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TEORIA QUANTITATIVA DELLA MONETA – TEORIA DI FISHER
Postulato di base di tutta la teoria monetaria è che la moneta sia soltanto un mezzo di scambio o più correttamente solamente un mezzo di pagamento e che essa funga da numerario per gli scambi. Questa teoria va a collegarsi direttamente alla teoria keynesiana, poiché l’equilibrio di lungo periodo è determinato unicamente dalle forze reali, dove la moneta non può influire; variazioni monetarie possono al più creare solo alterazioni momentanee dell’equilibrio, e quindi la teoria monetaria è allora concepita come teoria delle fluttuazioni attorno alla posizione di lungo periodo, perciò si tratta di una teoria dei cicli piuttosto che delle crisi. Fisher sostiene che la moneta circolante debba essere equivalente con la merce prodotta, la quale non implica un rapporto di interdipendenza.

M X V = P X Q

La formula elaborata da Fisher rappresenta il rapporto tra la massa monetaria, moltiplicata per la velocità di circolazione, e il prezzo che è moltiplicato per la quantità dei beni scambiati.

Tuttavia l’aspetto più importante di questa teoria è il prezzo, perché Fisher vuole dimostrare che in un determinato periodo di tempo il valore generale dei prezzi dipende solo dalla massa monetaria (M), con una relazione diretta.
(Se M aumenta, P fa altrettanto e così accade anche se diminuisce). Affermato ciò, bisogna ricordare che nel breve periodo la quantità dei beni è intoccabile, perché non si riesce a modificare la capacità produttiva, così anche la velocità di circolazione.

La Banca Centrale Europea deve sapere che, se aumenta la quantità di moneta in circolazione, si deve aspettare un aumento generale dei prezzi che prende il nome di inflazione e così anche se l'aumento dei prezzi diminuisce, si assiste al fenomeno della deflazione. Se si verifica il fenomeno dell'inflazione, il valore della moneta (potere d’acquisto) scende, per cui è inutile aumentare la sua quantità.
Se aumenta la quantità dei beni prodotti e la quantità di moneta, il prezzo rimane invariato perché c’è stato un auto bilanciamento (PIL a quantità). La stessa cosa può avvenire se al posto della quantità aumenta la velocità di circolazione, oppure se c’è una combinazione tra le due (ci deve essee un aumento equivalente).
Alla teoria di Fisher inoltre è stata introdotta un ulteriore variabile: la propensione a detenere moneta in forma liquida (k). È chiaro che maggiore è la preferenza per la liquidità, ovvero la tendenza a trattenere moneta anziché spenderla, minore è la velocità di circolazione. In sintesi la moneta in circolazione è uguale alla propensione a detenere moneta in forma liquida per il reddito (questo si aggancia alla teoria keynesiana).

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