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Il decennio dello sport

Lo sport fu per i regimi fascisti un mezzo di aggregazione e uno strumento per giungere al consenso tra la popolazione. Nelle scuole e nelle organizzazioni giovanili lo sport assunse un ruolo centrale nell'educazione dei giovani.
Lo sport era simbolo di prestanza fisica e di efficienza e per questo furono costruiti stadi e diffuso il mito del corpo perfetto che rientrava nei modelli di aggressività e violenza che erano parte costitutiva dell'ideologia aggressiva e guerrafondaia dei regimi fascisti.
Il dinamismo, il coraggio, l'istinto guerriero, andavano a comporre lo stereotipo dell'uomo virile che il fascismo desiderava inculcare agli italiani. Lo sport faceva parte di questo progetto, era il canale attraverso cui coltivare ed esprimere la forza dell'“uomo nuovo fascista”. Quest'immagine di uomo nuovo si legava al progetto di trasformazione della società che Mussolini e anche Hitler avevano in mente. Se Hitler voleva il livellamento delle coscienze (Gleichschaltung), Mussolini volle creare uno stile di vita fascista che si riassumeva nel motto “credere, obbedire, combattere” che esaltava il dinamismo, la velocità, la modernità. Al di là della retorica, comunque, questo progetto di costruzione dell'“uomo nuovo” non conobbe grande fortuna.

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