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Gestione del magazzino e delle risorse finanziarie

Approvvigionamento delle scorte e formulazione di piani d'acquisto
La funzione di approvvigionamento è il problema centrale nella gestione delle scorte.
Deve inquadrarsi nella programmazione globale dell’impresa, che si realizza con una serie di preventivi.
Il programma di acquisto passa attraverso queste fasi:

1. Preventivo della produzione da attuare: volume delle vendite + scorte di prodotti finiti che si desiderano al termine dell’esercizio – scorte di prodotti finiti al momento della stesura del piano.
2. Preventivo dei fabbisogni: si applicano i coefficienti di resa delle materie prime al volume di produzione da attuare
3. Preventivo degli approvvigionamenti: le scorte che devono risultare al termine del periodo vengono aggiunte ai fabbisogni e si tolgono le scorte di ogni materiale che sono esistenti.

Il dato più problematico è il volume delle vendite. Ci possono essere crisi congiunturali o strutturali, perciò ogni impresa agisce sul mercato per aumentare le vendite, ma la concorrenza può attuare strategie migliori.
Nelle imprese commerciali la gestione è più breve e elastica, perciò il programma è più semplice.
Nonostante ciò il programma degli approvvigionamenti deve essere flessibile considerando più livelli di produzione e vendita.
Periodicamente, le analisi evidenziano gli scostamenti dalle previsioni e perciò si attuano strategie diverse che devono tenere in considerazione le scarse disponibilità economiche di un impresa.

Gestione dei flussi finanziari
In ogni impresa la funzione commerciale è legata a quella amministrativa. Nelle imprese di maggiori dimensioni dove i problemi finanziari sono maggiori, oltre alla direzione commerciale e a quella amministrativa viene istituita una direzione finanziaria. Alle sue dipendenze vi è la tesoreria, alla quale compete il coordinamento delle entrate e delle uscite
l’attività finanziaria riveste nelle imprese un ruolo essenziale e strategico perché è rivolta a determinare e a raccogliere i mezzi che occorrono per attuare la politica aziendale di investimento dei fattori produttivi.
Il ruolo della tesoreria è di carattere operativo e le sue aree di intervento sono:

1. operazioni di cassa-riscossioni e pagamento.
2. rapporti con le varie banche e cash management
3. gestione del credito mercantile
4. investimenti in strumenti monetari e finanziari

La gestione della tesoreria può essere affrontata in due casi limite.
Se la gestione è prudente l’impresa conserva un margine liquido notevole e sono limitati gli investimenti in strumenti monetari e finanziari, se invece, la gestione è aggressiva la soglia liquida di sicurezza è tenuta al livello minimo e il tesoriere cerca lucri e proventi finanziari. Questo tipo di tesoreria è esposto al rischio, che può essere di 3 tipi:

1. rischio di liquidità: si ha in situazioni che costringono a smobilizzare gli investimenti. Tali situazioni sono originate da uscite monetarie impreviste o a mancate entrate.
2. rischio di tasso: è avvertito maggiormente da imprese che hanno impiegato a tassi fissi le loro disponibilità. Per coprire questo rischio si ricorre a contratti interest rate futures che impegnano ad acquistare o vendere titola a reddito fisso a un prezzo prestabilito.
3. rischio di cambio: ha un carattere plurivalutario. La gestione dei flussi delle disponibilità assume connotati speculativi alla tesoreria che tende a perseguire margini di guadagno sulle oscillazioni dei cambi e a effettuare arbritaggi sfruttando le imperfezioni del mercato.

Per coprire i rischi di cambio si ricorre a contratti currency futures e gli optino. Con i primi si acquista o vende valuta estere a termine a un cambio prestabilito, con i secondi contro pagamento di un premio si acquista o vende valuta estera al cambio e alla scadenza prestabilita.

Criteri di gestione delle giacenze
Per le merci a domanda regolare uniforme nel tempo l’andamento delle scorte presenta un tracciato a dente di sega. La scorta cala costantemente.
Le vendite e i consumi non debbono però far scendere le scorte sotto il quantitativo della scorta di sicurezza che è il livello che garantisce continuità al processo tecnico di lavorazione.

Dal momento che vengono ordinate delle merci e il momento che giungono al magazzino passa un periodo detto tempo di riapprovigionamento o lead time.
Il quantitativo di scorta al cui verificarsi il magazzino segnala all’ ufficio acquisti l’esigenza di un rifornimento si chiama punto di riordino o livello di riordino. Quando l’impresa segue questa procedura si dice che adotta il criterio del punto di riordino.
Le imprese possono adottare altri criteri per la gestione del magazzino. C’è il criterio del periodo fisso di riordino: dopo aver verificata la quantità ottimale delle scorte si verificano periodicamente a scadenze fisse gli stock di magazzino e così si possono acquistare le quantità necessarie a riportare il livello delle giacenze a quello ritenuto ottimale.
Qualora ci fossero ritardi nelle consegne l’impresa stabilisce un ulteriore livello di scorta, punto d’allarme.
Si acquista da diverso fornitore un piccolo quantitativo di merci.
Per le merci a domanda irregolare è più complessa la gestione.
Se le vendite mutano il dente di sega subisce delle alterazioni
Gli andamenti delle vendite più vivaci, tipici dei prodotti il cui ciclo di vita è in fase di espansione possono causare costi di penuria, ossia dovuti a mancanza di scorte costringendo l’impresa a cessare la produzione p non soddisfare le richieste della clientela.
Gli andamenti più lenti delle vendite tipici dei prodotti il cui ciclo di vita è in declino possono causare costi di eccesso, dovuti all’esuberanza delle scorte.
Costi dovuti all’ingombro nei magazzini e all’immobilizzo di ingenti mezzi finanziari.
Un acquisto di un ingente quantitativo di merci genera dei costi, non per l’ingombro del magazzino ma per gli interessi sui capitali investiti nelle merci.
Sotto il profilo finanziario ciò, se si è in un periodo di scarsità di mezzi liquidi genera una liquidità negativa, facendo scattare dei sovraccosti e modificando l interesse da attivo a passivo.
L’orientamento più logico nella politica delle scorte è quello di ridurre al minimo gli stock cercando di scaglionare le ordinazioni nel tempo.
Il fluire della gestione economica origina una serie di cicli.
Il ciclo economico(periodo dal costo per una partita di merce al ricavo)
Il ciclo monetario (periodo dall’esborso e l’introito di mezzi liquidi).
Se i pagamenti vengono fatti per pronta cassa i cicli coincidono

Rapporti di subfornitura
La produzione genera un indotto. Tra le imprese che lo formano ci possono essere quelle monoclienti e sono chiamate subfornitori perché anziché rivolgersi al grande mercato hanno un solo grande cliente. I contratti che derivano da questo rapporto sono detti contratti di subfornitura. Sono contratti tipici volti a tutelare le piccole-medie imprese. Sono esclusi da questo rapporto i contratti riguardanti materie prime, servizi di pubblica utilità e beni strumentali non riconducibili ad attrezzatura.
Il contratto deve essere scritto e consistono in:
proposta (impresa committente) → accettazione (subfornitore)
se non vi è l’accettazione ma il subfornitore inizia l’attività proposta, il contratto è concluso.

Il contratto deve contenere:
1. requisiti specifici del bene o del servizio
2. prezzo pattuito
3. termini, modalità di consegna, collaudo e pagamento (da consegna del bene a esecuzione, sconti, per il pagamento anticipato, il prezzo deve essere corrisposto entro 60 giorni o in 90 (per pubblica amministrazione), se si ritarda scattano interessi di mora con tasso della BCN).

È vietato l’abuso di dipendenza economica, ovvero, la situazione in cui un’impresa sia in grado di determinare un eccessivo squilibrio di diritti e di obblighi. L’abuso può essere anche il rifiuto di vendere e di fare contratti discriminatori o interrompere le relazioni con un’impresa.
Imprese subfornitrici:

1. Dipendente: piccole imprese con un committente
2. Di rete: imprese: dinamiche con marchio, più committenti, committente principale = 25% del fatturato. Danno consigli alle grandi industrie
3. In transizione: più imprese da dipendente a rete

Valutazione delle scorte
La rilevazione delle quantità in giacenza precede la loro valutazione. Si può rilevare con:

1. Inventario di fatto: inventario fisico del magazzino
2. Inventario contabile: sistema di scritture contabili di magazzino

La tecnologia permette di seguire in tempo reale i movimenti del magazzino (codice a barre…).
Per le valutazioni di magazzino si usa il costo storico. Viene abbandonato quando il valore di realizzo è minore di esso nel rispetto del principio della prudenza.
Costo storico è dato da:

1. Per le merci, dal costo di acquisto (prezzo effettivo + oneri accessori)
2. Per prodotti finiti, dal costo di produzione (costi dei fattori produttivi consumati, i costi sono variabili o fissi)

Per attribuire il costo ad ogni singola voce di magazzino ci sono più metodi:

1. Costo specifico: costo specificamente sostenuto per ogni partita conoscendo quelle uscite e quelle in magazzino
2. Costo medio ponderato: costo medio di acquisto considerando le quantità acquistate in generale
3. FIFO (simile al valore corrente): le quantità rimaste in magazzino sono valutate ai costi sostenuti per gli acquisti più recenti, gli scarichi sono valorizzati ai costi degli acquisti più remoti.
4. LIFO: Gli scarichi sono valorizzati ai costi degli acquisti più recenti, le quantità in magazzino ai costi sostenuto per gli acquisti più remoti.

Le valutazioni devono rispettare il valore di scambio (fair value). Il fair value esprime i valori correnti.
I principi per il bilancio sono: la prudenza nella prospettiva della continuazione dell’attività.
Per valutare le rimanenze il criterio da valutare è il costo. Se il costo è superiore al valore di realizzo la valutazione deve essere effettuata a quest’ultimo valore. La valutazione del costo di acquisto comprende anche i costi accessori. La valutazione del costo di produzione comprende anche i costi imputabili al prodotto, Il calcolo del casto è effettuato col metodo FIFO e del costo medio ponderato.
Le rimanenze sono valutate al minore tra il costo e il valore di realizzazione desumibile dall’andamento del mercato. Questo valore può essere:

1. Valore netto di realizzo = prezzo di vendita – spese di vendita + spese generali
2. Costo di sostituzione = costo delle stesse merci riacquistate sul mercato

Tasso di rotazione del magazzino
L’indice di rotazione del magazzino esprime il numero di volte in cui avviene il rinnovo delle scorte di merci. Se l’indice è lento, le scorte sono troppo elevate rispetto all’andamento delle vendite e la conseguenza sono gli alti costi e i rischi, se è veloce, vi è un buon andamento dell’attività di vendita.
Il calcolo può essere a quantità fisica o a valori.
Per calcolare il tasso a quantità fisica:
• Determinare lo scarico di magazzino
• Determinare la consistenza media di magazzino
• Tasso di rotazione = quantità scaricata / consistenza media di magazzino (se è alto= + fondi, – oneri finiziari).
Per calcolare il tasso a valori:

• costo del venduto = esistenze iniziali + merci acquistate – rimanenze finali
• costo della scorta media = costo consistenza media (varia in base ai dati di cui dispone l’impresa)
• Tasso di rotazione = costo del venduto / costo scorta media
(se è alto= + fondi, – oneri finiziari).

Per alzare la rotazione di magazzino o si aumentano le vendite o si diminuisce la scorta media di magazzino. Altrimenti :

1. Stabilire con il fornitore tempi di consegna precisi
2. Far leva sul proprio potere contrattuale nei confronti del fornitore
3. Ritardare i pagamenti e accelerare le consegne

Deposito nei magazzini generali
Sono pubblici depositi, forniti di attrezzature efficienti e di personale specializzato autorizzati a ricevere, a conservare, a custodire le merci per conto terzi e a sbrigare pratiche doganali. Fanno parte del settore terziario. Possono essere gestiti da privati, società con autorizzazioni o enti pubblici. Gli operatori che hanno le merci in giacenza possono avere un titolo rappresentativo delle merci stesse conferendogli la possibilità di trasferire la proprietà di merci e ottenere prestiti sui valori delle merci.

Localizzazione e struttura dei MM.GG.

Oltre che nei porti si trovano nelle zone industriali e nei centri a forte movimento industriali vicino a scali ferroviari e aeroportuali. Ci sono magazzini generici e specializzati. Le caratteristiche possono essere esterne(ampio frontale, costruzione allungata, robusta pavimentazione rialzata, isolamento termico) e interne (impianti meccanizzati con centro elettronico per le operazioni amministrative e contabili).

Ordinamento dei MM.GG.
L’esercizio deve essere autorizzato dal ministero dello sviluppo economico. Se si esporta e importa internazionalmente serve l’autorizzazione del Ministero dell’Economia e Finanze. I controlli vengono eseguiti dalla Camera di Commercio che approva le variazioni alle tariffe che riguardano i servizi.

Disciplina del deposito
La legge li colloca nell’ambito di contratto di deposito quindi il magazzino non diventa proprietario delle merci depositate. Devono conservare le merci con diligenza. Il diritto riconosciuto al depositante è di ispezionare la merce e di ritirare e fare miscuglio e manipolazioni se si tratta di merci estere dietro autorizzazione della dogana. Se il deposito è a tempo indeterminato, la vendita può avvenire anche dopo un anno dal suo deposito.

Introduzione delle merci nei MM.GG.
Per l’introduzione delle merci si stipula un contratto con le condizioni, generalità del depositante, le caratteristiche delle merci e il valore per la quale si chiede la stipulazione dell’assicurazione. Quindi si può introdurre la merce, la si pesa alla presenza di un magazziniere che la controlla e compila un documento che lo consegna a chi ha portato le merci, questi consegna il foglio agli uffici amministrativi dei MM.GG. e ritira il bollettino di entrata.
Gli estremi del bollettino vengono riportati sul registro di carico che viene controllato dalla CCIAA. Se le merci sono extra UE vengono introdotte alla presenza della Guardia di Finanza.

Titolo rappresentativo rilasciato dagli MM.GG.

È un documento trasferibile che si stacca da un registro a matrice ed è formato da due parti, perciò è un titolo doppio: fede di deposto (certifica l’esistenza del magazzino delle merci e serve a trasferirle lasciandole nello stesso luogo), nota di pegno (o warrant, da un diritto sulle merci come il finanziamento da un privato o da una banca).
È un titolo doppio perché consente agli operatori commerciali di proseguire nelle negoziazioni delle merci anche quando queste sono state date a garanzia di un finanziamento. Le parti devono indicare: generalità del depositante, luogo del deposito, caratteristiche delle merci e attestazioni sul pagamento dei diritti doganali. (guarda pag 307)

Uscita delle merci
L’uscita deve essere richiesta dal titolare del bollettino di entrata o dal detentore della fede di deposito, in quest’ultimo caso però bisogna anche avere la nota di pegno o depositare presso il magazzino l’importo per estinguere il debito nei confronti di chi detiene la nota di pegno. A questo punto gli uffici amministrativi emettono un bollettino di uscita. Il registro di scarico è compilato con gli estremi (numero bollettino) di questo. Gli uffici emettono le fatture sui servizi offerti e compilano le statistiche mensili sugli scarichi e i carichi da dare alla CCIAA.

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