Mission impossibile: l'esame (impossibile) delle medie

Cristina Montini
Di Cristina Montini

Sta arrivando l'esame di terza media, ma il massimo dei voti sarà per molti una mission impossible. Infatti da quest'anno entrerà in vigore il nuovo sistema di valutazione secondo cui il voto finale sarà dato dalla media di tutte le prove scritte e orali e del voto di ammissione. Cosa significa questo? Che praticamente tutto si giocherà all’esame, ma genitori e presidi non sembrano essere d’accordo.

TUTTO FA MEDIA - Il voto con cui si verrà “licenziati” sarà infatti una media matematica tra le seguenti valutazioni, espresse in decimi:
- Voto di ammissione all'esame
- Prima prova scritta (italiano)
- Seconda prova scritta (matematica)
- Prova scritta Invalsi (italiano+matematica)
- Prove scritte di lingue
- Colloquio orale
Il voto di ammissione all'esame deve tener conto del completo percorso scolastico compiuto dallo studente nella scuola secondaria di I grado.

VOTO FINALE – Da quest’anno il voto finale sarà il risultato della media aritmetica tra i voti delle prove d'esame (scritti e orale) e il voto di ammissione. A differenza dell’anno scorso, quindi, la media non potrà essere ponderata e così ad ogni prova verrà attribuito un uguale peso.

CONSEGUENZE - Le conseguenze di questo sistema sono ben intuibili. Sicuramente sarà molto più difficile uscire con 10 piuttosto che in passato con "Ottimo", perché bisognerà raggiungere il massimo voto in ogni prova. E ciò è abbastanza pacifico, perché chi riuscirà ad essere promosso con 10 sarà davvero uno studente meritevole. Piuttosto lascia perplessi che il voto di ammissione abbia un un peso così limitato sulla valutazione complessiva. E il timore, quindi, è che anche se durante tutto il corso delle scuole medie si è stati degli alunni modello, una piccola défaillance durante le prove d’esame potrebbe compromettere la votazione finale.

SI RISCHIA TUTTO AGLI ESAMI - Secondo molti genitori sarebbe, dunque, troppo debole il peso che la valutazione del rendimento scolastico complessivo avrebbe sulla votazione finale, e ciò rischierebbe da una parte di mortificare l’impegno costante di alunni preparati e dall’altra di favorire, al contrario, chi magari non ha dato il meglio di sé durante i tre anni delle medie, ma all’esame riesce a sostenere le prove in modo impeccabile o quasi.

E L'INVALSI? - Del resto anche i dirigenti scolastici hanno sottolineato che la procedura di calcolo del voto finale, così com’è, potrebbe non rispecchiare l’effettiva preparazione degli studenti. Altro punto da considerare, infatti, sarebbe il peso della prova nazionale Invalsi che, al pari del voto di ammissione, influirebbe in maniera minima sul voto conclusivo.

UN VOTO CHE PREGIUDICA IL FUTURO - Il problema non ha a che fare solo con la soddisfazione personale di ottenere un buon e meritato voto alla fine dei tre anni delle medie, ma riguarda le possibili conseguenze che potrebbero esserci nella prosecuzione del percorso di studi. La preoccupazione è fondata nel caso in cui l’Istituto superiore scelto da uno studente si trovi di fronte ad un eccesso di domande di iscrizione. In questo caso uno dei principali criteri utilizzati dalle scuole per accettare le domande è proprio il voto con cui si è usciti dalle medie. Se così fosse si potrebbe verificare il caso in cui ad un ragazzo, sempre preparatissimo, durante gli esami la tensione giochi un brutto scherzo e non riesca a dimostrare la sua effettiva preparazione; e sarebbe giusto che solo per questo la sua richiesta di iscrizione da parte della scuola che ha sempre sognato di frequentare possa essere respinta?

Secondo voi quale metodo di valutazione sarebbe più corretto adottare per giudicare i ragazzi che terminano le scuole medie? Scrivetecelo lasciando il vostro commento.

Cristina Montini

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