceo, ovvero la sua scuola, e scappò, ma morì un paio d’anni dopo.
La relazione intercorrente tra Platone e Aristotele era simile a quella preesistente tra Platone e Socrate, ovvero con elementi di continuità e non.
Per Platone, il mondo reale e della natura non aveva alcun valore, mentre per Aristotele meritava di venire studiato e considerato: il mondo del divenire, del cambiamento, può essere studiate e individuate le leggi che lo regolano.
Il fatto che per Aristotele la natura avesse un peso effettivo lo si deve al fatto che suo padre fosse il medico presso la corte macedone. Non era quindi un cittadino ateniese, come Socrate e Platone, le cui filosofie erano difatti rivolte alla vita cittadina.

Per Aristotele, ci si sente realizzati quando si conosce la realtà: il suo obiettivo è conoscere e per lui la filosofia deriva dal bisogno di sapere perché le cose avvengono.
Per Platone, la filosofia andava trasmessa in forma di dialogo, ma essa è una forma poco rigorosa: uno infatti se ne può andare, e somigliavano a testi teatrali. Aristotele scrive sotto forma di trattato, anche se mentre era allievo dell’Accademia scrisse in forma di dialogo.
Gli scritti di Aristotele si possono essenzialmente dividere in due categorie, ovvero quelli essoterici, cioè i dialoghi che scrisse all’Accademia, e quelli esoterici, vale a dire gli appunti per le sue lezioni.
Tuttavia usare il termine esoterico riferito ad Aristotele è controverso: il termine infatti indica qualcosa che solo poche persone possono comprendere, di solito usato relativamente alle dottrine delle sette, ma nei suoi scritti non c’era niente di simile.

Divisione del sapere

In un dialogo, Platone inseriva tutto ciò che poteva collegare all’argomento: Aristotele separò in modo netto le varie branche della conoscenza, dividendo il sapere in tre compartimenti:
- filosofia teoretica, prima o sapere certo: Un sapere certo e necessario, dell’esattezza, oggettivo ed incontrovertibile: di esso fanno parte la matematica, la metafisica, la fisica, la teologia e la filosofia.
- filosofia pratica, seconda o sapere probabile: un sapere affine alla dimensione pratica della vita, riguarda l’uomo e le sue scelte: è un sapere probabile. Per Aristotele, lo stato ideale non poteva esistere e i valori sono prodotti umani. Fanno parte di questa filosofia la politica e l’etica.

- sapere tecnico e produttivo: un sapere tecnico dell’uomo. Ad Aristotele interessano le tecniche culturali, ovvero retorica e poetica.
Oltre a questi saperi, abbiamo la logica, una disciplina esterna al sapere: Non ha un contenuto, ma studia la forma della conoscenza e della logica.

Logica

È lo studio delle forme del pensiero e del sapere, ignorando i contenuti. Il ragionamento che studia Aristotele parte da premesse e giunge ad una conclusione in accordo e necessariamente derivante dalle stesse. È il ragionamento ideale, detto sillogismo, ovvero la forma del sapere certo e necessario, studiato dai primi quattro libri della logica.
Es. Tutti gli animali sono mortali. Tutti gli uomini sono animali. Tutti gli uomini sono mortali.
Il sillogismo è l’unione logica di due premesse ed una conclusione. In esso rientrano quindi tre proposizioni, ognuna composta da due elementi (es. tutti gli animali e sono mortali). Il sillogismo è composto da tre elementi (tutti gli animali, tutti gli uomini, sono mortali) o concetti, incastrati l’uno all’altro come una matrioska. Ci sono un termine maggiore, uno medio e uno minore, in riferimento alla vastità dei concetti e a quanto del mondo comprendono (uomini: termine minore; animali: termine medio; mortali: termine maggiore). Il termine più importante è quello medio, perché è quello che riesce a collegare i concetti tra loro, è contenuto e contenente (animali contiene gli uomini ed è contenuto in mortali). Lo si ritrova in entrambe le premesse ma non nella conclusione, perché il suo scopo è legare i termini maggiore e minore con un nesso logico, e una volta stabilito, scompare per lasciare spazio alla conclusione.
Il sillogismo è studiato nei trattati delle categorie, dell’interpretazione e negli analitici primo e secondo.

- categorie: i concetti, corrispondenti ai generi sommi platonici, sono anche detti categorie e sono dieci, ricavate dall’analisi del linguaggio. Il soggetto è indipendente, ma i predicati hanno senso solo se associati al soggetto. Il soggetto è categoria di sostanza mentre il predicato di quantità. Questa dottrina è l’elaborazione di quella platonica dei generi sommi. All’interno di questa si distingue tra genere e specie, cosa che aiuta a costruire il sillogismo. Si occupa dei rapporti intercorrenti tra i concetti, che vanno studiati in riferimento al fatto che alcuni contengano e altri siano contenuti.
- de interpretazione: due concetti formano una proposizione, che si analizza secondo quantità (universale o particolare) e qualità (negativa o affermativa
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- analitici i e II: nei primi si studiano le relazioni tra le proposizioni dal punto di vista formale, mentre nei secondi si studiano dal punto di vista gnoseologico.

La dottrina della sostanza

La logica, tramite il sillogismo, costruisce un sapere certo e necessario: nel sillogismo, la conclusione deriva naturalmente dalle premesse, ma come possiamo sapere che esse rispecchiano la realtà, ad avere la certezza di una premessa?
A studiare la realtà è la filosofia prima, che si divide in metafisica ed ontologia. Indica e fornisce i concetti utili a spiegare la realtà. Il suo concetto di fondo è la dottrina della sostanza, qualcosa che sta dentro di noi e dall’interno ci plasma facendoci essere ciò che siamo. L’idea è esterna e trascendente, mentre l’essenza interna ed immanente.

la dottrina della sostanza corrisponde per i contenuti che cerca di spiegare, ovvero divenire e molteplicità, a quella platonica delle idee. Riguardo a quest’ultima, Aristotele muove principalmente due critiche a Platone:
- Il mondo delle idee è un inutile raddoppiamento della realtà, e complica le cose invece di semplificarle;
- Come fanno le idee a causare cambiamenti nel mondo reale quando sono separate da esso?

La sostanza è forma interna ed immanente che fa essere la cosa così com’è. È una sorta di DNA, che è dentro di noi. Non è l’aspetto esteriore, ma ciò che plasma il corpo.
È anche l’oggetto così come appare, in quanto ogni essere vivente è sostanza.
Questo fa della sostanza un termine duplice ed ambiguo, che si risolve con il fatto che la sostanza come individuo è un sinolo di forma e materia.
L’essenza dell’essere e l’essere dell’essenza sono due concetti diversi: il primo è la forma interna e sensibile, la seconda è palese e concreta. La prima è quindi la forma, la seconda la materia, che insieme costituiscono il sinolo dell’individuo.
La molteplicità si spiega quindi con la categorizzazione: per esempio, in una classe di studenti, ad accomunarci tutti è la sostanza umana.
Il divenire invece si presenta sotto forma di divenire imprevedibile (G. si fa i capelli verdi) o necessario (il primo dentino, la prima parola). Quello imprevedibile non fa parte del sapere certo, a differenza del secondo, che è insito nell’essenza dell’essere.
Il divenire è spiegato con i concetti di atto, potenza e privazione della forma.
L’atto riguarda il momento presente, ciò che qualcosa è adesso: il pulcino diventerà gallina, ma per ora è un pulcino.
La potenza riguarda il futuro e ciò che la cosa sarà: il pulcino è in potenza una gallina.
La privazione della forma significa che una cosa non è ancora ciò che può essere in potenza perché ancora non ha quella forma: il pulcino è in potenza una gallina perché ora è momentaneamente privato della forma da gallina.

Sono concetti relativi e valenti in riferimento ad altro (posso essere, per esempio, sia madre che figlia). Il pulcino è in atto pulcino e in potenza gallina, e la realizzazione dell’uovo.

La teologia e la sostanza perfetta

Per Aristotele le essenze sono eterne ed immutabili, anche se diverse dalle idee di Platone in quanto immanenti alla realtà, ma ce n’è una ancora più perfetta, ovvero la sostanza divina.
Essa è eterna, immutabile, immobile. È priva di materia, in quanto la materia può cambiare, e invece Dio no. È pura forma ed attualità, in quanto è perfetta e non deve cambiare (non è niente in potenza), ed è motore immobile del mondo, in quanto attira a sé tutte le cose. È quindi la causa finale del mondo, in quanto tutto aspira ad assomigliargli. Essendo già perfetto, non cambia, in quanto le cose cambiano perché aspirano alla perfezione.
Non è personificato, è un principio, risultato di un’esigenza razionale e logica, e quando pensa può solamente pensare alla perfezione, ovvero sé stesso.

Filosofia seconda

La filosofia prima era la metafisica, volta a spiegare l’essere nel suo modo più vago: la seconda è la fisica, che spiega l’essere come movimento, che può essere spiegato a partire dal divenire o dallo spostamento nello spazio.
Il movimento derivante dal divenire si può spiegare partendo dalla dottrina delle quattro cause, ovvero:
- Causa materiale;
- Causa formale;
- Causa efficiente;
- Causa finale.
Per le cose artificiali, la causa efficiente è l’uomo. Per quelle naturali, l’essenza.
La causa materiale è ciò di cui una cosa è fatta. Avrà poi bisogno di una forma, o sarebbe informe; serve poi una causa efficiente, ovvero qualcuno che la plasmi; e infine, deve avere un fine.
Per esempio, una statua di bronzo è una cosa artificiale. La sua causa materiale è il bronzo, quella formale è il progetto che lo scultore ha nella sua testa, ciò che intende fare di quel bronzo. La causa efficiente è lo scultore, e quella finale il motivo per cui è stata creata, abbellire un giardino etc.
Il movimento come spostamento nello spazio invece si spiega con la dottrina dei luoghi naturali.
Al mondo esistono quattro elementi: terra, acqua aria, fuoco ed. (Il fuoco viene dopo l’aria in quanto quest’ultima, se riscaldata, va in alto). La disposizione non è accidentale, in quanto Aristotele le ordina dalla più pesante alla più leggera.
Il mondo sublunare è composto da sfere fatte di questi elementi, e in quello del cielo c’è un quinto elemento, l’etere.
Quando un elemento viene tolto dal suo luogo naturale, una volta liberato tenderà naturalmente a tornare al suo luogo d’origine. Per esempio, se raccolgo un sasso e lo lancio nel mare, esso andrà a fondo, dove c’è la terra, tornando così nel suo luogo naturale. Quindi, il movimento è dato dal peso dei corpi.


La dottrina dell’anima

La dottrina dell’anima di Aristotele si può spiegare in senso biologico e gnoseologico.
- biologicamente:
l’anima è la forma del corpo, intrecciata alla materia: non si separa dal corpo in quanto è la sua forma, e con la sua morte si disgrega. Il corpo, come già detto, è un sinolo di materia e forma.
Esistono tre livelli di viventi, con tipi di anime diverse: i vegetali, la cui anima gli attribuisce crescita e sopravvivenza; gli animali, che oltre a crescita e sopravvivenza hanno movimento e sensibilità; e gli uomini, nella cui anima racchiudono in sé quella vegetale e animale, più la ragione, che serve a conoscere la realtà.
- in senso gnoseologico:
Per Platone, la conoscenza deriva da idee innate, mentre Aristotele è un sostenitore dell’empirismo: ogni forma di conoscenza che abbiamo è passata dai nostri sensi. Essi sono cinque, più uno che li unifica. Ci danno la rappresentazione di un oggetto, e quando li confrontiamo ad altri, miglioriamo la nostra conoscenza. L’immaginazione è la capacità di formare un’immagine comune degli oggetti osservati. Però non è scienza: oltre alla sensazione e all’immaginazione ci vuole un terzo passaggio, ovvero il concetto, che si raggiunge con l’intelletto attivo o ragione. Mentre l’immagine mi dice cos’è quella cosa e mi dà la possibilità di rappresentarla, il concetto la definisce.
La conoscenza, quindi, parte dai sensi per arrivare condensata in un concetto.


L’etica

L’etica fa parte del sapere probabile ed è il ragionamento su come l’uomo si dovrebbe comportare. Lo scopo della vita umana è la ricerca della felicità, ovvero la piena realizzazione di ciò che uno è potenzialmente, della natura umana, cosa che avviene quando soddisfa la ragione, la sua dimensione razionale. La ragione è uno strumento utile per capire come comportarsi in alcune situazioni e persegue la conoscenza.
Dell’etica fanno parte le virtù etiche e dianoetiche: quelle etiche fanno parte della dimensione umana dell’esistenza, in cui la ragione media fra gli opposti proponendo un’etica dell’equilibrio, mentre quelle dianoetiche riguardano la conoscenza e l’istruzione.
La ragione è anche uno scopo in quanto ricerca la conoscenza: dedicare la propria vita a questa ricerca è ciò che realizza l’uomo.


Le differenze con Platone

- I dati biografici;
- La finalità della filosofia: per Platone politica, per Aristotele volta alla conoscenza.
- L’organizzazione del sapere; Aristotele lo divide in sapere teoretico, pratico e delle arti dell’uomo, Platone cerca di inserire in un dialogo la maggior quantità di argomenti possibile.
- La considerazione del mondo terreno.
- La comunicazione della filosofia: trattato e dialogo.

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