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La strada verso la moneta unica

La lunga strada verso la moneta unica: il primo abbozzo di unione monetaria si ha nel 1969 quando si decide di dar vita a una politica monetaria comune e a un’unione economica e monetaria. Nel 1970 il presidente del Lussemburgo Werner elaborò un piano che prevedeva l’unificazione della politica economica e la realizzazione di un’organizzazione monetaria che nel 1980 avrebbe dovuto condurre a una liberalizzazione dei movimenti di capitali, ai cambi fissi e all’introduzione di una moneta unica. Fino al 1971, secondo gli accordi di Bretton Woods, c’erano cambi fissi tra le monete convertibili con il dollaro a 35$ per oncia d’oro: il dollaro era quindi considerato la valuta di riferimento. Dopo il 1971 il presidente americano Nixon decretò la fine di questo accordo per l’eccessiva richiesta di conversione in oro: da quel momento si è passati ai cambi flessibili ed è subentrata l’instabilità. I paesi della comunità, per paura che le loro monete andassero incontro a fluttuazioni eccessive, nel 1972 diedero vita al serpente monetario europeo che prevedeva per le valute degli stati aderenti (Fr, Ger, Ita, Benelux) una fascia d’oscillazione in più o in meno del 2.25% rispetto alle parità stabilite con le altre valute e il dollaro. A causa di una crisi economica mondiale nel 1974 fu decretata la fine del serpente economico monetario. Il sistema monetario europeo è l’accordo relativo ai rapporti di cambio tra le monete dei paesi membri della comunità, basato sull’Ecu, in vigore dal 1979 che aveva come fine quello di creare una moneta unica da contrapporre al dollaro e allo yen. L’Ecu è una moneta di conto, non circolante, a cui erano ancorati i tassi di cambio (le monete potevano oscillare in più o in meno della parità stabilita; erano previste due bande : ordinaria (2.25%) e allargata (6%) delle monete dei Paesi aderenti allo Sme e che è stata in vigore dal 1979 al 1998. Nel 1986 viene siglato l’atto unico europeo il cui obbiettivo è rappresentato dalla libera circolazione delle merci, persone e capitali. Nel 1990 vengono istituite due commissioni intergovernative una relativa all’Unione economica e monetarie e una per l’unione politica. Nel 1992 l’Europa è attraversata da una crisi valutaria determinata da un attività volta al guadagno (speculazione) sulle monete pi deboli provocata da cause contemporanee: la forza del marco, la debolezza del dollaro e la sopravvalutazione di alcune monete. Si allontana così la prospettiva della realizzazione di un’unione monetaria. A causa della forte speculazione di cui è oggetta la lira, essa non è in grado di sostenere il cambio previsto dallo Sme ed costretta a ricorrere alla svalutazione e a uscire dallo Sme (1992), così come la sterlina e la peseta (1993). Viene così introdotta un'unica banda monetaria dello sme con un margine di fluttuazione del 15% così da poter proseguire sulla strada per la realizzazione dell’unione monetaria. Il 1 gennaio del 1994 viene istituito l’Ime l’embrione della futura Bce. La lira rientra nello sme nel 1996. nel 1995 il consiglio europeo decide il nome della moneta unica, euro, e stabilisce la data del passaggio all’euro come moneta strutturale per il 1 gennaio 1999 e come moneta in circolazione per il 1 gennaio 2002.

Il trattato di Maastricht e l’unione monetaria europea: il trattato di Maastricht contiene una serie di scadenze relative al completamento dell’unione economica e monetaria e un insieme di condizioni perché gli Stati dell’Union Europea potessero entrare a farne parte e adottare una moneta unica. Trattato di Maastricht:
1° fase: 1° luglio 1990 / 31 dicembre 1993: liberalizzazione dei movimenti di capitale, coordinamento delle politiche economiche nazionali.
2° fase: 1° gennaio 1994 / 31 dicembre 1998: nascita dell’istituto monetario europeo (Ime), completamento della convergenza delle politiche economiche.
3° fase: 1° gennaio 1999 / 1° luglio 2002): nascita Sebc (sistema europeo delle banche centrali, banca centrale europea e banche centrale dei 15 paesi), introduzione di una moneta unica.
Secondo il trattato la terza fase avrebbe dovuto iniziare il 1° gennaio 1997 ma a causa della crisi valutaria del 1993 molti paesi non avevano raggiunto le condizioni di convergenza prevenite dal trattato per aderire ai processi di unificazione monetaria. I criteri di convergenza sono:
1) il tasso d’inflazione, nell’anno anteriore all’esame, non deve superare dell’1.5% il tasso medio di inflazione dei tre paesi più stabili.
2) il deficit pubblico non deve superare il 3% del Pil e non deve essere eccessivo.
3) il debito pubblico deve essere inferiore al 60% del Pil .
4) il tasso d’interesse nominale dei titoli di Stato a lungo termine non deve superare del 2% il valore medio dei tre paesi con i tassi d’inflazione più bassi.
5) il tasso di cambio deve rientrare nei margini di fluttuazione dello Sme (15%).
Il patto di stabilità e di crescita: il patto di stabilità è l’accordo con il quale nel 1997 i Paesi dell’Ue si sono impegnati a mantenere bassi i deficit (deficit<3%) di bilancio e a favorire l’occupazione. In caso di eccessivo deficit il consiglio può imporre allo stato un piano per riequilibrarlo entro un anno, altrimenti può infliggerli sanzioni.
La scelta dei paesi dell’uem: I paesi immessi all’Uem rispettano i parametri di convergenza. Essi sono: Italia, Francia, Germania, Olanda, Austrai, Portogallo, Spagna, Belgio, Finlandia, Lussemburgo, Irlanda e Grecia. Danimarca, GB, e Svezia saranno ammessi in seguito. I parametri di Maastricht non sono stati presi alla lettere altrimenti sarebbe potute entrare solo Irlanda e Finlandia. L’Italia è stata ammessa all’Uem per:
1) Motivi Politici: uno dei paesi fondatori della comunità europea.
2) Motivi economici: è la quinta potenza economica del mondo. Fa parte del g8. produce quasi un quarto del Pil dell’UE. È il terzo paese esportatore mondiale dopo la Germania e il Giappone.
3) Motivi valutari: se fosse rimasta fuori i prodotti italiani sarebbero più competitivi con conseguenze negative su Francia e Germina.
Sebc e la Bce: Bce: affidato il coordinamento delle politiche monetarie dei Paesi membri. Il sebc (sistema europeo delle banche centrali) è formato dalla bce e dalle bcn; esso deve: vigilare sulla stabilità dei prezzi; definire la politica comunitaria; garantire le operazioni sui cambi gestendo le riserve in divise estere, garantire la copertura dei sistemi di pagamento.
Nascita dell’euro: il 31 dicembre 1998 sono state determinate le parità tra l’euro e le singole valute nazionali.

Le finalità dell’uem sono la stabilità della moneta e dei prezzi attraverso una maggiore competitività delle imprese e una crescita dell’occupazione. L’euro non potrà risolvere tutti i problemi economici e sociali degli Stati membri nell’immediato ma per le sue caratteristiche di stabilità può contribuire a creare un economia più forte, in grado di crescere a un ritmo più sostenuto.
L’euro sarà vantaggioso per:
Le imprese: niente costi di conversione, costi di produzione e prezzi più bassi, più competitive.
I consumatori: diminuzione dei prezzi, quindi potranno ottenere beni migliori a prezzo minimo.
Turisti: eliminazione del cambio, notevole guadagno.
Risparmiatori: possibilità di comprare senza rischio di cambio (eventuale conseguenza positiva o negativa prodotta dalle oscillazioni del valore di una moneta rispetto a un’altra) strumenti finanziari di altri paesi.
Lavoratori: nuove opportunità per informatica, salute, ambiente, favoriti lavoratori autonomi.

Sistema globale: il mercato sarà caratterizzato da una maggior liquidità (quantità di denaro in circolazione), la concorrenza sarà basata sulla qualità non sul prezzo. L’Euro contribuirà a una migliore distribuzione delle risorse tra più impieghi, aumentando il potenziale di crescita. L’area economica europea avrà una capacità competitiva maggiore sui mercati globali confrontandosi adeguatamente con dollaro e yen. Il passaggio all’euro comporta però costi di aggiustamento.
Riduzione dei tassi d’interesse: la bce ha fissato la tassa d’interesse unica europea al 3% e dopo tre mesi al 2.5%. l’Italia, con un grande deficit, è dovuta ricorrere al debito pubblico offrendo titoli pubblici in cambio del risparmio. Per invogliare i risparmiatori a sottoscrivere titoli pubblici lo stato ha aumentato il tasso nominale dei titoli stessi. Tassi d’interesse elevati hanno frenato gli imprenditori nelle loro richieste di finanziamento, bloccando così la ricchezza nazionale.
Norme flessibili: norme che consentono una maggior facilità d’ingresso e di uscita dal mercato del lavoro, elasticità della retribuzione e anche una tutela dei diritti dei lavoratori non rigida ma legata alle concrete esigenze del mercato del lavoro.
Allargamento dell’europa: nel 2004 si rinnova il parlamento europeo e viene predisposta la costituzione europea. 1 maggio 2004 ingresso di 10 stati nell’UE (Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Rep. Ceca, Slovacchia Angheria, Slovenia). Ci sono alcuni problemi: rivedere le regole dell’UE per adeguarle; accelerare la crescita economica di questi 10 paesi, assistendoli, dato che il loro Pil è di molto inferiore a quello dei 15 paesi già nell’UE.

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