Riforma superiori spiegata a tutti

Cristina Montini
Di Cristina Montini

Basta nominarla e gli studenti si dividono: favorevoli e contrari! Chiaramente stiamo parlando del Ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini. Oggi cercheremo di spiegarvi la Riforma delle Superiori e le sue conseguenze in maniera per quanto possibile obiettiva, col solo scopo di avere le idee più chiare sul cambiamento epocale che aspetta le nostre scuole superiori nei prossimi anni. Nel frattempo stiamo ancora aspettando la pubblicazione dei Regolamenti di Riordino definitivi: senza di quelli non è possibile conoscere i piani di studio ufficiali, a meno di un mese e mezzo dal 26 Marzo, termine ultimo per iscriversi.

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CAMBIAMENTO EPOCALE - Il Ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini, non può che dirsi soddisfatta del risultato raggiunto e ha definito “epocale” la riforma da poco approvata. Rispetto ai provvedimenti varati durante gli anni precedenti, infatti, questo si distingue per essere un “provvedimento globale”, cioè prende in considerazione il sistema di istruzione superiore nel suo complesso, riordinando licei, istituti tecnici e professionali tutti insieme.

TAGLI EPOCALI - Ma se da parte del governo c’è piena soddisfazione per l’esito dei lavori, da parte dell’opposizione, invece, troviamo numerose le critiche e le preoccupazioni sulle possibili conseguenze negative di tale riforma. Il leader del PD, Pierluigi Bersani, ha ribattuto al Ministro dell’Istruzione che di epocale ci sono solo i tagli alle risorse finanziarie ed umane a danno dell’istruzione. In questo modo, secondo Bersani, non si fa altro che allontanare l’Italia dagli standard europei non offrendo ai giovani una preparazione adeguata.

CHI HA RAGIONE? - Due posizioni chiaramente contrastanti che hanno comunque entrambe un fondamento:

  1. Il riordino era necessario. Era infatti dal ventennio fascista con Gentile che non si metteva mano in maniera così pesante al nostro sistema scolastico. In passato non c'era mai stato il coraggio di cambiare, ma si era semplicemente permessa la proliferazione di tante sperimentazioni diversi. Col risultato paradossale di averne oltre 700, magari applicate in poche scuole. La Riforma Gelmini ha messo fine a questa situazione paradossale.
  2. Anche la drastica riduzione dei fondi per la scuola è un dato di fatto. La Riforma nasce dopo d.l.133 del 2008, cioè un decreto nel quale Tremonti ha chiesto a Gelmini e Brunetta di risparmiare sulle spese di competenza dei rispettivi Ministeri. Nel pensare alla Riforma, sicuramente la necessità di ridurre le spese scolastiche ha avuto il suo peso.

MENO ORE, MENO INSEGNANTI - E non solo di risorse finanziarie si parla; questa Riforma porterà ad una consistente riduzione anche del personale docente che si stima si aggirerà intorno ai 7000 posti in meno. La necessità di risparmiare è evidente: la riforma nel suo complesso entrerà in vigore solo per le prime classi. Però negli istituti tecnici e professionali, una riduzione di orari e, di conseguenza, di professori si avrà anche per le classi successive alla prima(ad eccezione del quinto anno, per il quale tutto rimarrà invariato). Negli istituti tecnici dalle 36 ore settimanali si passerà a 32 e questo corrisponderà a circa 5300 posti di lavoro in meno; mentre negli istituti professionali i posti di lavoro tagliati saranno intorno ai 1800 dovuti alla riduzione da 36 a 32 ore settimanali nelle classi seconde e da 36 a 34 ore nelle terze.

PROFESSORI NEI MUSEI - Da questa riforma ci si aspetta, quindi, una ottimizzazione delle risorse, ma di fatto un gran numero di insegnanti rimarranno senza lavoro andando a rendere ancor più critica una situazione, quella occupazionale, già in grave stato. A questo riguardo il segretario del sindacato Uil-Beni Culturali, Cerasoli, ha avanzato la proposta di impiegare questi “esuberi” all’interno dei musei italiani; un modo per trovare non solo un nuovo sbocco occupazionale, ma anche per valorizzare il nostro patrimonio artistico e ambientale rendendo più facile accedere a questi spazi con orari di apertura full-time. La proposta è piaciuta, per il momento, al ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, cha ha sostenuto di volerne discuterne con la Gelmini. Ma che ne sarà della vocazione e dell’esperienza fatta da molti professori a contatto con i ragazzi? È giusto liquidarli di punto in bianco con un lavoro così diverso rispetto al ruolo di insegnante?

Dite la vostra sulla riforma Gelmini delle superiori. Secondo voi la scuola cambierà in meglio o in peggio dal prossimo Settembre?

Cristina Montini

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