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Spesa pubblica e relative teorie

SPESA PUBBLICA: complesso delle spese che lo Stato e gli enti pubblici sostengono in un certo momento per soddisfare i bisogni pubblici ed offrire servizi alla collettività.

A differenza di ciò che accade per i privati, che stabiliscono le spese in base alle entrate, lo Stato fissa dapprima gli obiettivi di spesa e poi determina le entrate.
Oggigiorno, però, non può essere applicato del tutto questo principio perché il debito pubblico è molto alto e pure l’imposizione fiscale è elevata.

FABBISOGNO FINANZIARIO: quantità di moneta necessaria alla Pubblica amministrazione per svolgere tutti gli interventi programmati.

Solo dopo la grande crisi del 1929 la spesa pubblica è diventata uno strumento fondamentale per conseguire obiettivi economici e sociali.

La spesa pubblica si è espansa con una forma di stato di tipo “sociale” (Welfare state).

A tal proposito, per fornire alla collettività una serie di servizi “sociali”, la spesa pubblica è aumentata enormemente.

Per questi motivi, sono state realizzate politiche fortemente liberiste, allo scopo di contenere la spesa pubblica, ridimensionando il ruolo dello Stato in economia.

Il controllo della spesa risulta però di non facile attuazione in quanto:
• La maggior parte della spesa pubblica è “rigida” (stipendi, pensioni, assegni sociali…);
• È difficile diminuire il livello della spesa erogata per far fronte ai servizi sociali, in quanto fortemente richiesta da un gran numero di cittadini.

Classificazione delle spese
In base all’ente che le effettua, si possono distinguere spese:
• Statali: sostenute dallo Stato centrale
• Locali: realizzate dagli enti pubblici territoriali sul proprio territorio.

Secondo il loro ripetersi nel tempo, si possono distinguere spese:
• Ordinarie: si ripetono regolarmente in ogni esercizio finanziario;
• Straordinarie: necessarie per fronteggiare eventi eccezionali.

In base alle norme giuridiche che le regolano, si possono distinguere spese:
• Obbligatorie: imposte con leggi e regolamenti, che lo Stato deve sostenere;
• Facoltative: discrezionali per il Governo in carica, secondo una sua valutazione.

In base alla loro incidenza economica, si possono distinguere spese:

• Correnti: consentono il normale svolgimento dell’attività pubblica e hanno efficacia nel corso di un solo esercizio, anche se poi si ripetono periodicamente;
• In conto capitale: comprendono l’investimento diretto dello Stato per lo sviluppo di particolari settori (acquisto di attrezzature scientifiche, esecuzione di opere…).

In base all’effetto economico, si possono distinguere spese:
• Di produzione: somme destinate all’acquisto di beni e servizi pubblici messi a disposizione della collettività;
• Di redistribuzione: mirano a redistribuire la ricchezza tra i cittadini prelevando senza controprestazioni da alcune categorie di contribuenti somme di denaro da trasferire a favore dei più bisognosi (pensioni sociali, disoccupazione…).

Teorie interpretative sulla crescita della spesa pubblica
TEORIA DI WAGNER metà XIX secolo
Secondo Wagner, l’aumento della prosperità di una comunità, cioè del reddito nazionale disponibile, porta all’incremento della spesa pubblica, in quanto i cittadini chiedono allo Stato servizi più complessi e costosi, in linea con le nuove esigenze.
Secondo la legge di Wagner, essendo la domanda di beni e servizi pubblici rispetto al reddito superiore all’unità, si può prevedere che la spesa globale dello Stato tenderà nel lungo periodo ad espandersi.

TEORIA DI PEACOCK-WISEMAN anni Sessanta
Una più recente teoria che giustifica l’incremento della spesa pubblica è stata elaborata nei primi anni Sessanta da Peacock e Wiseman.

Essi affermano che esiste un limite all’aumento della spesa pubblica.
In condizioni normali, la spesa pubblica ha un andamento ascendente in linea con lo sviluppo del reddito e quindi delle entrate tributarie.
In momenti particolari, caratterizzati da shock di origine esterna, la spesa pubblica si incrementa. Finito lo shock, però, la spesa pubblica dovrebbe ritornare al livello precedente.
In realtà, secondo Peacock-Wiseman, questa cosa non accadrà mai.
Passato questo momento, lo Stato non ritorna più sui livelli di spesa precedenti, ma rimane e si assesta sui nuovi livelli, questo perché i cittadini si sono abituati alla nuova pressione fiscale o non possono più rinunciare ai maggiori servizi pubblici (spiazzamento).

Esistono infine ipotesi intermedie dove lo spiazzamento dovuto all’evento bellico è solo in parte riassorbito.

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