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Cittadino e suddito

Cittadino è il civis, colui che partecipa della vita pubblica della comunità. Come tale il cittadino è titolare di diritti e soggetto delle decisioni; il suo contrario è il suddito, colui che delle decisioni è solo oggetto.
Cittadinanza è la condizione giuridica di chi (il cittadino) appartiene ad un determinato Stato; più propriamente è l'insieme dei diritti (e relativi obblighi) che l'ordinamento giuridico riconosce al cittadino.

Esistono fondamentalmente due criteri diversi per attribuire la cittadinanza:
1) diventa cittadino chi è figlio di cittadini (ius sanguinis, diritto di sangue);
2) diventa cittadino chi nasce nel territorio dello Stato (ius soli, diritto del luogo). La maggior parte degli stati europei, fra cui l'Italia, adotta lo ius sanguinis; la Francia adotta lo ius soli.
Le persone che non hanno la cittadinanza di uno stato sono stranieri se hanno quella di un altro stato, apolidi se, invece, non hanno alcuna cittadinanza.

L'insieme dei cittadini di uno stato costituisce il suo popolo.
È detto invece popolazione l'insieme delle persone che risiedono sul territorio di uno stato (i suoi abitanti), a prescindere dal fatto che siano suoi cittadini. La popolazione, dunque, differisce dal popolo in quanto, da un lato, comprende anche gli stranieri e gli apolidi che risiedono sul territorio dello stato mentre, dall'altro, non comprende i cittadini residenti all'estero. La divergenza tra popolo e popolazione è accentuata negli stati interessati da un forte flusso migratorio, in entrata o in uscita.
Nel momento in cui lo stato riconosce al suddito diritti civili e politici, questo diventa un cittadino. Anche in uno stato che riconosce tali diritti possono tuttavia esserci semplici sudditi, soggetti alla sovranità dello stato ma privi dei diritti di cittadinanza: questo avveniva, ad esempio, per le popolazione indigene dei possedimenti di tipo coloniale, anche se, in qualche caso, venivano loro attribuiti alcuni diritti seppur limitati rispetto a quelli riconosciuti ai cittadini veri e propri (la cosiddetta piccola cittadinanza).
Attualmente il termine suddito è ancora largamente utilizzato nel diritto internazionale dove la cittadinanza non ha lo stesso rilievo dei diritti interni. Viene inoltre usato polemicamente per sottolineare situazioni, per lo più di fatto, nelle quali il cittadino non dispone di adeguati diritti nei confronti dello stato. Infine va osservato che nelle monarchie, anche costituzionali e parlamentari, è tradizione riferirsi ai cittadini come sudditi senza per questo implicare l'assenza di diritti civili e politici.

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