Nuoto

Spinto dalla necessità di sopravvivere anche in acqua, l’uomo ha imparato a nuotare in epoche remote. Il nuoto è considerato in assoluto uno degli sport più salutari, perché mette in moto tutta la muscolatura corporea, tonificandola senza pericolo di subire traumi. Oggi è tra gli sport più popolari e praticati nel mondo.

Le origini

Un papiro egizio risalente al 3.000 a.c. dimostra che l’uomo nuotava già in epoche remote; presso gli antichi greci e romani il nuoto occupava un posto importante nei programmi di educazione dei giovani e nell’addestramento militare: un’attendibile ipotesi sostiene che proprio in Grecia, durante le feste istmiche, si svolgevano, all’interno delle prove acquatiche, anche delle gare di nuoto vere e proprie.
In epoca medioevale, anche se la pratica del nuoto regredì nettamente, si ha notizia di gare disputate a Venezia nel 1315. Nel 1528 il tedesco Nikolaus Wynman scrisse Colymbetes, sive de arti natandi dialogus, primo trattato di argomento natatorio. Dopo due secoli, nel 1772, un italiano, Oronzio De Bernardi, compì degli studi sulla galleggiabilità del corpo umano.

Il soldato italiano Gianni Salati attraversò a nuoto la Manica ai primi dell’Ottocento, compiendo una delle prime grandi imprese natatorie. Proprio in questo periodo cominciarono a sorgere società sportive dedicate al nuoto, ormai ritenuto a tutti gli effetti uno sport. Le prime competizioni di nuoto moderno si disputarono in Inghilterra, dove nacque anche una federazione nazionale (Associated Swimming Clubs). Lo stile tradizionalmente impiegato era quello a rana (risalente al XVI secolo), ma nei primi anni del Novecento si diffuse il crawl (stile libero) grazie ai fratelli australiani Wickham; il dorso nacque nel 1912, mentre lo stile a farfalla venne presentato alle Olimpiadi di Berlino del 1936 dall’americano Higgins.

Il nuoto esordì alle Olimpiadi già ad Atene 1896, mentre la Federazione internazionale di nuoto (Fina) venne istituita nel 1908.
Le donne fecero il loro ingresso nelle gare olimpiche a Stoccolma (1912) e l’australiana Fanny Durack fu la prima nuotatrice ad aggiudicarsi un oro.
Fra i campioni di tutti i tempi, Johnny Weissmuller (il famoso Tarzan del cinema) infranse il muro del minuto sui 100 metri stile libero nel 1922, e vinse 5 ori olimpici. Non fu da meno Mark Spitz, vincitore di 7 medaglie d’oro alle Olimpiadi di Monaco (1972) conquistate fissando in tutte le occasioni un nuovo record mondiale.

L’australiana Dawn Fraser, vincitrice di 4 ori olimpici in tre edizioni dei Giochi tra il 1956 e il 1964 e l’ungherese Krisztina Egerszegi, campionessa degli anni Ottanta, sono considerate le più grandi nuotatrici di sempre.

Recenti sono i successi di atleti come Matt Biondi (11 ori olimpici a cavallo fra gli anni Ottanta e Novanta), insuperabile nelle gare più veloci dello stile libero, o come la tedesca Franziska Van Almsick, il russo Alexander Popov e l’australiano Kieren Perkins. Discorso a parte va fatto per la scuola cinese: venuta alla ribalta negli anni Novanta con strepitosi successi, è rapidamente scomparsa, infangata dall’ombra del doping.

Il nuoto in Italia
La tradizione del nuoto italiano moderno ebbe inizio nel 1891, quando Achille Santoni fondò a Roma la società Rari Nantes, con sede sul Tevere. Passarono sette anni e, nelle acque del lago di Bracciano, si disputò la prima manifestazione a livello nazionale, anche se i campionati italiani ufficiali esordiranno nel 1919 (1921 per le donne).
Nel 1900 nacque la Federazione Italiana Rari Nantes (Firn), per coordinare le attività natatorie nazionali e, alle Olimpiadi di Parigi di quell’anno, parteciparono per la prima volta i nuotatori azzurri. Il 28 ottobre 1928 il Coni riconobbe la Firn, che cambiò il nome in Federazione Italiana Nuoto (Fin).

Fra i campioni azzurri di questo sport va citata Novella Calligaris, la prima nuotatrice italiana che andò a medaglie alle Olimpiadi (1 argento e 2 bronzi a Monaco 1972) e ottenne un primato mondiale (800 metri stile libero). Negli anni Ottanta fu Giovanni Franceschi a rappresentare l’Italia del nuoto: le due medaglie d’oro nei 200 e 400 misti ai campionati europei di Roma nel 1983 le conquistò stabilendo anche i record continentali. Sempre nei misti sono arrivate le medaglie olimpiche di Stefano Battistelli nel 1988 a Seul (il primo podio olimpico maschile) e di Luca Sacchi nel 1992 a Barcellona. Giorgio Lamberti invece, campione d’Europa e del mondo, nonché primatista mondiale nei 200 metri stile libero, non è riuscito a conquistare alcun successo olimpico. Fra le donne, negli anni Ottanta e Novanta, spiccano i successi di Manuela Dalla Valle.

Alle Olimpiadi di Sydney del 2000 ecco finalmente i primi titoli olimpici conquistati da atleti azzurri, grazie a Domenico Fioravanti nei 100 e 200 rana e a Massimiliano Rosolino nei 200 misti.

Regole: Lo scopo delle gare di nuoto
In tutte le specialità di ogni stile, vince chi percorre la distanza prefissata (variabile dai 50 ai 1500 metri) nel minor tempo possibile. Il nuotatore termina la prova quando, percorsa la distanza prevista, tocca con la mano la parete della vasca in corrispondenza della sua corsia.

Gli stili
Gli stili del nuoto sono quattro: rana, stile libero, farfalla e dorso.
Rana: le braccia, spinte dal petto in avanti, si distendono in un’azione di trazione laterale e, senza fuoriuscire dall’acqua, vengono richiamate al petto. Le gambe si piegano e si divaricano, e operano una spinta propulsiva sull’acqua distendendosi e riunendosi.
Stile libero: si nuota in posizione prona, il movimento delle braccia è alternato e il loro recupero avviene fuori dall’acqua. Le gambe, distese, compiono dei piccoli e veloci movimenti alternati dall’alto verso il basso. Lo stile libero è quello che permette di raggiungere le velocità più elevate.

Farfalla: il corpo procede ondeggiando, le braccia compiono contemporaneamente un movimento ampio e fuoriescono dall’acqua al momento del recupero. Le gambe e i piedi sono uniti e spingono il corpo con un movimento dal basso verso l’alto e viceversa.
Dorso: è definito uno stile libero rovesciato sulla schiena, in cui la trazione delle braccia è però più superficiale.


Le gare

Le gare individuali sono: 50, 100, 200, 400, 800 e 1500 metri stile libero; 100 e 200 metri rana; 100 e 200 metri farfalla; 100 e 200 metri dorso; 200 e 400 metri misti. Nei 200 misti si utilizzano tutti e quattro gli stili sopra elencati: uno per ogni vasca (50 metri) da percorrere; mentre nei 400 misti si cambia stile ogni due vasche (100 metri). Le gare a squadre sono: 4 x 100 e 4 x 200 metri stile libero e 4 x 100 metri misti.
La temperatura dell’acqua non deve essere inferiore ai 24 gradi. I nuotatori, dopo le presentazioni di rito, salgono sui blocchi di partenza. L’atleta che ha ottenuto il miglior tempo nelle batterie occupa la corsia centrale, mentre i concorrenti con i tempi più lenti occupano quelle più esterne. A parte il dorso, in cui i nuotatori partono già in acqua con le mani aggrappate alle maniglie dei blocchi di partenza, negli altri stili si effettua il tuffo dopo il comando dello starter. Il nuotatore deve mantenersi nella corsia assegnatagli, delimitata da una corda rivestita da galleggianti colorati, fino al termine della gara. Dopo due false partenze scatta la squalifica. Vince il nuotatore che termina la gara al comando e tocca per primo con la mano la parete della vasca, fermando il tempo.


Ufficiali di gara
Gli ufficiali di gara del nuoto sono i seguenti: l’arbitro, che dirige la gara; lo starter, che dà il via e controlla la validità delle partenze; un cronometrista capo coordina gli altri cronometristi (uno per ogni corsia); due giudici che controllano la correttezza dello stile; due giudici di arrivo e di virata (ai capi opposti) per ogni corsia.

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