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Les demoiselles d’Avignon è il quadro più creativo nel percorso di Picasso, ed è considerata l’opera più rivoluzionario del Novecento rappresenta una tappa fondamentale nel percorso che segna la data d’inizio del Cubismo. Inizialmente la composizione prevedeva sette figure in un ambiente inquadrato da tendaggi e su un tavolo vi dovevano essere raffigurati un vaso di fiori e una fruttiera(come omaggio a Cezanne). Nella versione definitiva le donne sono ridotte a cinque; solo le due figure centrali sono rappresentate come previsto, mentre le due a sinistra vengono trasformate in chiave primitiva e testimoniamo quanto Picasso fosse affascinato dall’arte africana. I colori principalmente utilizzati sono quelli che tendono al rosso il bianco. Le figure appaiono disarticolate e parti di esse sembrano rimontate in modo del tutto arbitrario. Ciascuna delle donne ha un diverso atteggiamento, alcune indossano un drappo, un velo o un lenzuolo. Le figure centrali sono rimaste simili ai primi schizzi, i loro volti spagnoleggianti sono disegnati con grande chiarezza, sebbene stilizzati. Il nome dell’opera si riferisce a una delle più famose case di appuntamento di Barcellona, situata in via Avignone, e raffigura cinque giovani prostitute nude: quattro apparentemente in piedi, poste di fronte, di tre quarti e di profilo, e una seduta. Originariamente il quadro doveva intitolarsi Le bordell d’Avignon e, in una prima stesura, erano previste anche due figure maschili, uno studente con un pacchetto sotto il braccio e un uomo seduto al centro con un teschio in mano, poi scomparse nelle modifiche successive. Questo dipinto è stato più volte rielaborato e ridipinto, perché Picasso, affascinato da Cézanne e dall’arte africana, provava e riprovava sulla stessa tela le idee che stava maturando. Il quadro non rappresenta un risultato definitivo: a certo punto Picasso smette di lavorarci e lo lascia nel suo studio per molti anni, fino a quando, nel 1920, viene acquistato da un collezionista francese. Picasso scompone le forme ed i volumi: l’immagine è costituita da una serie di piani solidi che si intersecano secondo angolazioni diverse. Le singole figure si presentano con un aspetto che ignora qualsiasi legge anatomica: sono deformate e assimilate a forme geometriche irregolari. Nella composizione prevalgono linee spezzate e oblique: l’intreccio delle linee di contorno dà un senso di movimento. Le figure presentano i volti in posizione frontale ma il naso di profilo. L’unica figura pienamente cubista è la donna seduta in basso a destra.

Picasso e il Cubismo
La vita da pittore di Picasso fu divisa in: il “periodo blu e il “ periodo rosa”.

Il “periodo blu”

: caratterizzato da dipinti in cui dominano i colori freddi, dando attenzione ai mendicanti, alle prostitute, ai poveri, ai malati, protagonisti di un’umanità che vive una dimensione quotidiana dolorosa, infondendo in una di queste figure una drammatica malinconia attraverso il colore azzurro. Il “periodo rosa” ” in questo periodo le sue opere assumono toni più caldi dal rosa caldo al lavanda cinerino, dipingendo il mondo del circo con arlecchini, attori girovaghi. La malinconia continua ad essere una constante dei suoi quadri.
Caratteristiche principali del cubismo: le figure venivano scomposte e messe insieme direttamente sulla tela; non c’è prospettiva; ogni oggetto viene raffigurato sovrapponendo le immagini in cui esso ci appare in posizioni diverse, dandone una visione simultanea; nel dipinto lo sfondo è dato dalla sovrapposizione di piani. Il cubismo si divide in cubismo “analitico” (1908-1912 caratterizzato da un’accentuata frammentazione delle forme e dall’uso di colori spenti di tono cromatico”monocromo”) e cubismo “sintetico”(1912-1914 che attua un parziale recupero del colore e delle forme).

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