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Il mimo e la danza

L’uomo non comunica soltanto attraverso la parola parlata o scritta ma anche attraverso le emozioni, gli atteggiamenti, il ‘modo di porsi’ del suo corpo.
Già dalla nascita e fino ai 10/12 anni vi è un’evoluzione costante nei rapporti istaurati con sé stesso e con gli altri e con il mondo esterno. Dal corpo vissuto si giunge alla
coscienza del corpo proprio e alla sua padronanza per un controllo volontario della postura da fermi ed in movimento. La crescita sana e lo sviluppo della lateralizzazione, cioè l’uso coordinato delle parti del corpo, destra e sinistra, permetterà all’uomo di comunicare e di interagire con gli altri in modo migliore.
Accanto all’espressività come agli stati d’animo e di sensazioni vi sono gesti convenzionali che sostituiscono il linguaggio parlato, come i gesti degli arbitri di incontri sportivi, i gesti degli agenti di borsa, i gesti dei vigili per dirigere il traffico. Il corpo ha un linguaggio in quanto riesce ad esprimere ansia, desiderio, soddisfazione, inquietudine, aggressività, determinazione.

Il grado maggiore di espressività si ha nella danza e nel mimo.
Sin dalla preistoria si è espresso un linguaggio del corpo sotto forma di danza ed è entrata in tutte le manifestazioni importanti della vita dei popoli. Questo insieme di movimenti ritmici eseguiti individualmente o in gruppo sono stati spesso accompagnati da musiche strumentali o da canti con costumi e maschere particolarmente significative. Dagli Egizi agli Indiani, dai Cinesi ai Greci, ai Romani la danza si è evoluta ed ha espressioni proprie nelle varie culture. Nel ‘400 e nel Rinascimento vediamo che la danza diventa un fatto di educazione e si insegna ai nobili insieme alla scherma e alle buone maniere.
Le danze folkloristiche trovano le loro radici nel bisogno che avuto l’uomo di manifestare la propria emotività attraverso i gesti. Danzare significa trasmettere attraverso il proprio corpo emozioni, stati d’animo. Con il passare degli anni il danzare accompagnato da ritmi battuti su strumenti rudimentali prima, sofisticati poi, o dalla voce o dal canto, divenne modo di influire e di dominare le forze della natura o le stesse divinità.
Tutte le primitive forme di danza divennero patrimonio culturale da codificare e tramandare con il nome di danze folkloristiche o danze popolari (da folk: popolo, lore: scienza). Esse sono diverse da paese a paese, ed ognuna ha caratteristiche proprie sia nelle figure realizzate dai danzatori, sia nel modo di muoversi. Inoltre nelle danze folkloristiche sopravvivono scene di carattere magico, religioso, bellico e amoroso.
La danza classica o balletto è condotta su uno schema di movimenti, gesti, passi precostituiti, fa uso della musica classica ed è prevalentemente narrativa. Vi sono passi che costituiscono la coreografia che vengono migliorati negl’anni dai ballerini. All’inizio del ‘900 si ha una diramazione e nasce la danza moderna, una vera evoluzione-rivoluzione della danza classica, con Isadora Ducan che si avvale di questo linguaggio espressivo per rendere sul palcoscenico la realtà concreta e sociale dell’Uomo moderno non idealizzato. Così facendo ogni artista crea il suo modo personale di comunicare.
In tutte queste espressioni che fa spesso e volentieri capolino “il mimo”: mimare significa appunto comunicare in forma creativa con il solo uso di movimenti del corpo.

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