Alpinismo

Scalare pareti rocciose, aprire nuove vie di salita, conquistare la vetta: questo è l’alpinismo, sfida estrema alla montagna e a se stessi, sport fatto di pericolo, passione e tenacia. L’alpinismo non ha un regolamento, non prevede gare, non assegna premi: è praticato per amore dell’avventura e, come in pochi altri sport, spesso le sue imprese diventano leggenda.

Regole: Lo scopo dell’alpinismo

L’alpinismo è una sfida alla montagna e alle proprie capacità; non esistono competizioni, campionati o gare. Lo scopo è quello di raggiungere la meta, in genere una vetta; si pratica su roccia e ghiaccio, sia in estate sia in inverno. Ad alti livelli richiede straordinaria resistenza fisica, preparazione ottimale e tempra morale non comune.

Le tecniche e i materiali

L’alpinismo, ai suoi albori, si avvaleva di un’attrezzatura assai limitata e di bassa qualità. I primi scalatori praticavano questo sport senza l’utilizzo di chiodi da roccia e moschettoni; in seguito questi divennero strumenti ordinari e fondamentali. Se i chiodi vengono utilizzati come appiglio per salire la parete, allora si parla di arrampicata “artificiale”. Alcuni alpinisti, come per esempio fece Cesare Maestri, utilizzavano il perforatore automatico e i chiodi a pressione, metodo osteggiato dai cosiddetti puristi (come Walter Bonatti e Reinhold Messner). Gli altri attrezzi da alpinismo (scarponi, ramponi, tende, sistemi di ossigenazione) hanno subito un’importante evoluzione tecnica e nei materiali soprattutto a partire dagli anni ‘80; è del decennio successivo l’utilizzo diffuso di strumenti tecnologici (come i localizzatori satellitari).

I criteri di salita

Ai tempi dell’assalto all’Himalaya, si impose una pratica di salita detta “ad assedio” (tuttora praticata): spedizioni numerose e ben equipaggiate salivano la parete della montagna a tappe, disponendo una serie di campi base a quote progressivamente più alte, fino a dare l’assalto finale alla vetta. I membri della spedizione effettuavano spola continua da un campo all’altro, trasportando il materiale che si rendeva necessario alle quote superiori.

In seguito Bonatti e altri scalatori riportarono in auge un alpinismo di stampo più propriamente “alpino”, ossia più vicino, come tecnica e stile, alle sue origini: basato sull’ascesa in piccoli gruppi (da due a quattro uomini) o in solitaria, viene condotto senza l’estenuante tattica a saliscendi della scalata a tappe, puntando piuttosto su un graduale e progressivo acclimatamento alle diverse quote. Durante la salita, il primo uomo ad affrontare la parete è detto capo cordata: a lui, legato da sotto al secondo di cordata fermo in posizione di sosta, spetta il compito di stabilire il percorso e di fissare i chiodi e la corda, che preserva da cadute accidentali.

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