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È in Inghilterra che ha origine il moderno concetto di sport.
L'incipit si ha con la nascita della prima associazione sportiva, il Jockey Club, che regolamentava le corse ippiche, cosa del tutto sconosciuta nell’antichità. Si dettavano regole universali che introdussero il concetto di fair-play (“gioco corretto”): con questo termine, secondo il parere delle agiate classi inglesi, s’intendeva non solo il gioco leale, ma soprattutto il riconoscimento di un “comportamento” nel gioco, che imponeva anche di mascherare il dispiacere per la sconfitta e di moderare l’esultanza in caso di vittoria.
Agli inglesi si deve l’invenzione delle regole nello sport, l’impiego del cronometro, la fissazione delle distanze nello gare di nuoto, canottaggio, ippica, oltre che delle dimensioni delle porte di calcio e di rugby.
Mentre il cricket, il polo e il tennis erano praticati dall’aristocrazia e dalla borghesia, altri sport, come il calcio, trovarono diffusione e popolarità presso le classi sociali meno abbienti.

Fra coloro che contribuirono a formare la moderna mentalità sportiva degli inglesi dobbiamo ricordare Thomas Arnold (1795-1842), direttore del college di Rugby, che cercò di trasmettere ai suoi allievi sentimenti di onestà e giustizia. Il suo metodo era basato sui giochi sportivi, in special modo quelli di squadra, nei quali si esaltava lo spirito collettivo e il rapporto umano. Le esercitazioni sportive venivano così a costituire la base di tutta l’educazione dei giovani inglesi; ad esse erano riservate una quantità di ore superiore a quelle di studio. Ogni college aveva una sezione sportiva permanente che provvedeva all’allenamento dei suoi migliori rappresentanti, ed era fondamentale per la buona reputazione dell’istituto.

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