pexolo di pexolo
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Anassimandro - Eterno ritorno dell’identico


L’eternità dell’archè garantisce ad ogni esistenza finita un’eternità intermittente, poiché quando un mondo scompare nell’Àpeiron svanisce semplicemente il prodotto di una differenziazione fra caldo e freddo, ma non scompare affatto il potere della sostanza primordiale di produrre una nuova differenziazione da cui prenderà l’avvio la costruzione di un nuovo mondo. Ogni nuovo mondo, comunque, non potrà essere che una riedizione rigorosamente identica a quello precedente. Non è infatti possibile che la storia del nuovo mondo si differenzi da quella del mondo precedente, perché la più piccola deviazione del corso del nuovo mondo dal cammino di quello precedente implicherebbe una disuguaglianza nelle condizioni iniziali; implicherebbe, cioè, una differenza nell’indifferenziato, il che è assurdo. Di conseguenza, il mondo quale noi lo vediamo è la copia perfetta degli innumerevoli mondi che lo hanno preceduto e l’esemplare di tutta la serie infinita di mondi che lo seguiranno.

Mancanza di progresso


Il prezzo che si paga per questa prima grandiosa rivoluzione è la mancanza di libertà, perché tutto viene dominato da una necessità cieca che si chiama fato, tutto è dominato da una ciclicità eterna. In altri termini, questa visione si rivela negatrice di qualsiasi possibilità di progresso: l’unica forma di progresso è quella che avviene all’interno del ciclo, che una fase costruttiva, al culmine della quale piomba in una fase degenerativa, dando luogo ad una ricorsività infinita. Ciò che evidenzia questa “gabbia fatalistica” è, ad esempio, la lettera di Epicuro, in cui scrive “era meglio credere agli dei che essere schiavi di questa cieca necessità dei fisici”. La visione della natura da parte dei primi scienziati greci irretisce il corso della natura entro un reticolo di vincoli necessari, da cui è impossibile uscire. Questa idea di natura che procede oggettivamente seguendo un preciso ritmo scandito da vincoli necessari è legata all’idea che tutto sia sottoposto fatalmente ad un declino, perché quello che sarà è quello che era già stato, il futuro sarà identico al passato, tutto si snoderà secondo gli stessi ritmi, le stesse sequenze ripetute all’infinito.
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