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Accademia e Liceo

Le idee-numeri

All'"Accademia" di Platone e al "Liceo" di Aristotele, si affiancarono in Atene, alla fine del IV secolo, altre due scuole: il "giardino" di Epicuro e il "Portico" di Zenone.
I due grandi "scolari", Platone e Aristotele, ebbero discepoli in gran numero, ma nessuno che fosse all'altezza di raccoglierne l'eredità. Speusippo, che resse l'Accademia per otto anni dopo la morte dello zio, proseguì e accentuò le tendenze pitagoriche dell'ultimo pensiero platonico, intendendo come modelli delle cose naturali i numeri matematici (distinti dai numeri sensibili), e concepì il Bene platonico come il termine di un processo cosmico suscitato dal desiderio stesso di perfezione. Accanto a lui Eraclide Pontico (che nel 339 a.C. tornerà a Eraclea, nel Ponto, a fondarvi una scuola indipendente) fantasticava Sulle cose che si trovano nell'Ade, e si accostava a dottrine atomistiche, pensando il mondo come fatto di corpi semplici non collegati; mentre Eudosso, noto come teorizzatore delle sfere celesti e valente matematico (sistematore della teoria dei corpi geometrici regolari), facendo del piacere il bene per l'uomo si avvicinava piuttosto a interpretazioni non platoniche dell'insegnamento socratico.

Successore di Speusippo fu Senocrate, che resse l'Accademia per cinque lustri (339-312 a.C.): cultore anche lui di analogie tra i numeri e le cose. Il diàdoco (o "successore") seguente, Polemone, riprese spunti cinici, predicando una vita conforme a natura. Motivi originali si svilupperanno solo nella "Terza Accademia", del III secolo a.C., che volgerà le dottrine platoniche allo scetticismo.

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