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John Keynes
Teoria sviluppata da John Keynes, in pieno contrasto con le teoria classica. Infatti secondo i Keynesiani:
1. Non c’era un equilibrio economico generale: secondo loro l’offerta di beni e servizi è maggiore della domanda di beni e servizi. Più precisamente nel breve periodo il reddito potenziale è sempre maggiore del reddito effettivo (infatti non si possono utilizzare tutti i fattori produttivi a pieno, alcuni rimarranno inutilizzati.
2. Non c’era equilibrio di piena occupazione, bensì un equilibrio di sotto occupazione: ci può essere equilibrio di mercato ma non è di piena occupazione. Infatti un imprenditore può produrre 100 e vendere 100 (così da essere in equilibrio) ma può non aver utilizzato a pieno i fattori produttivi.
* Nel fattore lavoro la domanda di beni non è realizzabile con il libero movimento dei salari perché modificando i salari non ci sarà una diminuzione dei disoccupati. Infatti verranno pagati di meno gli operai, le imprese consumeranno di meno, la domanda delle imprese diminuirà tanto da non assumere più manodopera.
* I risparmi sono maggiori degli investimenti. Per arrivare a un uguaglianza non bastava variare il tasso di interesse ma bisognava guardare anche l’efficienza marginale del capitale (aspettative dell’imprenditore).

3. L’equilibrio non era automatico: Massimizzazione del reddito nazionale e pieno impiego dei fattori produttivi non sono raggiungibili automaticamente, per questo c’è bisogno dell’intervento dello Stato in economia.
4. Y(Reddito)= C(consumi)+I(investimenti)+G(domanda pubblica)+X(esportazioni)+M(importazioni. Secondo i Keynesiani è proprio la domanda pubblica che garantisce l’equilibrio di piena occupazione e permette l’impiego dei fattori produttivi. Grazie a questa Keynes crea il Welfare State, o Stato Sociale.

Keynes inoltre afferma che è la domanda a determinare l’offerta, e non il contrario. Negli anni sessanta-settanta questa teoria provocò disoccupazione e crescita del tasso di disoccupazione.

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